di - 8 giugno 2018

Daniela Amenta, Malatempora, All Around Edizioni, Roma 2018, pagg. 144, 15 euro

Siamo qui ad attendere di sapere come andrà a finire la questione della mobilità in questo Paese. Se il ministro Toninelli sarà in grado di far funzionare la macchina ministeriale per rilanciare l’economia nazionale tramite le infrastrutture necessarie a spostare uomini e merci in maniera migliore di prima. Nessuno ne sa nulla, è un futuro incerto quello che abbiamo di fronte.

Tuttavia c’è chi sa già tutto. Questa persona è la giornalista (L’Unità, ex Rai Stereonotte) Daniela Amenta: col suo libro “Malatempora – Roma ai tempi di Virginia Raggi” ha scavato in due anni di asfalto e buche, in due anni di bus e metro, in due anni di scioperi selvaggi e gesti di grande umanità. Questo agile pamphlet ci racconta due anni in viaggio dentro la capitale, tra le elezioni e i primi approcci nefasti con il Campidoglio da parte della sindaca grillina e le peripezie che si provano a usare i mezzi pubblici dell’Atac. Una vera e propria folle corsa verso il degrado assoluto in cui versa una città che da eterna si è fatta rissosa e cattiva.

I racconti di Daniela hanno la leggerezza dell’ironia, come quando racconta dei turisti che vanno a infilare la mano dentro al tombino antico della Cloaca Maxima, conosciuto anche come “Bocca della verità”, o quando spiega con struggimento le vicende di un incontro in bus con un anziano che gioca con un bambino e saluta perfino con un cordiale “buonasera”. Siamo in un modo parallelo quasi, dove la sconfitta della puntualità e la vittoria dell’approssimazione regna sulle buche delle strade e sui cassonetti sporchi, ma impregna di sé anche i tramonti mozzafiato verso ovest, nel cielo che pullula di gabbiani o storni.

Siamo a Roma dove infingardo è chi infingardo fa – per parafrasare Forrest Gump – e dove la politica imbeve di se stessa angoli, portoni, locali ed esistenze. L’autrice riesce a farci ridere e piangere insieme, con una scrittura che nel lessico riproduce un romanesco potabile e divertito che incalza il lettore verso emozioni vitali e non abusate.
E se in questo libro possiamo leggere il futuro del Paese nel presente della capitale italiana, certamente avremmo bisogno tutti di tanta pazienza che solo i romani sanno ben portare, e sicuramente dell’ironia di Daniela Amenta che senz’altro aiuta a far passare la nottata…