20 Giugno 2024
Culture Club

Samuel Butler e la selvaggia…

Samuel Butler nasce nel 1835 da una famiglia anglicana di padri devoti e, non credendoci fino in fondo, a 24 anni se ne fugge con un amico in Nuova Zelanda. Resiste laggiù tra stenti e fatiche per cinque anni, senza sogni di vita nella foresta alla Ralph Waldo Emerson. Quindi torna in Inghilterra, tira a campare con piccoli libri distopici come Erewhon e Ritorno a Erewhon (oggi a catalogo Adelphi https://www.adelphi.it/catalogo/autore/202 per una vicenda casuale, negli anni Sessanta Roberto Calasso prese in blocco il catalogo della defunta Frassinelli di Torino e si trovò a stampare fantascienza insieme a Joyce tradotto da Pavese – casualità bellissime).

In seguito Butler stringerà amicizie importanti ma non avrà mai figli. Terrà, per citare un caso importante della sua vita, un lungo dialogo per lettere con una certa Miss Savage. Lei gli risponde da Oxford dove lavora come domestica di rango, lui abita a Fleet Street nel cuore di Londra. Le lettere furono saranno stampate solo nel 1927, a segno di una fortuna critica piuttosto postuma che tra contemporanei, e ci rivelano un Butler invadente che consiglia libri e racconta le sue esperienze a lei risponde con sobrietà. Divertente leggere che il curatore del libro per pruderie trovava “egotista” Butler nelle sue pretese, mentre “Miss Savage non gli lascia spazio a fraintendimenti”.

Dalle lettere si ricava l’immagine di un Butler solo contro tutti, come quando le scrive, dopo il primo libro, di “non riuscire a sedersi per farne un altro perché sento che c’è lavoro più serio da fare e io sono l’uomo giusto. Eccoti lo schema per Fair Haven, dovrebbe venirne un pamphlet come ‘dimostrazione della Resurrezione’. Quanto alla sua struttura, non vorrei che il mio eroe fosse sentimentale verso la fine del flirt, volevo invece che il vecchio flirt fosse sentimentale per il mio eroe”.

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Butler ama percorrere l’impero di Queen Victoria. Nella primavera del ’74 scrive a Miss Savage di un viaggio che vorrebbe fare in Canada e lei gli risponde a tono il 22 giugno: “Mio caro Mr Butler, si ricordi che sono la persona che meno ha viaggiato a questo mondo nei tre reami del nostro impero, e che un viaggio in Canada mi sembra qualcosa di tremendo. Le mie nozioni sul Canada sono vaghe quanto le aspirazioni di un rettore parrocchiale che volesse fare romanzi, ma sono lieta che per lei sia un bel viaggio. (…) La perdono  e le auguro tutto il divertimento che si può trarre da un viaggio in Canada”.

Qui viene il bello, si fa per dire, e abbiamo un’idea migliore del personaggio. Le scrive da Montreal il 6 novembre e la informa che è stato rapinato ma che comunque gli è rimasta una copia del Wilhelm Meister di Goethe, e via col discorsone: “Lo sto leggendo in traduzione. Ma è buono? Mi pare il peggior libro di sempre. Nessun inglese lo scriverebbe mai. Non riesco a ricordarmi una pagina soltanto e la bacchettoneria è la più fine che si possa concepire. (…) Sono lieto di non aver imparato il tedesco, e che ieri un americano in treno mi abbia fatto notare che il mio inglese è proprio quello di Londra.”.

Ecco la risposta di Miss Savage in dicembre che ci lascia capire quanto la sapesse lunga: “Mio caro Mr Butler, lessi quel libro di Goethe prima di compiere dieci anni e sì, sono d’accordo nel giudicarlo noioso. Ero una brava giudice allora come lo sono adesso – quel che mi piaceva o meno non è cambiato negli anni. A dirla tutta non compresi il senso del libro e siccome Goethe richiede molte spiegazioni è anche possibile che io non abbia capito che cosa Goethe intendesse divenire con quel romanzo di formazione. Sa che non mi piacciono le cose con un significato profondo: preferisco quelle ovvie al semplice intelletto. Non lo leggerò di nuovo. Più lo leggevo e più mi spiaceva. C’è una grettezza in lui che è realmente femminile. Quando voleva bisticciare con la signora von Stein le faceva la ramanzina perché lei beveva troppo caffè contro i consigli che lui le dava. Perché non poteva bisticciare con lei in modo maschile? Non posso immaginare nulla di più miserevole per una donna di ricevere simili pretesti portati avanti con serietà”. (Messaggio in codice: Butler continua così e non ti rispondo più)

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Per finire, una selezione dai diari di Butler (http://www.gutenberg.org/files/6173/6173-h/6173-h.htm) composti mentre lavorava a L’autrice dell’Odissea, dove sostenne che l’opera fosse invenzione di Nausicaa e non di altri: tesi recuperata da Robert Graves, peraltro. C’è solo l’imbarazzo della scelta per il suo rilancio editoriale. Oppure no? sento già che lui ghigna nel suo cantuccio dei dimenticati.

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Samuel Butler, Taccuini

La posizione dell’homo unius libri

Assicurarsi il successo. Quando scrissi Erewhon la gente voleva che mi rimettessi al lavoro per scrivere un altro libro. Come avrei potuto? Non riesco nemmeno ora a capire come evitai di incistarmi a scrivere qualcosa di stupido. Sono lieto di esserne scampato. Nulla è così crudele come tentare di forzare un uomo al di là della sua andatura naturale. Se ha qualcosa dentro, uscirà a modo suo: se non ce l’ha, lasciate che il povero si disprezzi da solo. Aver fatto un solo libro decente dovrebbe essere abbastanza; la cosa peggiore è pressarlo. Più uno scrittore giovane ha dato promesse e più i suoi amici dovrebbero indurlo a non autotassarsi.

Compensazione. Se muoio prematuramente, ad ogni modo sarò salvato dalla noia che il successo mi conferirà.

Intrattenersi con gli angeli. Dubito che un angelo mi troverebbe divertente. Quanto a me, se mai dovessi riuscirgli simpatico si tratterebbe di un angelo senza coscienza di sé. Quando le persone si intrattengono vicendevolmente senza le debite presentazioni, si comportano più come dei diavoli che non come degli angeli.

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Contante e credito

Diritto di nascita. Io ho dovuto rubarlo. L’ho rubato e sono stato duramente punito. Però ho salvato integra la mia anima.

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Enfant terrible della letteratura

Me medesimo. Io sono l’enfant terrible della letteratura. Se non riesco a esserlo e so che andrà così, che nessun sapiente di arti e scienze mi darà mai uno scellino, so però che potrò sempre lanciare un sasso contro lor signori.

Blake e compagnia. Eravamo d’accordo tra amici che Blake non era in gamba perché imparò l’italiano solo a sessant’anni per studiare Dante e noi sappiamo che Dante non era in gamba perché era ripieno di Virgilio, nemmeno Virgilio era in gamba perché Tennyson se lo portava sulle spalle – be’, nulla da dire sul nostro poeta laureato.

Poesia. I più grandi poeti non scrivono mai poesia. Gli Omero e gli Shakespeare non sono i più grandi – sono solo quelli di cui siamo a conoscenza. Così per Handel tra i musicisti. Per la più alta poesia, sia essa in musica o letteratura, siamo all’ineffabile – deve essere sentita da una persona all’altra, non può essere articolata.

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Schizzi dai santuari italiani. Val Bregaglia 1884, con la famiglia del piccolo Silvio che sapeva un poco di inglese

–E leggerai molto Lonfellow quando torni in Inghilterra?

–No, risposi, non penso che lo leggiamo così tanto.

–E perché, se è un poeta così carino?

–Sì, ma la poesia non mi piace tantissimo.

–Perché non ti piace la poesia?

–Sai, assomiglia alla metafisica, nessuno bada alla propria e a nessuno piace quella degli altri.

–Oh! E tu cosa chiami metafisica?

Questo era troppo. Era come quella madama che attribuiva il declino dell’opera italiana al fatto che i cantanti non venivano più allevati come capponi, e di qui le loro voci…

–E con questo cosa vuol dire? – si informò la signora del gruppo. (…)

Il piccolo Silvio passò dalla poesia alla prosa e per ogni nome di romanziere che mi faceva avrei voluto dire un bel “no” invece gli dicevo “sì” e mi sarei meritato di fare la fine della pecora.

– E pensate grandi cose delle teorie di Darwin in Inghilterra, vero?

Risposi con un grugnito e dissi di sì.

– E quali sono le teorie di Darwin?

Immaginatevi il seguito. Invece:

– Perché non ti piace la poesia? dovrete avere un’ottima università di poesia a Londra.