20 Aprile 2024
Different

La post del giorno

Un amico mi chiede perché scriva cose così. Così come? Sguardi mesti, all’indietro, rimpianti che rimproverano. Poi comunque spezzati, ermetici.
Capisco che le abbreviazioni a cui ricorro seguendo la musica del pensiero e comprimendo il testo trattengono quel che credo di dire e compongono gli indovinelli offerti a chi ne avesse voglia. Ma sono rari, per amici che sanno e altri che credono di sapere.
Leggo che qualcuno teme che si affacci una depressione senile. Un “ormai” grande come una casa.
Vorrei chiarire: non è così. Intendo dire, quando, quasi ogni giorno, di solito nelle prime ore del giorno, scrivo, scrivo a voi che mi leggete. Quasi uno per uno. Mi fido e vado per le spicce. Cerco le corde comuni. Tocco. Noi che scriviamo posando qua e là le nostre parole cerchiamo la buca delle lettere. Oggi si chiama post, ieri era posta. “Caro Delio, io penso che la storia ti piaccia..”

Nessun mistero, nessuna depressione, si tratta sempre di spinte. Ci siamo spinti nel tempo avanti e non riesco a intravedere risposte ora che mi piacerebbe sapere, perché prima non domandavo, andavo e basta.
Eravamo a Roma e mi sono allontano dalla compagnia, giorni fa alla manifestazione di condanna dell’aggressione fascista al Sindacato. L’orda sguinzagliata contro stanze e corridoi profanava e si vantava di esserci. Risultato quattro gatti in galera e una enorme macchia nera, un livido nel corpo sociale. Potrebbe essere un annuncio, potrebbe essere opportuno provvedere con una dose certa di anticorpi. Mi allontano spesso, mi piace mettere il naso. Guardo fuori a qualche metro dal coro.

Ma veniamo al punto. Ho tre figli grandi e cinque nipoti piccoli. I più grandi mi guardano e non parlano. Motivi logistici ci tengono per lo più lontani. C’è una confidenza rada. Mi chiedo in quale Paese credono di crescere? Tutte queste luci, tutte queste mascherine, tutte queste nozioni, tutte queste scoperte? Tutte queste promesse? Tutte queste possibilità? Ci sono davvero? E come si chiamano?
So per certo e ne ho prova che l’Italia è un Paese che dire mediocre non è poi così eccentrico. L’Italia è culla di misteri di cui tutti sanno tutto ma non basta perché non basta. Per dirne una: Io sono segnato dal fatto che sono testimone diretto di un delitto che ha procurato la condanna – come si dice “ormai” esecutiva – per omicidio di un amico (A.S.). L’amico era con me, non aveva in quell’occasione potuto essere nella circostanza descritta dall’accusa. La menzogna fu assunta a verità, la mia testimonianza ignorata, il mio amico da allora un assassino. Ma il mio è un paese mediocre e i tanti che credono alla sua innocenza, che lo accolgono lasciando che resti nei suoi spazi in uso comune, ripetono tra sé che l’episodio fu una montatura bugiarda, e mentre la vita e le carriere di ognuno scorrevano, l’amico soggiornava nelle patrie galere. Non ignorato, con i complimenti di tanti. Dietro queste inutili parole c’è la traccia di tanta cosciente inutilità. Che te lo dico a fare?

Questo nostro Paese è un disastro. Non si ha notizia qui di quali siano le condizioni migliori. Tarabaralla i vicini ed anche i lontani non se la passano meglio. I fari, gli esempi, i modelli, al momento non vengono dati. I massacri nelle trincee delle guerre di casa ora sono sotto gli occhi nelle ore di punta, a tavola, mordendo una cotoletta e piangendo i corpi degli annegati. Oppure mangiando e basta.
Il nostro non è il Paese migliore: si ricorda di Pinelli che fu suicidato dopo che una bomba aveva strappato alla vita altre 17 Persone. Le trame furono esposte, le conclusione non sono mai tratte. Si può soprassedere. Il tempo corre e non solo sbiadisce, rimarca anche. Resta quel che mi chiedo:
A parte quel che riuscirete a sapere di quel che è stato, a parte la convinzione che ne trarrete, ma voi, donne e uomini del futuro, che lavoro farete? O in altre parole: chi siete e chi sarete?
E resta una frase che inquieta, “la memoria di chi, prima ha vissuto il fatto e poi, dopo decenni, lo ha compreso” che fa? Lo conserva, ogni tanto lo dice.