di - 16 settembre 2018

Dieter Schlesak, Vivetta Valacca, Luce/Licht, Zeit Los brennt dieses Licht hier, Edizioni ETS Poesie Serie rossa 2017, pag. 186, € 14,00.

E’ un dialogo d’amore – distinto dal corsivo nelle poesie della Valacca e dal tondo in quelle di Schlesak, con testo tedesco a fronte – che ricorda il Cantico dei Cantici, carico di Luce, di spiritualità, di sensualità e di passione.

Uomo e donna si ascoltano, riprendono, sviluppano ognuno il pensiero dell’altro, come due anime fuse in una sola anima, creando una catena di anelli che esaltano l’amore come supremo bene concesso, un bene che è esistito da sempre in varie forme, come bambini fratelli, padre e figlia, amici, o come sposi: “Ci ha toccato/ Ciò che è stato sempre/millenni interi/aspettando amore/prima che/l’amore adesso /ci facesse nascere.”

E’ un amore voluto dal Destino: “Tu eri con me prima nel pensiero/ fino ai padiglioni del Cielo”, inciso nelle linee della mano di lei, “le mie mani di parole”. Il mio fatum – lei risponde – è “cantare/ ed amarti”

Se Luce è Dio, se Dio è Amore, uomo e donna sono dunque uniti nella Luce – il Mondo è luce in cui si vive e si sopravvive – e il loro amore viene da Dio, glielo hanno portato gli Angeli: “Il tuo amore – lei dice – ti congiunge all’Eterno”. “Tu mi sei stato mandato da Dio”.

L’amore unisce tanto da non percepire più le divisioni, fa sentire  due in uno, e la dimensione del tempo della vita si dilata. “Dove finisce io?/ Dove comincia tu?/ E’ soltanto Noi dovunque”. Solo un uomo e donna alla ricerca di completezza.

Così si è espresso infatti Dieter Schlesak: “Dio, UNO (J) è stato frammentato dall’uomo: donna e uomo, che in verità non sono divisi, solo con quello atto di peccato – mangiando la RATIO, la falsa conoscenza visibile – si vedono ingannevolmente solo come corpi, si CREDONO divisi, ma tendono sempre insieme all’UNO…”

C’è una tensione verso il Vero, una dimensione fortemente spirituale che nulla toglie al richiamo dei sensi: “Tu mi visiti/vieni in me/e il mio corpo lo sa/lo sente/ Tu arrivi come fuoco/la mente ti accoglie/il corpo già aperto/ come un fiore”.

Tutto si racchiude nella Parola, dove l’anima parla all’anima: “Siamo l’agosto del cuore/ ma il corpo è innocente./L’incendio dei sensi/non passa nei gesti./Ma i gesti hanno limiti/di spazio e di tempo/Al pensiero e allo spirito/non c’è limite alcuno”.

La Parola, il Logos, è ciò che unisce l’uomo e la donna ed alimenta la fiamma della passione: “Non mi stanco/di lambirti/amoremio/ e di accarezzare/il tuo corpo lontano”. La Parola annulla le distanze: “Mettiti comoda adesso nella frase/così rannicchiata contro il tempo”. La Parola divennta “casa nello spazio del cuore/anche nell’assenza”.

La passione è un’onda che trascina, la liquidità è elemento trasversale, ogni molecola del corpo fatto d’acqua è posseduta da d’amore: “In direzione del cielo/ quello che ci fa scorrere/l’acqua di Dio in noi/ non muore mai”.

Se questo amore è sempre stato, anche prima di questa vita perché disegnato nelle stelle, allora la morte sarà la porta verso la Luce, dove ogni distanza sarà annullata ed uomo e donna si riconosceranno proprio in virtù del sentimento provato e vissuto: ”Siamo come saremo nella morte/completamente insieme/così/traboccanti di unione/calore/amore e desiderio…”

Scrive Vivetta Valacca nell’esporre le ragioni di queste liriche: “Quando tutti sapremo tutto, cosa ci distinguerà l’un l’altro se non l’amore che provavamo per le persone care al momento della nostra morte?…In sintesi, il mio convincimento è: io sono l’amore che vivo.”

Un canto a due voci che trascina, un inno all’amore che è dolcezza, protezione, sicurezza, completezza, ricchezza, nostalgia, sensualità, carnalità, estasi. Un dono divino.