12 Aprile 2024
Words

Sanremo 13 milioni

Tredici milioni di spettatori, la Rai spopola.
Sanremo è partito. Tutti con l’orecchio teso per aspettare il botto: si è sentito un soffio e poi è calato il buio del sonno consolatore. Sanremo è partito con la break dance intrecciata con le luci molto disco, ma vedremo meglio più avanti chi salta che cosa, chi salta perché, chi salta e basta. Sanremo è partito dimenticando una cosa: la musica. Hanno dato una mano gli inciampi tecnici.
Va be’ anche la pretesa di ricordarsi sempre tutto… E che tutto funzioni come dovrebbe…

24 canzoni in una serata ammazzerebbero anche chi, come si faceva una volta, fosse uscito di casa con la sedia pieghevole per andare al Circolo a vedere la tv, mangiando un gelato che nel frattempo gocciolava sui pantaloni di frustagno. Eravamo felici. Quanto eravamo felici.

Ieri, invece, qualcosa non funzionava, saltavano i record e i nervi; i sorrisi si facevano ingessati. Leggo ora di problemi tecnici rincorsi durante tutto l’arco della trasmissione ma inutilmente.
È la Rai, direte voi – lo so. E infatti il pachiderma non se ne lascia sfuggire una di occasioni per dar mostra di cosa possa essere la maledizione di Tutankhamon: più tieni a una cosa, più la figura si fa di merda. Proprio Patty Pravo ne soffre, ne ride, se ne fa vanto e non si capisce se abbia cantato. L’abbiamo vista entrare, prendere un mazzo di fiori per il collo e uscire.

Avevo dieci anni quando il Festival lo vinse Claudio Villa insieme a Tullio Pane: “Buongiorno Tristezza. Amica della mia malinconia, la strada la sai è quella che era un dì dell’allegria”.
Canta Francesco Renga, ed io son qui ad ascoltare: “ Io che guardo sempre il cielo/E sogno ancora di volare/Ogni volta più lontano e poi/Non so più come tornare/Con un poco di fortuna/E due stelle da seguire/Ho trovato le tue braccia ad aspettare.”