di - 21 settembre 2018

Problema migrazioni, problema sinistra

Questo governo è solo chiacchiere e distintivo, eppure veleggia indisturbato nel Paese come non avesse fine. E a ben guardare, anche se avesse fine per idiosincrasie interne, contrasti tra leghisti e pentastellati, torneremmo a elezioni senza avere un vero rivale. In sostanza Lega e 5S viaggiano indisturbati verso buoni risultati, di governo se andranno avanti, elettorale se si andrà al voto dopo le prossime europee.
Non sono cose nuove: lo diciamo da qualche mese. Così come, da qualche mese, stiamo cercando di suggerire ai rimanenti, coraggiosi elettori di sinistra, che gridare al fascismo a ogni piè sospinto non produrrà alcun effetto anti-governo, anti-Lega, anti-Salvini. Oggi moltissimi cercano di appioppare ai governanti e alla “gente comune” che si esprime in maniera rozza e diretta (a tratti incivile – va detto e contrastato), l’appellativo di “fascisti”. Nessuno che cerchi di analizzare cosa sta succedendo, prima di sparare contro; nessuno che tenti di costruire un progetto d’Italia migliore, prima di parlar male del popolo razzista. Nessuno che dica che la democrazia, in Italia e nei nostri sistemi-Paese attuali è incompiuta e che forse non è mai esistita se non in certe particolari zone del pianeta, in certi particolari momenti della storia.
È forse democrazia questa europea dove ogni Paese membro prosegue a decretare a modo proprio secondo interessi nazionali? È democrazia quella italiana senza partiti e con tanti centri di potere? E di contro non è forse para-fascismo quello delle corporazioni di qualunque genere siano? Non è forse para-fascismo d’élite quello che spinge a decidere a colpi di “sentenze” sulla pubblica piazza?

Al contempo il PD, partito ormai evaporato nei mille rivoli dell’insussistenza degli attori che lo frequentano, fa di tutto per dare di sé un’immagine scomposta e conflittuale: il peggio che si possa dare a vedere verso un elettorato incerto e impaurito.
Finché a sinistra non si comincerà a pensare che il tema della sicurezza non è (come hanno fatto in molte città dove poi il PD ha perso le ultime elezioni amministrative) installare telecamere di sorveglianza che nessuno controlla e sulla base delle quali si possono fare pochi interventi di sanzione e quasi nessuno di prevenzione, vincerà la destra.

Il problema dell’immigrazione è il problema dei problemi europeo (anche se concretamente ci sono questioni ben più importanti) perché anche sulla base del rapporto con l’Africa e le sue materie prime e del rapporto con le migrazioni sono determinate le politiche interstatali tra varie nazioni del Vecchio Continente.
Il problema dell’immigrazione pone questioni al presente sulla base degli ingressi non controllati e di persone che non potranno essere integrate per impossibilità concreta; pone problemi al futuro, al modello di sviluppo e al mondo del lavoro che vorremo creare in Europa.
A meno che ci vada bene credere che i tunisini scappano da qualche fantasmatica guerra; o ci stia bene che moltissimi migranti finiscano nei centri di accoglienza che somigliano ai più degradati centri di detenzione; o che ci stiano bene le condizioni di lavoro e di vita dei nuovi schiavi che lavorano nell’agricoltura al sud Italia.
Il problema migratorio è attuale anche perché è quello più stimolato dai politici (che stuzzicano così la pancia degli italiani e li imbambolano con slogan) e dai media (serve loro come elemento conflittuale per schierarsi e quindi creare lettori-tifosi, invece di lettori-consapevoli, e quindi vendere più copie), e quindi più sentito dai cittadini e dai social. Perciò, anche se non dovrebbe ragionevolmente il tema più importante, di fatto lo è.
Inoltre il problema migratorio pone problemi ai rapporti di forza tra Stati-nazione europei che non ragionano ancora in modalità cooperativa, ma in modalità concorrenziale, soprattutto sul tema energetico. Ad esempio la Francia (che peraltro ha una buona base di approvvigionamento energetico tramite nucleare, che vende anche all’Italia che non ha autonomia energetica) lotta da decenni contro il nostro Paese in NordAfrica, con l’obiettivo ultimo di “acquisire” la Libia per detronizzare l’italiana ENI e mettere al suo posto la francese TOTAL. Sulla base di questo miraggio la Francia di destra con Sarkozy ha voluto con tutta la forza destituire Gheddafi e ucciderlo, in modo da distruggere la labile unità libica. Oggi la Francia di centrosinistra di Macron sostiene il generale Haftar contro El Saraj (sostenuto invece dall’Italia), per mettere in crisi il piccolo equilibrio che ENI aveva creato nella Tripolitania, continuando a far lavorare a pieno regime i pozzi petroliferi che riforniscono in buona parte l’energia italiana.

Chiunque abbia un po’ di sale in zucca, che lavori nel commercio, nel turismo, nell’industria, o sia disoccupato, capisce che senza energia a un costo abbordabile non si va da nessuna parte, perché limiteremmo la capacità italiana di produrre, servire, offrire ospitalità, fare buoni prezzi, navigare in rete, mantenere bassi i costi dei servizi primari e dei servizi pubblici locali e nazionali.
Altrimenti dedichiamoci all’appello dei “savi in spirito”, coloro che pensano di avere capito alfine il senso del mondo, modellando la nostra esistenza sulla decrescita, felice o infelice che sia. Di fatto abbiamo già imboccato questa discesa, ma se decrescita deve essere allora che si cominci a far corrispondere fatti e parole: non voglio vedere più imbonitori dei social che predicano bene e razzolano male. Prego accomodarsi all’uscita, abbandonare i mezzi di comunicazione, mezzi di trasporto che non siano la bicicletta, e tutto ciò che per funzionare ha bisogno di energia e carburante.

Per tutti quanti, invece, potrebbe essere utile non fermarsi al dato emotivo degli argomenti politici e tentare di capire minimi elementi geopolitici in relazione agli aspetti demografici e alle relazioni internazionali. Formarsi un’opinione sulle emozioni che la religione e le associazioni caritatevoli cercano di incanalare nel dibattito politico pro domo loro non è responsabile.