di - 17 settembre 2018

La sinistra “imprigionata” nel futuro

Sere fa, ho assistito ad un dibattito televisivo che ha fotografato in modo plastico perchè, in questo paese e non solo, la sinistra-sinistra non potrà mai uscire dalla dimensione numerica di un consenso ad una cifra scarsa, non aiutando quindi la costruzione di un credibile e solido fronte riformista.

L’avvocato Anna Falcone, esponente di quel mondo che, insieme al prof. Montanari – con una dose di  supponenza ben superiore alla capacità di alimentare consenso- intenderebbe indirizzare e ricostruire la sinistra italiana, è stata presente, sulla Sette, ad un dibattito sulle migrazioni verso l’Europa. Per rappresentare la difficoltà di costruire efficaci ed accettate politiche di accoglienza, è stato illustrato il caso di un genitore che, comprensibilmente, lamentava che il proprio figlio è stato inserito in una classe di soli bambini figli di migranti, che parlano lingue diverse, hanno culture differenti e, soprattutto, parlano un italiano scorretto, grezzo e scarno. Questa condizione ovviamente preoccupa (anzi lo ha fatto letteralmente arrabbiare) il genitore, perchè significa limitare -oggettivamente- le capacità di apprendimento del figlio. Nessuno ha potuto contrapporre argomenti sulla fondatezza delle preoccupazioni di quel padre, quindi la conduttrice ha chiesto ai presenti la “ricetta” per rispondere a quel genitore. L’avvocato Falcone è partita con un discorso (in buona parte anche condivisibile) sulla globalizzazione, le multinazionali, la depredazione dell’Africa, lo sfruttamento delle risorse naturali, le ingiustizie planetarie. Al che la conduttrice ha fatto notare che, però, quei problemi hanno risposte in tempi non certo brevi, ma quella famiglia ha il problema adesso. Allora l’avvocato ha controbattuto che bisogna “cambiare l’economia” e -messa alle strette per risposte un po’ più fattibili e concrete- ha indicato nella piena attuazione della Carta costituzionale la soluzione “immediata”. Insomma, nessuna proposta concreta. Tutto rimandato ad un futuro incerto e di proposte tanto accattivanti, e almeno in parte anche condivisibili, quanto distanti dai bisogni dell’oggi. Ecco denudato il profondo limite della sinistra, di buona parte della sinistra, di fronte alla grave crisi che sta ridefinendo il nostro mondo. Non riesce a comprendere che rimandare le soluzioni ad un futuro di “cambiamento dell’economia” o dell’assetto mondiale (problemi che certo esistono), è un lusso che si possono permettere gli accademici, gli “illuminati”, i privilegiati ed i garantiti, ma chi patisce la precarietà, il disagio, la disuguaglianza ha l’angoscia, l’urgenza vorace del presente. Non può permettersi il lusso del futuro. Come canta l’ottimo Ruggeri: “…il futuro è un’ipotesi, l’ultimo alibi che c’è”. Purtroppo un alibi che non funziona per chi soffre il presente.