5 Marzo 2024
Words

Che confusione … Sarà perché ti amo

Il 2024 si apre con uno sparo. È il deputato Emanuele Pozzolo. Ci sono il sottosegretario (sembra una boutade) alla Giustizia Andrea Delmastro e un povero cristo: Luca Campana, elettricista, genero di un agente della scorta del suddetto Delmastro. Il 2024 si apre con i fuochi: terra, acqua, aria e fuoco appunto – erano gli elementi (da cui è composto tutto quanto) per i vecchi filosofi Greci. Ma terra, acqua e aria, adesso, sanno di guerra: Ucraina, Siria, Yemen, Palestina. E allora non ci rimane che parlare del fuoco per parlare dell’Italia.

Dal punto di vista delle dinamiche del mondo del lavoro, siamo ancora al part time, irregolare, contratti a termine, stagionali, a tempo determinato. Nessuna garanzia in più dal governo che “ha a cuore gli italiani”. Dal punto di vista della politica siamo con una destra-destra che sta occupando tutti i posti della cosiddetta cultura. Capovolgendo il dettato marxista – che vedeva l’economia come struttura e la cultura come sovrastruttura – Meloni e soci stanno trattando la cultura da struttura. La vogliono loro. La bramano. Forse perché non l’hanno mai avuta?

L’economia invece? L’inflazione sembra essere scesa (a dicembre, dice il Sole 24 Ore, dello 0,6%). Ma si sa, con l’inflazione non aumentano solo i prezzi dei beni e dei servizi, perde di valore anche la moneta. Così, 100 euro non “valgono” più 100 euro. Quindi gli stipendi che fanno? Fanno come tutti i “conformisti” di questo mondo? Si adeguano?

Vediamo quello che abbiamo davanti. 1) Crisi economica; 2) crisi climatica; 3) crisi morale; 4) avvento di nuove tecnologie, sia pure artificiali, ma intelligenti (dunque crisi cognitiva); 5) post-Covid con assestamento alla meno della Sanità pubblica. Infine, Sergio Mattarella denuncia i danni del “pensiero unico”, che però tra premierato e autonomia differenziata innesca nuovi funesti regionalismi.

Contraddizione: unità (Dio, Patria, Famiglia, Premier con «poteri» quasi assoluti) e «molteplicità» (differenze, localismi, uso generalizzato dei dialetti e una lingua italiana modulata e cannibalizzata dal linguaggio semplice/semplificate/semplicistico/idiota dei social media.

Ma dire unità e molteplicità, non vuole hegelianamente dire “conciliazione” (cioè sintesi degli opposti). Vuole più che altro dire: confusione, sregolatezza, abolizione del delitto di abuso di ufficio, divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza di custodia cautelare:“legge bavaglio”!

Che confusione! Sarà perché ti amo cantavano i Ricchi e Poveri a Sanremo nel 1981. Almeno, loro se la davano una risposta: la confusione aveva come causa l’amore. Come afferma lo psicoanalista Massimo Recalcati, oggi non abbiamo più “padri” (cioè cause): non abbiamo più nessuno con cui “prendercela”, dando alla confusione un appellativo un po’ più nobile. Oggi siamo alla confusione semplice…

Si diceva all’inizio: spari, colpi, armi da fuoco. Sarà, per dirla col regista Peter Weir, Un anno vissuto pericolosamente?

Mettiamo assieme i pezzi:

  • il 2024 si apre con il botto di Emanuele Pozzolo;
  • mette il bavaglio ai giornalisti, dismettendo la deontologia professionale;
  • tenta di tenere a bada l’aumento dei prezzi e l’avvento delle nuove tecnologie (tipo ChatGPT);
  •  limita la competenza di alcuni (favorendo la fedeltà di altri);
  • vuole cambiare l’assetto del Paese mischiando accentramento e frammentazione.

In definitiva lo sparo di Capodanno è stato un avvertimento. Il Paese è ancora molto local, dentro la globalizzazione; nuove tribù di giovani millennials inseguono posti di lavoro che non ci sono, frantumando culture, saperi nel mare magnum, a Sud dei cantanti neomelodici napoletani, a Nord dei trapper usciti fuori dall’ipermercato della Suburra.

Il quadro è completo: non è più questione di cultura e non è più questione di politica. Sembra invece che con questo 2024 “militare” sia nata una specie di tolkieniana “terra di mezzo”: metà ignoranti, metà intelligenti; metà di destra, metà di sinistra; metà casalinghe di Voghera, metà rivoluzionari; metà stronzi, metà brave persone; metà tartassati, metà su uno yacht. Quindi un po’ carne un po’ pesce, o non siamo più né carne né pesce?

Giorgia, che confusione! Sarà perché il Paese ti ama?

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.