di - 28 agosto 2018

Droga, droghe e indifferenza colpevole

Ogni tanto qualcuno parla di droga, di disagio giovanile che, in fondo, è anche il disagio di altre generazioni. Lo si fa perchè deflagra un qualche dramma legato all’abuso di alcol o droghe. Poi tutto torna nel dimenticatoio. Oggi il mondo delle droghe, infatti, lo guardiamo da lontano come qualcosa che in fondo si è stabilizzato (ben altra la preoccupazione che caratterizzò gli anni settanta ed ottanta). Ma se caliamo lo sguardo, scendendo sotto la superficie, quel mondo è come un mare brulicante di vite e disperazioni, di storie drammatiche, di sfruttamento e grandi guadagni. Oggi attraversato da novità inquietanti. Prima di tutto, non si deve più fare i conti con l’uso di droga (eroina o cocaina su tutte) ma di droghe, alcol compreso ovvero di poliassuntori. Internet  e la globalizzazione hanno aiutato un micidiale intreccio tra droghe legali e droghe illegali. Con un mouse puoi imparare a realizzare sostanze sintetiche anche con prodotti di uso comune (ne sanno qualcosa tanti giovani greci consumati e distrutti nella disperante crisi di quel paese) o con farmaci, spesso miscelando sostanze diverse ovvero deformando l’uso di quelle “classiche”. Così sotto la superficie scopriamo abitudini e consumi terribili e sfuggenti.  Il binge drinking, letteralmente  abbuffata alcolica, consiste nell’assunzione di più bevande alcoliche al di fuori dei pasti, in un breve arco di tempo. Lo scopo (ormai una patologia) di questi abusi alcolici è quello di provare ebbrezza fino ad arrivare alla ubriacatura completa, con perdita di controllo e intossicazione. Secondo una recente Relazione presentata al Parlamento italiano i binge drinker bevono maggiormente cocktail, birra e vino mentre in misura minore i liquori. Il fenomeno quindi si è ormai diffuso stabilmente in Italia, registrando dal 2013 un costante aumento in entrambi i sessi, soprattutto tra i giovani, ma sempre più tra gli adolescenti e in particolare tra i maschi. Ci sono poi i “farma party”, particolarmente diffusi negli Usa, il cui termine è stato ideato dai mass media americani per descrivere le feste in cui adolescenti si scambiano ed ingeriscono casualmente alcuni prodotti farmaceutici, fino ad esserne intossicati. Una roulette russa in cui i farmaci, assunti in maniera esagerata, casuale ed associata al consumo di alcol, provocano gravissimi danni alla salute, fino al possibile decesso. Il rischio è amplificato dalla totale inconsapevolezza del tipo di compresse ingerite: antidolorifici, antinfluenzali, ansiolitici o antidepressivi combinati insieme hanno effetti devastanti sul cervello e sul corpo. Tra le nuove droghe, sempre più di frequente, si sente parlare dei catinoni sintetici, tra cui troviamo anche mefedrone e flakka, ovvero delle molecole ottenute in laboratorio note anche come sali da bagno.  Diverse, complesse e, allo stesso tempo semplici, sono le cause che spingono, soprattutto i giovani,  ad abitudini deviate, ad atteggiamenti estremi che comportano gravi rischi per la salute psico-fisica: dalla noia, alla difficoltà di misurarsi con le sfide del mondo, dalla perdita di senso, all’emarginazione del gruppo o dal gruppo di riferimento. In un mondo così complicato ed interconnesso, anche digitalmente, fra disagio, sostanze, interessi economici, le risposte delle istituzioni sembrano tuttavia congelate ad un tempo passato. Cioè appare evidente lo scarto tra il processo di “modernizzazione” delle tossicodipendenze ed una lotta a quel fenomeno che sembra incapace di rinnovarsi. Non sanno rinnovarsi il mondo della scuola, ma anche la famiglia, nel loro rapporto coi giovani, nella implementazione/costruzione del contesto sociale; non sa farlo adeguatamente neppure il mondo della prevenzione e della cura (salvo lodevoli e incoraggianti eccezioni), men che meno sanno rinnovarsi coloro che ancora si illudono che si possa sconfiggere le tossicodipendenze con i divieti e la repressione. Però questo è un problema che dovrebbe essere in agenda del Governo, di qualsiasi Governo e del Parlamento, mentre si sente parlare di tutt’altro, con colpevole indifferenza.