16 Giugno 2024
Voice of Jerusalem

Santo Sepolcro: lo Statu Quo

A volte i religiosi si prendono a cazzotti. Succede quando qualcosa va storto all’interno di regole ferree e difficili da rispettare al secondo o al centimetro… Sto parlando del Santo Sepolcro.

Le persone che, viaggiando in Israele e in Palestina, si sono fermate a Gerusalemme, sono certamente venute qui, e si sono trovate di fronte a una confusione non comprensibile a un primo impatto (e neanche dopo varie volte che uno torna e ritorna lì dentro, a dire il vero): cristiani di ogni confessione – frati francescani, ortodossi greci, armeni, copti, siri, etiopi – che si muovono senza un apparente ordine. Ma in realtà c’è una regola che li muove tutti, e li obbliga a fare quello che sembra solo confusione a volte nemmeno tanto serena. È lo Statu Quo come viene chiamato da quelle parti, e ha una storia assai lunga. Cerchiamo di spiegare questo bizzarro regolamento, e un po’ di storia che ha portato a questa situazione.

Dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi (1453), Maometto II proclamò il Patriarca greco di quella città l’autorità religiosa e civile per tutti i cristiani residenti nel suo impero. Da allora le comunità ortodosse di Grecia, sudditi dell’impero ottomano, poterono affluire in Terra Santa.

Nella prima metà del 1600 il clero ortodosso (da allora in poi sempre ellenico) iniziò le rivendicazioni sui luoghi santi. Nel 1633 il Patriarca Teofanio riuscì a ottenere un decreto retrodatato al tempo di Omar (638) che conferiva al Patriarcato greco-ortodosso i diritti esclusivi sulla Grotta della Natività, il Calvario e la lapide dell’Unzione; nel 1666 il Patriarca ortodosso Germano rivendicò i diritti sull’intera Basilica di Betlemme e sul Santo Sepolcro a Gerusalemme, e nel 1676 il Patriarca Dositeo ottenne l’esclusivo possesso del Santo Sepolcro.

Le potenze occidentali (principalmente Venezia e Francia) protestarono, il Sultano allora nominò un tribunale speciale per esaminare i diversi documenti. Nel 1690 il tribunale dichiarò che i Francescani sono i legittimi proprietari della Basilica. Tuttavia, i risultati effettivi non furono molti, e nel 1767, dopo scontri violenti e vandalismi, la Sublime Porta assegnò ai Greci ortodossi la Basilica di Betlemme, la tomba della Madonna e quasi interamente la Basilica del Santo Sepolcro.

Nel XIX secolo la questione dei Luoghi Santi divenne un contenzioso politico tra Francia e Russia; alla fine, la Francia ottenne la protezione esclusiva sui diritti dei Cattolici mentre la Russia quella sui cristiani ortodossi. Nel 1808 un grande incendio nella Basilica del Santo Sepolcro distrusse quasi completamente l’edicola crociata del Sepolcro, e i greci ottennero il permesso di ricostruire una nuova edicola, che è quella attualmente esistente. Nel 1829 agli Armeni vennero riconosciuti gli attuali diritti nella Basilica. Nel 1847 i greci rimossero la stella d’argento sul luogo della nascita del Signore nella Grotta di Betlemme: vi era infatti una scritta in latino che attestava la proprietà del luogo.

Nel 1852 l’ambasciatore francese presso la Sublime Porta, a nome delle potenze cattoliche chiese il ripristino dei diritti dei Francescani precedenti al 1767 e in particolare la ricollocazione della stella. Su pressione dello Zar Nicola, l’imperatore ottomano rifiutò ed emanò un decreto che decretava che lo Status Quo (cioè la situazione vigente dal 1767) doveva essere mantenuto. Da allora la situazione è rimasta immutata (anche se la stella fu ricollocata al suo posto).

Lo Statu quo infatti è stato confermato più volte. Il Trattato di Berlino del 1878, che rettificava la destinazione dei territori turchi in Europa dopo la guerra russo-turca del 1877-78, affermava: «… resta inteso che nessun pregiudizio potrà essere recato allo statu quo nei Luoghi Santi …». Lo stesso fu dal Mandato britannico della Palestina dal 1920 al 1948, che era responsabile del «rispetto dei diritti esistenti e del libero accesso ai Luoghi Santi, agli edifici ed ai siti religiosi, e del libero esercizio del culto». Anche il Piano di Spartizione in due Stati della Palestina del Mandato, approvato il 30 novembre 1947, fu influenzato dalla conservazione dello Statu Quo; infatti Gerusalemme non ricadeva in nessuno dei due Stati, uno arabo e uno ebraico, ma rimaneva sotto il controllo dell’ONU. Nel 1967, dopo l’annessione di Gerusalemme Est, dove era il Santo Sepolcro, la Knesset (il parlamento israeliano) approvò la Legge sulla Protezione dei Luoghi Sacri. E ancora oggi lo Statu quo è in vigore: nel 1993 tra Israele e Santa Sede fu siglato l’Accordo Fondamentale in cui Israele si impegna a far osservare il regime giuridico dello Statu Quo: «Lo Stato d’Israele afferma il proprio permanente impegno a mantenere e a rispettare lo status quo nei Luoghi Santi cristiani per i quali è valido».

 

Lo Statu Quo regola i diritti di proprietà e di accesso delle comunità cristiane all’interno di tre santuari di Terrasanta: il Santo Sepolcro e la Tomba di Maria a Gerusalemme, e la Basilica della Natività a Betlemme. Il decreto entra nei dettagli sulla proprietà degli spazi, sugli orari e i tempi delle funzioni, sugli spostamenti, i percorsi e il modo di realizzarli.

Lo Statu Quo oggi è considerato un dato di fatto acquisito. Tutto è organizzato; se entrate al Santo Sepolcro, per esempio, vedrete che questo è tenuto dai greci ortodossi ma le altre confessioni possono, ad orari precisi, entrare per le adorazioni. Si dice inoltre che ogni cambiamento venga preso di comune accordo, senza alcun intervento esterno, sia esso di carattere politico o civile.

Anche se qualcosa stride ancora oggi. Ad esempio, mentre i Francescani hanno la tendenza allo studio, alla ricerca e agli scavi archeologici, per i greci ortodossi non è così per niente: si dice che, avendo loro la proprietà della maggior parte dei luoghi santi, vedono ogni nuovo atto foriero di eventi che potrebbero mettere in crisi la loro supremazia. Ad esempio guardate per credere al sito archeologico di Cafarnao, il paese dell’apostolo Pietro, sul mare di Galilea: per metà fu acquistato dai Francescani, che lo hanno scavato e vi hanno anche trovato, sostengono, la casa di Pietro; l’altra metà fu acquistata dai greci ortodossi, e non c’è alcun segno di scavi, solo sabbia su antiche rovine.

Oppure vi sono ancora delle questioni aperte. Ad esempio, il sagrato dal quale si accede al Santo Sepolcro è di proprietà dei greci ortodossi, che lo mantengono pulito, mentre la scalinata che da lì sale al Calvario è tenuta dai francescani, che la mantengono pulita. Ma non è chiaro dove la scala inizia: quello che a noi, a prima vista, sembra il primo scalino, è in realtà sopraelevato di meno di due centimetri sopra il piazzale, e quindi per gli ortodossi è parte del sagrato. Chi lo pulisce quel pezzo di sagrato (o quello scalino?)

Ma, in questo mondo immutato nei secoli, niente in realtà è fermo. È il caso della parte superiore della chiesa. Gli spazi sono dei copti ortodossi (in gran parte egiziani) che nel XVI secolo accolsero i copti d’Etiopia – le due chiese erano legate una all’altra. Ma nel 1959 i copti d’Etiopia sono diventati indipendenti, e da allora richiedono il possesso della parte in cui sono le celle dei loro frati. Da allora le due chiese vivono in contestazione, e qualche anno fa vi fu anche una causa al Tribunale d’Israele, il quale si guardò bene di dare ragione a uno dei due, richiamandosi, per l’appunto, allo Statu quo.

Frequenti sono infine i litigi e le scazzottate – ebbene si – fra i religiosi delle varie confessioni, che ogni notte rimangono chiusi dentro per timore che qualcuno possa occupare gli spazi di qualcun’altro. Ma d’altronde, come dicono spesso i Francescani di Gerusalemme, quello è l’unico posto al mondo in cui le congregazioni cristiane sperimentano tutte assieme la convivenza – talvolta nella pace, talvolta meno.