20 Giugno 2024
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Sovranismo e/o impolitico

Al cuore della polis (l’Europa, in questo caso) esiste – come “cattiva coscienza” che ne rivela incessantemente l’insufficienza intrinseca – quell’irrappresentabile, quell’indicibile che è l’impolitico. Secondo Roberto Esposito impolitico è guardare la politica dal suo “confine più estremo”. Ovvero là dove si posizionano questi nuovi sovranisti di destra che rappresentano – in Italia, Francia, Germania, Belgio e Austria –l’autentica forza dirompente di queste consultazioni elettorali europee. Se è vero che lo scenario (politico) della governance europea non dovrebbe cambiare – Roberto Benigni nel film Il piccolo diavolo constatava l’esistenza di un modello Giuditta, che dovrebbe essere surclassata dal modello Ursula, attraverso accordi e dialoghi vari tra i partiti – è anche vero che la maggioranza Ursula si troverà alle prese non con il modello Giuditta (cioè Giorgia Meloni), ma con una duplice linea di frattura.

Da un lato l’Unione Europea può avere una sua governance (e questo è il livello politico), mentre dall’altro si sarà alle prese con un Parlamento all’interno del quale è montata (e questo è il dato impolitico) una “protesta” senza “proposta” (conservare e tornare al passato non sembra proprio una proposta), incanalata dalle forze radicali ed estreme della destra-destra.

Dal punto di vista dell’impolitico si ha, dunque, che questo risultato elettorale segnala un disagio. Un disagio che, evidentemente, i partiti della destra radicale sono riusciti a incanalare. Una sorta di malcontento verso la politica affrontato con “mezzi radicali”. In fondo l’impolitico è la politica condotta verso il suo punto più estremo, laddove pascolano neofascismi, revanscismi, movimenti identitari, protezionismi o populismi che dir si voglia. Non si tratta dell’annullamento della politica; si tratta della sua estinzione. Pur restando sempre nell’orbita dei confini del politico, l’impolitico attesta e testimonia un estremo oltre il quale la politica stessa non può andare.

Oltre l’impolitico sovranista c’è solo l’anti-politica, ovvero non c’è più politica. Ruggero Jacobbi scriveva anni fa che i popolareschi e i regionalisti sono scacciati dal “fantasma del bozzettismo”. E questo vuol dire di limitato respiro. È il problema della Lega Nord soprattutto ma anche di Fratelli d’Italia. Stando sul confine estremo, là dove tutto è radicalismo e rivendicazione di valori e idee che per moltissimi anni sono stati tenuti fuori dalla storia politica del nostro Paese, si perde di vista il progetto. Ma si programma: piccoli interventi di limitato respiro all’interno di una complessità sempre più acclarata.

In un mondo di legami umani inspiegabilmente profondi e duraturi (come quelli tra follower e influencer) e di contenuti, temi e argomenti di tipo culturale, oramai fatti circolare in samizdat questa marea montante (del tutto impolitica e sovranista) ci dice una sola cosa: i problemi sono complessi ma oggi non vince chi li semplifica meglio. Vince chi si trova a un passo dall’annullare completamente la politica: il sovranismo è il “confine estremo”, prima di esso c’è la cura della polis e dopo di esso una zona nella quale la politica non c’è più.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.