22 Luglio 2024
Sun

Francesco Guccini, Non so che viso avesse, Giunti 2020, pp. 322, euro 19,00

Un’autobiografia presentata come prima edizione, dalle grandi aspettative.
Poi, a pagina 143, nelle conclusioni dell’autore, si scopre che è già stata pubblicata dieci anni prima… E allora non si capisce perché l’editore non dichiari questa cosa nel colophon. È veramente stravagante che non si scriva a inizio libro, essendoci pure una specie di introduzione dell’autore, che il libro è una riedizione o ristampa.
Già questo aspetto pone alcuni dubbi sull’operazione libraria dell’editore che pare sia soltanto un’operazione commerciale per sfruttare l’ottantesimo compleanno del cantautore più cantautore che ci sia in Italia.

Poi ci si trova a leggere il libro e si scopre che ci sono due capitoli che sono uno la fotocopia dell’altro e dove le ripetizioni sono fastidiose da leggere e incongruenti per la storia raccontata. Com’è possibile che un editor, o un correttore, non abbia valutato di far riscrivere o modificare queste ridondanze incomprensibili.
Ma a pagina 139 Guccini scrive che un editor del libro esiste. Si chiama Beppe Cottafavi e non si capisce se stesse dormendo mentre curava l’autobiografia dell’autore de La locomotiva.

Le storie che Guccini racconta della sua vita, di Bologna e Modena, dell’Appennino tosco-emiliano, di Pavana, di certi musicisti e di certi suoi colleghi sono divertenti, scritte con gusto e modestia. Guccini è un buon narratore e dalle sue pagine si evince la sua grande passione per l’appennino e per le storie familiari. In questo libro ci restituisce il suo attaccamento alla famiglia e ai luoghi degli avi, come se l’autore ci dicesse che non si esiste soltanto come monade nel Mondo, ma c’è per ciascuno di noi un legame, un’eredità che non possiamo ignorare.

E tuttavia a un certo punto scopriamo che questo libro, composto da oltre 320 pagine, finisce a pagina 146. Le altre 180 pagine circa si scopre che non sono di Guccini, ma del docente universitario Alberto Bertoni, che però non è mai citato. Non è citato in copertina, non è citato nelle bandelle, non è citato in controcopertina, e neppure nel frontespizio interno e neanche nella prefazione dell’autore che firma il libro, intitolata “Della difficoltà, quasi impossibilità, di scrivere una verace autobiografia”. Bertoni, che scrive la maggior parte del libro non esiste, il lettore si accorge di lui poco prima di arrivare a metà delle pagine. Non potendo leggere i libri in libreria e tanto meno su Amazon, prima di ordinarli, il lettore si aspetta di comprare 322 pagine di Guccini e invece è ingannato, perché il nome di Bertoni (che – ripeto – scrive la maggior parte della “autobiografia” vecchia di Guccini, venduta per nuova) non appare se non a pagina 147. Cosa scrive Bertoni? Cose interessanti: analizza le canzoni di Guccini, ne parla in chiave letteraria e culturale, ponendole in una prospettiva storica.

Tutto bene, ma che razza di libro è mai questo se non una vera e propria fregatura per l’acquirente?