di - 22 marzo 2018

Stéphanie Hochet, Un romanzo inglese, Voland, 2017, pag. 126, € 15,00

Componiamo con questa segnalazione e con quella della scorsa settimana, dedicata a Nora Ikstena, un dittico dedicato a due delle voci femminili più interessanti portate alla ribalta recentemente dall’editore Voland, nella collana Amazzoni.

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Siamo nella campagna inglese a sud di Londra, nel Sussex per la precisione. È il 1917. Infuriano tempi di guerra. L’età dell’innocenza è passata da un pezzo ma la gabbia delle convenzioni stringe ancora usi e costumi della società; in particolare si fa sentire all’interno di una coppia di media borghesia, quale quella composta da Anna, traduttrice e letterata, e George, orologiaio di successo. I due sono in cerca di una governante che si prenda cura del piccolo Jack. A scatenare nel loro rapporto una lenta e silenziosa tempesta è la scoperta, direttamente al momento dell’accoglienza alla stazione, che la prescelta, George (come la scrittrice George Eliot, pensa subito Anna), non è una donna ma un uomo. L’irruzione della sensibilità psicologica e della spontanea delicatezza di George all’interno del nucleo familiare, e soprattutto nell’anima di Anna, logora i lacci che tengono la donna fedele in modo ormai sempre più inquieto ai doveri formali del suo ruolo e si rivela il motore di una vera e propria rivoluzione interiore, fino alla presa di coscienza di profondità e autenticità che fino a poco prima sempravano inesplorate e inesplorabili.

Capisco che la sua presenza, e non solo le sue parole, rende la mia violenza caduca, doma la fiamma che potrebbe portarmi alla follia. L’incendio che ho dentro di me, quando c’è lui, si placa. Non riesco a spiegare come sia possibile. È incomprensibile, ma succede. […] Si è sempre riconoscenti con chi non si scompone di fronte al nostro lato oscuro. […] Chi potrebbe sopportare la vicinanza di una donna che porta dentro questa cosa viziosa, ed è incapace essa stessa di riconoscerla? Il sangue amaro che scorre nelle mie vene mi è familiare a sufficienza e a sufficienza estraneo da riuscire a sentirne il sapore e a provarne disgusto. […] Ma non sono le braccia di George a calmarmi, è il suo modo di ascoltare che ha l’effetto prodigioso di disinnescare la bomba che è in me. Quanto tempo potrò resistere, se sono al sicuro solo in sua presenza?

Alleggerito da una grande felicità di scrittura (ben restituita in italiano da Roberto Lana) e con un controllo narrativo dei tempi verbali magistrale, delle tre opere della Hochet pubblicate in Italia da Voland Un romanzo inglese è a nostro giudizio la migliore. Soprende per la capacità di tenere avvinti in poco più di cento pagine, senza nessun alone di incompiutezza e superficialità, i molteplici temi che affronta, distillando una intera tradizione di narrativa sulle convenzioni sociali e sulla condizione femminile a cavallo tra Ottocento e Novecento, senza negarsi un’impronta personale e aggiungendo, attraverso la vicenda parallela di Valentin, l’amatissimo fratello di Anna, militare di cui da tempo si sono perse le tracce, uno sguardo femminile sul tema della guerra e sull’accellerazione epocale che ogni conflitto comporta per l’umanità.

La guerra cambierà l’avvenire e la concezione che ne abbiamo. Modificherà il nostro modo di pensare. Chiameremo la guerra con dei numeri, anni di inizio e fine, ricorderemo delle immagini e non soltanto immagini di distruzione; si sentirà la leggera vergogna di coloro che saranno risparmiati. Si parlerà diversamente perché il vocabolario si sarà arricchito di parole nuove nate al fronte o dalle recenti tecniche industriali, oppure semplicemente perché dopo quel cataclisma ci si vorrà esprimere in maniera differente, magari con altro accento, forse per dimenticare quello di prima. Per dimenticare il mondo che ci ha portato fino a quel punto. Troveremo altri modi per sentirci felici e capiremo che per esserlo basterà la presenza di una persona cara. Il passato sarà sinonimo degli errori che ci hanno condotto alal catastrofe. Lo vorremmo cancellare e ci inventeremo un avvenire, un tempo nuovo, nato dalle macerie di quello vecchio. Saremo rigenerati dalla nostre stesse speranze.

La Hochet ha scritto un libro dal ritmo lieve ma capace di infiammarsi, allo stesso tempo delicato e crudo, pieno di domande e della capacità di esplorarle senza cercare facili soluzioni. Un libro che si consuma in un poche ore e che però sa sedimentare nell’attenzione di chi legge. Un romanzo inglese come un tè inglese, dei migliori, non da chiacchiericcio in società ma da meditazione solitaria.

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