21 Giugno 2024
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Nino Haratischiwili, L’ottava vita (per Brilka), Marsilio romanzi 2020, pag. 1.248, € 24,00. Traduzione dal tedesco di Giovanna Agabio.

 

Se il romanzo L’ottava vita (per Brilka) sorprende con la sua mole,  scopriamo subito che cattura e travolge, con una struttura sapientemente intrecciata e una varietà di personaggi e fatti che lasciano il lettore senza fiato.

Impossibile farne la sinossi, bisognerebbe percorrere ogni vita: Stasia, Christine, Kostja, Kitty, Elene, Daria, Niza, e quella sorprendente di Brilka, l’ottava, per entrare nel contesto georgiano e sovietico di tutto il secolo scorso e conoscere la vasta famiglia, a cominciare dal capostipite, un fabbricante georgiano di cioccolato che ha fatto fortuna con una ricetta segreta.

Dalla data di nascita di Stasia nel 1900 a quella di Brilka nel 1993, ma ancora indietro e oltre, fino a recuperare il padre di Stasia stessa, poi a seguire la vita di Brilka fino al 2007, questo è l’arco temporale del romanzo di Nino Haratischwili, scrittrice georgiana di Tbilisi, classe 1983, che oggi vive a Berlino.

È il momento della caduta dell’impero zarista quando Stasia, nei sobborghi di Tbilisi, sogna di diventare una grande ballerina e di danzare a Parigi. Un giorno incontra il “tenente bianco” Simon Jashi che la chiede in sposa: spera di portarlo con sé a Parigi ma lui sceglie la carriera militare. È un matrimonio d’amore che subisce le conseguenze drammatiche della caduta dell’impero zarista e delle successive forti responsabilità militari di Simon.

L’autrice ci porta attraverso la prima grande guerra, la rivoluzione bolscevica, la terribile macchina sovietica, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda e la corsa al nucleare, fino alla disgregazione dell’URSS e l’indipendenza della Georgia, senza perdere di vista, allo stesso tempo, ciò che stava accadendo nel resto del mondo, mostrando il lavoro immane di ricerca storica che attraversa il romanzo.

I riferimenti storici non relegano in secondo piano le persone, le sofferenze, gli amori, gli errori, gli orrori, le violenze di ogni tipo,   con la crudeltà inimmaginabile perpetrata dai servizi segreti che riempivano gulag e fosse comuni e lasciavano segni orribili nei sopravvissuti.

Ai servizi segreti non sfugge nessuno che tenti di deviare dalla “religione” socialista, ne sa qualcosa Kitty, la figlia di Stasia, la cui colpa è quella di avere amato un ragazzo dissidente.

Ma lo sa anche la bellissima Cristine che non si è potuta sottrarre alle brame di un uomo potente, e finisce per portare i segni orribili del suo dramma nascosti sotto una veletta e nel cuore.

La grande casa di Cristine in cima a una collina, e poi la Casa Verde, vedono il passaggio di tanti personaggi e tante storie: sono sempre un rifugio, un punto di incontro ma anche di confronto e di scontro; lì Stasia conversa con i fantasmi delle persone care scomparse, che tornano a giocare a carte con lei sotto il ciliegio.

La rigidità del sistema socialista miete vittime ma non scalfisce la fede profonda di Kostja, che mantiene segreti di Stato gravissimi, che non perdona i traditori, anche se non si sottrae a salvare le persone del suo sangue. Anche la sua strada è macchiata di sangue, mentre l’immagine di una donna amata che ha dovuto lasciare per doveri militari lo tormenta per tutta la vita.

Le giovani di questa grande famiglia si ribellano al sistema rigido imposto, qualcuna è anticonformista e provocatrice.

Intanto crollano una dopo l’altra le sicurezze mentre si va lentamente verso gli anni ottanta del ‘900, con la inarrestabile trasformazione interna al sistema socialista, con la caduta del muro di Berlino e la disgregazione dell’Unione Sovietica, con le rivendicazioni dell’indipendenza anche da parte della Georgia.

La grande famiglia si assottiglia piano piano, cambiano le sorti e anche il potere sfugge dalle mani, finiscono gli agi legati alla  posizione. Ma Niza si fa ricercatrice e narratrice della storia dei suoi parenti, perché la nipote Brilka possa sapere la verità che le è stata taciuta: gli stupri, le violenze, le esecuzioni, i suicidi, ma anche le grandi passioni. Ci sono delicatissime storie d’amore che non si sono potute realizzare, ci sono smarrimenti, sconfitte, rinascite, sfide, sorprese, rischi a ogni angolo.

E c’è quella cioccolata che si dice abbia poteri terribili, che conquista e avvolge come una malia.

Le figure femminili rimangono indelebili nella memoria, donne che sanno indirizzare la vita di famiglia, coerenti, concrete ma anche sognatrici, capaci di amore, di accoglienza, di perdono, che non sono vinte né dalle guerre, né dalla fame, né dal vuoto che si allarga loro intorno, che sanno risorgere anche dalla violenza.

C’è questa stupefacente bellezza di un gruppo familiare – gioie e dolori compresi, più dolori che altro – insieme alla bellezza della Georgia che fa capolino dovunque.

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.