23 Febbraio 2024
Movie

Un villaggio immaginario d’Irlanda nell’ultimo film di Martin McDonagh

In attesa di far decantare e prendere le distanze dal profluvio di commenti all’ultimo Moretti per fornire il mio…. “a bocce ferme”, mi è stata segnalata da alcuni amici di questa rubrica la mancanza (certamente una tra le molte, ma questo passa il mio convento) di una recensione al film di M. McDonagh Gli spiriti dell’isola (2022) che suona nell’originale The Banshees of Inisherin cioè a dire Gli spiriti [Banshee è uno spirito femminile del folklore irlandese e scozzese, legato a presagi di morte] d’Irlanda.

L’Irlanda è la terra dell’evangelizzazione di San Patrizio (V secolo), della cristianizzazione (e della latinizzazione) nel segno del cattolicesimo e del monachesimo di Colombano, che da Bangor si mosse in Europa per diventare il massimo fondatore di monasteri tra fine VI  e inizi VII secolo, è la terra di Joyce e del folk musicale con le sue danze e le sue tradizioni gaeliche, dei Dubliners, di Christy Moore e dei Planxty, del grande storico protestante Edward Arthur Thompson, pioniere nel XX sec. degli studi sull’Europa romano-barbarica e delle origini storiche della sua terra, verso la fine di una carriera di studioso e professore a Nottingham, ma avviata con successo all’University College di Dublino.

E per venire al cinema: è il paese di origine di John Ford e di John Huston, fra i sommi maestri della settima arte, di Daniel Day-Lewis e Liam Neeson (Liam, come il centrocampista mancino di talento trasmigrato in Italia negli anni Ottanta, tra Sampdoria e Juventus, il delizioso Liam Brady) e infine appunto del londinese Martin McDonagh, sceneggiatore e regista figlio di irlandesi, autore nel 2017 di Tre manifesti a Ebbing, Missouri del 2017, a suo tempo esaminato in questo blog.

Gli spiriti dell’isola è una storia inquietante e strana, dotata di un suggestivo antropologico realismo con qualche scheggia di pulp. Si tratta della quotidianità di uno sperduto villaggio isolano in Irlanda, con data drammatica il 1923, sullo sfondo paesaggistico di verdi colline e di un mare grigio freddo e bellissimo, e lo sfondo in apparenza più appannato e distante della guerra e le tensioni di e tra le fazioni guerrigliere nazionaliste antinglesi, sino all’accordo con l’Inghilterra avvenuto in quell’anno. Uno sfondo, quello politico e militare, che è rappresentato solo in brevissimi scambi di battute e  in un’unica scena, nella quale si vedono fumi di cannonate in lontananza. Tutto il resto si gioca sui rapporti sentimentali e interpersonali tra pochi personaggi. Un pastore, Padraic (Colin Farrell, irlandese); un suo piû anziano e introverso amico, Colm (Brendan Gleeson, anch’egli irlandese); la sorella di Padraic – unica consumatrice di libri, in una realtà di villaggio fatta per lo più di ignoranza, di una economia di sussistenza, di musica, canti e balli un po’ tristi nel pub dove si smista birra e whiskey, di incontri comunitari durante le liturgie cristiane – ; un ragazzo che ha un ritardo mentale, di pasta buona e innocuo – con una sorta di rispettosa ossessione per le donne e una confusa consapevolezza di non potere fruire delle loro attenzioni; compare poi ogni tanto un’anziana veggente (lo spirito dell’isola?), e poche altre figure meno rilevanti. L’intreccio essenziale  attorno al quale ruota la storia è la rottura inspiegabile dell’amicizia tra Padraic e Colm. Perché quest’ultimo improvvisamente e senza apparente motivo rifiuta di continuare a frequentarlo quando come ogni giorno Padraic lo va a trovare? La spiegazione fornita da Colm è legata a una decisione di tipo esistenziale: senza rinunciare a vivere a Inisherin, Colm dichiara che non intende piû dedicare tempo alle futilità delle conversazioni col suo amico, scoperte come fatue e scontate, sente il tempo sfuggirgli, desidera concentrarsi soltanto sulla sua passione per il violino e la composizione musicale. Padraic incredulo insiste, non se ne fa una ragione, beve piû del solito, organizza appuntamenti immaginari a due nel pub del posto, aspetta, sperando che il rapporto con Colm si riannodi. Parla con sua sorella che pure cerca di mediare con Colm. Ma questi è a tal punto deciso della sua scelta che prima minaccia e poi inizia a mettere in esecuzione una reazione inopinata, autolesionistica, estrema. Gli eventi precipitano fino a raggiungere un acme che sembra ricondurre tutto a una riappacificazione fra i due. Ma niente può tornare come prima. E il film propone una unica modalità di liberazione da questa sorta di prigionia rappresentata dal fruire lento e sempre uguale a se stesso del tempo e dei codici di vita del villaggio, dove non ci sono famiglie, non ci sono bambini, dove gli animali da allevamento o da soma vivono in poco igienica simbiosi con gli uomini: la liberazione sta nella fuga, nell’allontanamento, che è anche la soluzione adottata dal personaggio piû positivo del film, il personaggio femminile della sorella di Padraic, Siobhan (la brava Kerry Condon, a sua volta irlandese), che si imbarca per un poco chiaro altrove, quando ha perso ogni speranza nella possibilità di continuare a vivere come sta facendo e di ricomporre i conflitti di quel microcosmo. Non è forse un caso che sia lei il solo personaggio che si dedica alla lettura, che ha una istruzione, sia pure da autodidatta.

Il titolo della pellicola (vista in originale) allude anche a quello del pezzo musicale che Colm deve scrivere. Ben girato, interessante per risvolti antropologici e psicologici (o psichici: la rabbia impotente di Padraic dinanzi all’interruzione per lui inspiegabile di qualcosa a cui teneva si direbbe quella di un depresso, e Colm non sembra così diverso nella sua solitaria ricerca di una pseudo-realizzazione artistica), con qualche momento di stanca, di maggiore prevedibilità, qualche compiacimento in sequenze di ritrazione dei bei campi dell’isola, ebbene è un film che merita di essere visto. Colin Farrell (già con Gleeson in In Bruges) ha vinto a Venezia la Coppa Volpi come miglior attore.

PS: Ringrazio L.R., D.S. e L. S.

Giovanni A. Cecconi

Professore di storia romana e di altri insegnamenti di antichistica all'università di Firenze. Da sempre appassionato di cinema, è da molti anni attivo come blogger su alleo.it per recensioni, riflessioni, schede informative, e ricordi di attori e registi. È stato collaboratore di Agenzia Radicale online e di Blog Taormina. Ama il calcio, si occupa di politica e gioca a scacchi, praticati (un tempo lontano) a livello agonistico, col titolo di Maestro FIDE.