di - 3 ottobre 2018

Il governo e un baleno…

Non si scrive una finanziaria dentro a un mercato del pesce, tra le grida scomposte di tutti. Il documento sulla stabilità e la crescita, come lo si chiama pomposamente oggi, prima lo si scrive, poi lo si mette in cassaforte, poi infine lo si manda alla UE. Dopo, ma solo dopo, se ne parla. Questo continuo rincorrersi di percentuali e cifre, mai uscite peraltro pubblicamente e ufficialmente, su cui però tutti sbraitano, è un ulteriore elemento di fortissima paura per gli investitori esteri i quali, come certi insetti, percepiscono solo il calore o il freddo, la luce o il buio. E allora serve ribadire che il silenzio si addice al governo, “il silenzio non ha mai tradito nessuno”, come diceva lo spiritosissimo reazionario Rivarol.

Poi possiamo anche avallare certi luoghi comuni: che la Commissione UE sia una patacca, è vero; che sia diretta da un forte alcolista che viene preso di peso dai valletti di Palais Charlemagne alla fine di ogni discorso, è vero; che la UE sia albergo di molte fesserie pro-gender e pro-tutto, peggio di un college di provincia Usa, pure è vero; che faccia una politica estera da ridere, ancora è vero. Ma non si tratta male chi è più forte di te, si cerca casomai di diminuirne il potere. Capisco quindi che nemmeno voi, cari giallo-verdi, avete letto Machiavelli. Macron, sul “Principe” del Segretario fiorentino, ci ha scritto una tesi da ridere a Science-Po, ma voi non l’avete mai letto. Male, molto male, perché alla bisogna sarebbe servito per “ridimensionare” quelli dell’Unione, soltanto prendendo in mano i loro posti. E invece siamo al conflitto inutile tra sovranismo ed europeismo. Ecco dove ha portato, in Italia, ritenere Strasburgo una sorta di reparto trombati alle elezioni nazionali…

Se aspettate che l’Unione si sfaldi, cari giallo-verdi, con l’arrivo dei destri della AfD tedesca, con il nuovo governo svedese, con il crollo del macronismo in Francia, con i Paesi di Visegrad, infine con l’Austria, siete ancora in errore. Tutti questi conoscono bene il loro interesse nazionale, voi no.
Ma la lista è lunga. Infatti, men che meno si va in Cina a perorare loro investimenti sul debito pubblico italiano; o in Russia, dove Putin (ve lo avrebbe dovuto dire il vostro ministro degli esteri, che però è solo un giurista con limitatissima esperienza europea) se ne sta andando dalla UE, “piena di “servi degli Usa” – dice la propaganda di Mosca. Casomai, in Cina o in Russia a trattare ci si manda chi di dovere, uno ignoto ai più che sa tenere la bocca chiusissima e che è ottimo amico della dirigenza cinese attuale (e anche antica), tra tè bollenti e stuzzichini di riso dolce. Lui lo conoscono, il bravo Tria no. E non gliene frega niente di conoscerlo, alla Città Imperiale. Sembra che, proprio come l’odiatissimo Renzi, questi gialloverdi facciano tutto in piazza, per farsi poi subito castrare dai vari nemici, interni ed esterni.

Bisogna dunque fare attenzione al fondo schiena, perché a volte tutto si risolve in un baleno…