di - 3 maggio 2018

Stefano Ardito, Incontri ad alta quota, Corbaccio, Milano 2017, pagg. 374, 19,90 euro

Conosciamo la competenza e la precisione di Stefano Ardito, il suo modo al tempo stesso razionale e appassionato di scoprire le cose che più lo interessano. Questo libro è una giusta riproposizione di incontri con i più grandi scalatori e alpinisti di sempre, dai più vecchi ai più giovani. Una riproposizione perché è la riedizione (rivista e aggiornata) di un libro del 1988 che ebbe molto successo. La formula è la stessa: sono interviste ai maggiori sportivi della montagna che tengono insieme un secolo di scoperte, primati, successi e disgrazie. Questo “Incontri ad alta quota” deve assolutamente essere letto da tutti coloro che scalano e si arrampicano per diletto o per professione, e pure da tutti coloro che amano le avventure, le grandi imprese e la montagna.

Sono trentacinque protagonisti, trentacinque stelle della montagna, da Ardito Desio e Cassin al giovane Adam Ondra. Chiaramente non si possono ignorare i due nomi più famosi, le due star che potrebbero (e in parte l’hanno fatto) oscurare tutti gli altri: Walter Bonatti e Reinhold Messner. Due primedonne dello sport e del mondo del gossip internazionale. Due grandissimi atleti con caratteri forti e non sempre pacificati dalla vita. Bonatti è il conquistatore del Monte Bianco, del K2 e del Gahserbrum IV; il marito della showgirl Rossana Podestà; il contestato scalatore dalla testa dura; il primo alpinista a mettere a frutto la sua fama per sperimentare anche avventure di viaggi e conquiste non solo legate alle scalate. Messner è il primo a salire sull’Everest senza ossigeno; il primo a conquistare tutte le vette, tutti gli ottomila del pianeta; l’alpinista testardo e dotato; il camminatore solitario che inventa imprese nei deserti; lo scrittore di best-sellers e il fondatore di musei su se stesso e le proprie imprese.

Eppure, al di là di questi fenomeni, il libro racconta figure più interessanti, anche perché meno famose, ma certo più umane e toccanti. A me piace ricordare il buon Cesare Maestri, alpinista, guida e polemista di prim’ordine, quello che agli inglesi che non erano riusciti a scalare il Cerro Torre in Patagonia e avevano messo in dubbio la sua di scalate con Toni Egger (che morì nell’impresa), rispose: “Non esistono montagne impossibili ma solo alpinisti incapaci di salirle”. Un grandissimo!

Ma su tutti mi preme ricordare il geniale, misurato, eccezionale Fosco Maraini, uno dei grandi del Novecento: scrittore, antropologo, fotografo, alpinista, poeta, e molto altro. La narrazione dell’Asia in Italia, in Europa e in parte anche in Asia si deve alle sue parole, al suo libro “Segreto Tibet” (da cui anche il Dalai Lama dice di aver imparato qualcosa). E poi il Giappone che Maraini frequentò per decenni, e dove fu anche imprigionato in campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato il suo secondo paese, e lui l’apripista europeo della conoscenza e dei rapporti culturali con l’isola del Sol Levante – da leggere il suo libro “Ore giapponesi”. Maraini fu anche poeta, il suo libro “Gnosi della fanfole” da solo incenerisce tutti i libri degli scrittoroni che fanno gli esperimenti linguistici o i manifesti narratologici (dal Moravia di “Storie della preistoria” al Queneau di “Esercizi di stile” ). Ma Fosco Maraini fu anche un provetto alpinista, col professor Tucci col quale litigò perché il maestro non credeva che Maraini scrivesse il suo libro sul Tibet senza dir nulla a lui. E poi quando prese parte alla spedizione del Gasherbrum IV, condotta da Riccardo Cassin, con i due conquistadores della cima Carlo Mauri e Walter Bonatti: il racconto di Maraini è forse il miglior racconto di letteratura di montagna di sempre.

Tutto questo è nel libro di Stefano Ardito, che si consiglia vivamente di leggere.