di - 21 settembre 2018

Inge e la spider rossa

Ero in ufficio, il telefono squillò, alzai la cornetta e di là c’era Inge Feltrinelli che disse: “Athos, sono qua sotto, scendi”. Lo feci, attraversai l’atrio del palazzo comunale e lei era nel gabbiotto del portiere, alle prese con un problema che quel bravuomo, disse, non sapeva risolvere ma forse io sì. La macchina, dove poteva parcheggiarla? La macchina era una spider rossa, ci salimmo, facemmo due volte il giro dei lungarni, inutilmente, così alla fine lei decise di lasciarla accanto alle Logge di Banchi, con me dentro. “Aspettami qui”, disse. E andò a comprare i fiori per la festa della Libreria Feltrinelli, dove stava arrivando Tabucchi, disse, Non ricordo quanto stetti lì, coi vigili che mi ronzavano intorno, ricordo solo che non fui io a pagare la multa. In ogni modo fu una bellissima festa, la libreria era tutto un glicine in fiore, bevemmo un ottimo spumante italiano e poi andammo a casa di Tabucchi, a Vecchiano, dove finalmente Inge riuscì a parcheggiare. Io ero un po’ su di giri, ricordo.

Era sempre stato così, alle feste Feltrinelli.

Rammento quelle a Villadeati, che lei chiamava i suoi ‘déjenuer sur l’herbe’, col vino frizzante delle loro cantine e noi pisani amici di Tabucchi che ci davamo dentro tra un saluto e l’altro, qui a Nadine Gordimer, laggiù a Gunter Grass, a cui Inge mi presentò: “È uno scrittore italiano, gli disse, trattamelo bene”. Io ero su di giri e lei, penso, si era scordata della multa. Rammento anche Isabel Allende, che però, qualcuno disse, era astemia, e Richard Ford, il bellissimo scrittore americano, che però preferiva whisky e soda, e una volta, là in fondo al prato, Jeremy Irons, con tutte le signore appresso, innamorate.

Ma non ci limitavano a bere.

Così spesso Inge Feltrinelli veniva a Pisa per mangiare insieme a noi e sì è vero che parlavamo di libri e di letteratura ma anche di tordi allo spiedo – che come li cucina Alessandro là al circolo Arci neanche i migliori chef – di coniglio in umido o arrosto con le patate, all’Osteria l’Oliveta, dove era nata la scuola di Avane, così l’aveva definita Remo Ceserani e di cui Inge voleva sapere tutto, chi eravamo e quanti, chi decideva l’argomento da discutere tra una portata e l’altra, chi gli ospiti da invitare, e lei era lì e aveva accanto il suo Tabucchi ed era sempre festa e lei si era messa i fiori tra i capelli, per lui e per tutti quelli che amavano i libri e la vita, perché vita e libri, diceva, sono una cosa sola. Ed è così che voglio ricordarla, la incantevole donna che ieri notte è partita per il grande viaggio, con la sua spider rossa. È partita lasciando dietro di sé l’immagine colorata della sua forza d’animo, del suo indomabile coraggio e della sua incessante ricerca della bellezza. Buon viaggio, Inge.