di - 28 Dicembre 2018

The Day that Eighties Die

Non è un anniversario tondo (lo sarà nel 2019, trentacinque anni), ma il fatto si svolgeva proprio in questi giorni tra dicembre e gennaio; a rammentarmelo, per un’analogia singolare ma non priva di senso, il grande battage attorno al film dei Queen, che di una parte di quella storia furono grandi protagonisti. In questi giorni di Natale, nel 1984 iniziava la fine degli anni Ottanta, la loro eutanasia tanto rapida quanto rapida era stata la loro esplosione. A “staccare la macchina” a quel decennio così luccicante fu uno dei fattori che più aveva contribuito a renderlo tale, la musica. Quando pop e rock si aprirono alla solidarietà, gli Ottanta iniziarono a consumarsi irreversibilmente. Nessuno avrebbe potuto immaginare gli effetti della trasmissione televisiva del 23 ottobre 1984, giorno in cui la BBC trasmise il famoso reportage di Mike Wooldridge sulla fame in Etiopia.: una carestia impressionante, che portò via con se la vita di oltre un milione di persone. Le videro, quelle immagini, sia Midge Ure degli Ultravox che Bob Geldof dei Boomtown Rats, o PInk di The Wall che dir si voglia. Il resto della vicenda è noto, da Band Aid a USA for Africa al Live Aid, che fu anche il primo evento realmente globalizzato, nel quale un musicista, quel Phil Collins che di Do They Know It’s Christmas? aveva suonato la parte di batteria, riuscì a viaggiare e ad esibirsi tanto a Londra quanto a New York grazie al volo veloce e supersonico del Concorde. La portata “distruttiva” di quell’evento la si capi solo più tardi: il gran numero di “charity” che stimolò cancellò gran parte degli stimoli individualisti dal mondo musicale, che era stato forse uno dei più patinati in quella metà di decennio. Nessuno sfuggì alla tentazione di mobilitarsi per una buona causa, fosse la fame nel mondo o il destino dei metalmeccanici britannici, o dei contadini americani. Tutto, a cominciare dal modo di vestirsi, mutò irrimediabilmente da allora in poi facendosi, in un certo senso, più misurato. Sarebbero arrivate altre inquietudini, sarebbe arrivata Chernobyl, con quel terrore nucleare che Sting aveva evocato nel brano chiave di uno dei dischi chiave di questo passaggio epocale, Russians in The Dream of the Blue Turtles; sarebbe arrivata la crisi del comunismo, e il passare come sabbia di tutto un universo geopolitico che era il mondo di prima. Niente più glitter, per favore.

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