di - 9 marzo 2018

I soldi di tutti e la politichetta

Se fossi un leader politico di questi novissimi, che arrivano al Parlamento dal flipper di Rignano o dagli spalti del San Paolo di Napoli, guarderei soprattutto alla fine del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea. Gli altri problemi vengono dopo, se non ci sono i soldi non si fa nulla.

La questione è semplice: la BCE ha finora tenuto i tassi invariati, così come certifica il regolamento sull’acquisto di titoli di Stato. Ma il Consiglio Direttivo della Banca Centrale ha recentemente eliminato la formula con la quale si notificava che la BCE interviene “in termini di entità e/o durata” quando la situazione economica peggiora. Quindi, è facile dedurre che non vi sarà una estensione del programma di QE, Quantitative Easing.

Tutti i titoli di debito, alla chiusura del QE, che sono in più rispetto alla cifra disponibile, per l’acquisto da parte della BCE, saranno trattati a prezzo di mercato, e quindi non saranno calmierati dalla BCE. In fondo, la banca di Francoforte a Grossmarkthalle ha fatto finora quello che faceva la Banca d’Italia fino al 1981: comprava i titoli del debito pubblico invenduti. La banca di emissione italiana, in questo modo calmierava i tassi, così come succede, oggi, al QE di Francoforte. Quindi, il rientro morbido dall’operazione quantitative easing consisterà nell’acquisto mensile per 30 miliardi di euro di titoli: prima era il doppio.

La durata del programma dovrebbe essere garantita fino al prossimo settembre, ma i grandi investitori si attendono che il QE si protragga, salvo il rinnovo dei titoli acquistati e in scadenza, fino al Dicembre 2018. Finora la BCE ci ha comprato 334 miliardi di titoli, ma se i famosi “mercati”, alla fine del ciclo del QE, si convincessero che noi siamo “instabili” o troppo indebitati, è facile immaginare cosa succederebbe. Gli investitori internazionali hanno due neuroni: uno che si occupa dell’aumento dell’inflazione, ancora troppo bassa, mentre l’altro cerca di occuparsi della politica. Quindi, per evitare di cadere nelle grinfie della speculazione a breve, che azzannerebbe facilmente un governicchio in preda a redditi di cittadinanza o tasse piatte, occorrerà avere un governo stabile, credibile e di lungo periodo.

Poi, siccome l’economia è una moda e non una scienza, oggi abbiamo illustri governatori di banche che vogliono tanta inflazione mentre, negli anni ’80, la crescita dei prezzi era vista come un’apparizione del maligno. C’è però chi sostiene che, data la massa di bonds italiani detenuti dalla BCE, ci sarebbe ancora spazio per gli investitori italiani, anche piccoli, se il QE cessasse. Ed è bene ricordare che il QE ha comprato anche titoli del debito privato, come quelli emessi dalla Hitachi di Pistoia. Ma questo acquisto di massa, che sostituisce quello della BCE, accadrebbe se e solo se ci fosse ancora molta liquidità tra i privati e, comunque, occorrerebbe attrarre anche questi nuovi investitori italiani con buoni interessi, ben oltre quelli oggi praticati.

Insomma, quando finalmente si decidono a spendere, i nostri politicanti si ritrovano con la borsa vuota. Possono aumentare le tasse, ma il Nord è al limite della sopravvivenza imprenditoriale, cioè al bivio, tra la scelta di chiudere l’impresa o quella di saldare il debito fiscale. Poi, i loro elettori li rincorreranno con il forcone. Ecco dove va a finire la politichetta degli incompetenti.