di - 26 novembre 2018

Addio a Bernardo Bertolucci

Parmense, figlio del poeta Attilio (e fratello maggiore di Giuseppe, regista di Berlinguer ti voglio bene, 1977), ci ha lasciato, malato e infermo da tempo, Bernardo Bertolucci. Non è per le grandi produzioni, che più lo hanno reso noto nel mondo, Il tè nel deserto, L’ultimo imperatore (pluripremiato con gli Oscar), Il piccolo Budda e neppure per le opere – sempre centellinate a distanza di anni l’una dall’altra – posteriori alla metà degli anni Settanta che va in primo luogo onorato e celebrato questo maestro del cinema oggi scomparso. Queste sono pellicole scarsamente rilevanti, anche perché commerciali e prive di ispirazione. Per quelli della mia generazione, almeno, ma credo per gli amanti del cinema d’autore, Bertolucci è stato importante per quanto ha regalato, come regista tra quelli di punta del cosiddetto “Nuovo cinema italiano” (ogni stagione ha un nuovo cinema) di quasi mezzo secolo fa, dagli esordi accanto a Pierpaolo Pasolini, che lo ebbe appena ventenne aiuto regista ne L’accattone, e per le opere girate con la semplicità dei maestri sin dai suoi bellissimi film d’esordio La commare secca, che fu sceneggiato da Pasolini, e Prima della rivoluzione, poi dei film di impegno storico-politico, ma mai ideologici, complessi, nei quali sapeva sempre trasmettere scampoli di “universale”: in Partner, o ne La strategia del ragno, Il conformista. E poi, quel grandioso affresco (termine abusato, ma è il più puntuale), pieno di magistrale interpreti, che è stato Novecento, una sorta di colossal che ha raccontato con forza epica un pezzo cospicuo della storia d’Italia vista dall’Emilia. Impressionisticamente da accostare per larghezza di sguardo e intensità di sentimenti a C’era una volta in America di Leone (di cui per C’era una volta il West Bertolucci fu collaboratore) o per certi versi a Il gattopardo. Ultimo tango a Parigi ebbe un valore simbolico per le disavventure con la censura anzi con l’inquisizione, oltre che la capacità libertaria di descrivere senza tabù il sesso inteso come risposta a una società in crisi, con due interpretazioni straordinarie dei compianti Marlon Brando  e Maria Schneider. Nei successivi anni Settanta qualcosa sembra già incrinarsi nell’ispirazione del maestro. La luna è un film modesto. La tragedia di un uomo ridicolo è forse l’ultima cosa buona, con un Tognazzi meritatamente vincitore della Palma d’Oro a Cannes come miglior attore.

Bertolucci fu Leone d’Oro alla carriera nel 2007 e ha girato il suo ultimo film, Io e te (passato quasi inosservato), nel 2012.

Lungometraggi:

  • La commare secca (1962)
  • Prima della rivoluzione (1964)
  • Partner (1968)
  • Il conformista (1970)
  • Strategia del ragno (1970)
  • Ultimo tango a Parigi (1972)
  • Novecento (1976)
  • La luna (1979)
  • La tragedia di un uomo ridicolo (1981)
  • L’ultimo imperatore (1987)
  • Il tè nel deserto (1990)
  • Piccolo Buddha  (1993)
  • Io ballo da sola (1996)
  • L’assedio (1998)
  • I sognatori (2003)
  • Io e te (2012)

Lo ricordiamo con un breve video tratto da un Tg parmense, delle terre che tanto lo hanno ispirato.

https://www.gazzettadiparma.it/video/news/554191/addio-a-bertolucci–i-suoi-film-che-hanno-fatto-la-storia-video.html