24 Aprile 2024
Culture Club

Nel paese di Fucking

Quante volte gli abitanti di quel paesino austriaco avranno desiderato di svegliarsi a Macondo, in un mondo troppo recente perché le cose avessero un nome, tanto che bisognava indicarle con il dito. E invece il nome purtroppo c’era. Scusi, infierivano i turisti venuti lì apposta, questo posto come si chiama? Sillabe maledette, irresistibili soprattutto per gli inglesi, che andavano in missione per un selfie davanti al cartello toponomastico. E qualche volta, troppe, il cartello addirittura lo sradicavano per portarlo a casa, al punto che hanno dovuto cementarli tutti. ‘Fucking’.

Da quel verbo che non ha più confini, dove ti ci mandano in ogni parte della terra. ‘Fucking’ per farsi due risate alzando il medio. Se il nome è destino, il consiglio comunale di questa frazione nel comune di Tarsdorf, a nord di Salisburgo, alla fine ha deciso di cambiarli entrambi. Dal primo gennaio le cento anime condannate alla derisione cesseranno di vivere dentro un insulto, anche se i nostalgici hanno protestato e l’impresa non è stata facile. Spiegheranno che il posto in questione si chiama Fugging, con due G, non subiranno più furti a bordo strada e smetteranno di essere lo zimbello di internet. I nomi sono cose potenti, si appicciano addosso e non si staccano più.

Lo sanno bene le famiglie Troia, Cantacesso, Pirlone, Mastronzo, Bavone e Tontodimamma che fanno ridere gli impiegati dell’anagrafe. Lo sanno i Bocchino, i Cacchio e i Castrati quando a scuola fanno l’appello. Ogni colpa è andata in prescrizione. Introvabile risulta lo spirito burlone che sparge imbarazzo sugli individui e sui luoghi. L’Italia è piena di ‘Fucking’, nel suo piccolo. In Umbria c’è Bastardo, che i bastardesi si sono tenuti stretto malgrado le proposte di modifica. Anche Purgatorio è rimasto tale e quale (da Nord a Sud ne risultano ben tre), perché poteva perfino andare peggio. Come in provincia di Perugia, dove esistono la frazione Casa del Diavolo e varie ipotesi sull’etimologia, tutte raccapriccianti. Meglio Belsedere, vicino a Siena. O Altolà, nel Modenese, dove viene più che spontaneo fermarsi. Femminamorta a 18 chilometri da Pistoia rievoca il ritrovamento del cadavere di una fanciulla sotto la neve e resta come è. Così come conserva tutta la sua potenza evocativa Alluvioni Cambiò, in provincia di Alessandria, dove le esondazioni di Tanaro e Po nei secoli hanno disfatto il paesaggio diverse volte.

La giostra dei nomi buffi dalle Alpi alla Sicilia ci ricorda chi siamo, sempre pronti a pensare male. Abbiamo un Borgo Passera (Ancona) e un Cazzulino (Lecco), quattro Chiappa di cui una vicino a Gazzo. Abbiamo cinque Chiavica, un Fallo, una Favalanciata e due Ficarazzi. E ancora La Ficaccia, Fighine, Gnocca, La Vagina, Orgia, Godo. Perché riferimenti che rendono così esposti e vulnerabili? Risponde con logica una città americana del North Carolina dal nome impertinente: Whynot?

[tratto da La Nazione – di Viviana Ponchia]