22 Luglio 2024
Words

Intelligence, cultura, fake

Uno degli ultimi ritrovati francesi, o per meglio dire “rimasticati” perché per primi lo hanno affinato i servizi americani, è l’intelligence culturale. Era un campo da percorrere additato nei suoi ultimi tempi anche dal prof. Giaconi, generoso editorialista di alleo (https://www.radioradicale.it/scheda/545659/intelligence-tra-pubblico-e-privato).

Vediamo un caso eclatante generato sul web dai francesi, la piattaforma Thinkerview. Fatta con formato massiccio, di interviste in media di due ore per ciascun invitato, è comunque di diverse lunghezze avanti a epifenomeni italiani consimili, genere Byoblu.

Negli ultimi 3 anni hanno partecipato a Thinkerview:
– l’ex direttore della sicurezza esterna Alain Juilliet;
– ex agenti come Alain Chouiet e Berillio 614 – che dovevano promuovere i loro libri, saggi e non romanzi;
– ‘onorevoli collaboratori’ dell’intelligence economica come Maxime Renahy.

Oltre a queste amabili conversazioni, del resto i francesi sono eredi di quei letterati borgesiani che erano i druidi, non sono mancate le interviste all’ex direttore della sicurezza interna Bernard Squarcini e all’ex amministratore delegato Alstom Pierucci.

Si tratta in fondo di intossicazione. Perché è in che senso? Perché forniscono false informazioni confidenziali. Esemplifico:

– Juilliet indica gli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi e Bahrain come non previsti dalla DGSE;
– Chouiet e Berillio fanno intelligence culturale  scontrandosi platealmente e senza garbo con gli interessi italiani;
– Renahy racconta di aver lavorato sull’isola di Jersey soltanto con un’infarinatura circa l’uso di chiavette USB da parte di un informatico;
– Squarcini è vistosamente filo-russo (2020), anche più di Juilliet che invece culturalmente ricorda per analogie le lettere Franco-russe del tempo che fu;
– Pierucci vendeva turbine per centrali nucleari anche alla Russia e si era opposto alla cessione del gruppo a una controllata USA. Fu abbastanza celermente incarcerato negli USA.

Oltre a questi esempi il canale offre una pregevole intervista del 2020 a Harbulot a tema Covid, Cina e crisi finanziaria. Estrapolo un passaggio che suona ancora più sconfortante estratto dal contesto dialogato: “La Cina ha mentito perché non poteva fare altro, è un regime comunista solo contro tutti. Per negoziare con loro devi essere iniquo, devi entrare nelle loro contraddizioni. La Russia non fa disinformazione – semmai penetra il sistema cognitivo occidentale. È la Cina a fare disinformazione, la sua contraddizione che non deve fare esplodere è contenere il popolo, gestire l’opposizione della Cina di Canton e di quella di Pechino”.

Merita ricordare poi un’altra intervista  a Cristophe Stalla-Bourdillon del campus Artem, Nancy (2020). Vi si parla della logica di seduzione senza affezione della Cina – dove la forza viene in un secondo momento. La Cina, ci viene spiegato, vede la Francia come il puro immobilismo. Il tema è allora propaganda e contro-propaganda, raccontate in due ore e mezza. I primi 45 minuti sono dedicati integralmente a una tirata celebrativa della Cina. Alla fine l’oratore si definisce di centro spostato a destra, cattolico, aggiungendo che suo padre era comunista.

Facendo qualche passo indietro notiamo che è statk proprio il canale Thinkerview a caricare nel 2018 la lezione in grande all’école de guerre dei vari Olivier Delamarche (finanza), Pierre Sabatier (ingegneria e agricoltura) e del già menzionato Allain Julliet che questa volta interviene a parte, dopo un’ora e dieci di amabile conversazione civile dei due su Trump, le leggi americane per la tassazione sui prodotti cinesi e altri argomenti oggi fatui e remoti come l’attività da ministro di Salvini. Juilliet parla per 40 minuti di fila, come in altri interventi (per esempio alla Dauphine Strategie Defense, l’università di Parigi – interessante che in quel contesto affermi che 1 notizia su 5 che leggiamo ogni giorno è falsa). Sul palco è da solo: a porgli le domande dalla platea, inaspettatamente, il conduttore delle interviste Thinkwerview, ripreso di spalle. Prima domanda: “siete tornato da Washington, cosa avete fatto con gli americani per le fake news e la propaganda russa?”

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A seguire Thinkerview ha consacrato i suoi spazi alle interviste al generale Bentegeat, allo storico-antropologo Emmanuel Todd sul tradimento dei chierici, a Branco economista teorico dei gilet gialli, all’ambasciatore cinese Lu Shaye (3 ore e mezza del 2021, ambasciatore in carica dal 2019) e a quello russo Artem Studennikov (2 ore del 2018, che si apre subito con la dichiarazione dell’intervistatore che è stato l’ambasciatore a chiedere di partecipare; intervista che bissa quella del 2016 dal titolo Geopolitica, Russia, terrorismo, finanza insieme ad economisti ed ex vice presidenti della commissione trilaterale europea, de Carmoy, al generale Didier Castres direttore del Centro di pianificazione e condotta delle operazioni (CPCO) tra 2009 e 2011: il tema questa volta è l’intelligence logistica fondamentale nel covid e post-covid. 

Non manca il deep state con Hubert Védrine ex segretario generale dell’Eliseo (Il disastro francese del 2021). E come non ricordare l’intervista alla ‘giornalista’ russa di Kazan, Xenia Fedorova? (ben un’ora e mezza nel gennaio 2018)

Si lascia al cosmonauta del web il piacere di vedere questo canale e gli si porge una domanda: perché inserendo su Google l’unico nome associato a Thinkerview, Betrand Pilet, vi offrono un documento pdf del Ruskidom, il centro di Cultura russo a Belgrado, dove tra l’elenco di 87 partecipanti compare questa eminenza tra altri russi e qualche sparuto francese, proprio come CEO della Thinkerview? http://ruskidom.rs/Files/PDF/list.pdf