23 Febbraio 2024
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Emiliano Gucci, Le anime gemelle, Feltrinelli 2020, pag. 256, € 17,00

Sa scandagliare l’animo umano fino al profondo, senza timore di trovare il buio e la paura, ma cerca la bellezza dovunque è possibile Emiliano Gucci, che ci coinvolge  con storie di gemellarità, questa volta, continuando il suo narrare volto a  indagare gli aspetti più vari e complessi e delicati dei rapporti umani.
Sono due fratelli, Fausto e Franco, coloro che aprono il romanzo, identici tanto da essere scambiati, tanto da potersi sostituire al bisogno. Cresciuti in una cascina sopra un colle, in mezzo a vigne e olivi e boschi; sicuri di non separarsi mai nella vita, due ma uno sempre.

L’età li porta a scegliere ognuno la propria strada, convinti di diventare due unità a se stanti, eppure bisognosi di incontri periodici per tenere viva la loro intesa. Franco ha un temperamento artistico, ma ha dato grattacapi ai suoi per il  carattere estroso e talora incontrollato. E’ rimasto a lavorare nella azienda di famiglia, mentre Fausto ha scelto un lavoro che lo porta a viaggiare, sottraendo molto tempo alla moglie Bianca. Il suo ritmo di lavoro crea momenti di crisi alla coppia, che i coniugi cercano di superare, consapevoli dell’amore che li lega.

In una di queste situazioni Fausto deve lasciare Bianca sull’isola delle loro vacanze, chiamato urgentemente dal padre, perché il fratello ne ha combinata una delle sue, grossa, questa volta. A malincuore parte, stanco di essere coinvolto nella vita di Franco, promettendo a Bianca di tornare a sera o al massimo la mattina dopo.

Ma l’intervallo si prolunga  contro la sua volontà perché la situazione che si trova a fronteggiare è drammatica, così resta diviso tra l’obbligo morale di fare luce e il desiderio di mantenere la promessa, in quella vacanza che dovrebbe curare il suo matrimonio.

In questo intervallo si inserisce Bianca, gemella di Azzurra, diversissima nell’aspetto, nel carattere, nelle scelte, mai stata in sintonia con lei, in una gemellarità di scarso aiuto reciproco. Azzurra la accoglie nel suo gruppo di amici in un posto di vacanza sul mare di poche pretese ma di buon cibo e parecchie bevute in compagnia.  Bianca dapprima osserva e cerca di rimanere distaccata, tuttavia viene piano piano presa dalle loro storie, prova turbamenti inattesi, gioisce nello scoprire che la sorella si sta innamorando. Riesce ad avvicinarsi ad Azzurra in un modo nuovo, più profondo e più bello.

Sembrano due storie destinate e rimanere distaccate, ma Gucci intreccia i destini e tutto si lega, mentre  il lettore va dal mare ai colli, dall’Italia all’estero, fino all’epilogo affatto scontato. Ma questi pochi tratti sul romanzo di Gucci sono riduttivi del suo valore.

Gucci mette quasi la sua firma quando apre sull’ambiente, lui così innamorato dei colli della Toscana con tutte le loro meraviglie. Ma la Toscana non ha solo i colli, ha la bellezza del mare e delle isole, dei coltivi, del cielo e del clima. Questo Gucci ci fa vedere, mentre ci porta nei boschi, nei sentieri, nelle vigne, nelle cantine buie e odorose. O sugli scogli dove Fausto e Bianca si amano nel sole e nella voce del mare, se non fosse per un cellulare che squilla all’improvviso.

Gucci ama disperdere simboli tra le pagine. Apre con un bosco devastato dall’incendio – intanto crescono l’apprensione e i dubbi di Fausto – e con l’immagine di un capriolo  che ne esce ustionato e muore, vittima del male altrui. Altre vittime si scopriranno dietro le porte chiuse.

I viaggi di Fausto, via dalle brutture che ha scoperto, dal fratello, dal dolore che ha visto, ci portano in città e strade senza nome – del resto nessun luogo ha un nome, tutto è nella più assoluta anonimità destinato a farsi conoscere per la sua essenza.

In una città straniera Fausto passa attraverso una specie di girone infernale – una lunga strada invasa da prostitute di ogni colore e provenienza – sotto una pioggia martellante, alla ricerca di espiazione  delle malefatte di Franco, lui così simile al fratello.

Qui subentra una simbologia cristiana, nel caricarsi sulle spalle gli errori degli altri. E una disperata volontà di omicidio- suicidio. E’ solo “uccidendo Franco”, prendendo la sofferenza dentro la propria carne, che Fausto può pensare davvero alla propria vita ed a ripartire con Bianca, sempre che lei sia ad aspettarlo ancora.

Le porte chiuse rimangono un simbolo ricorrente, con gli interlocutori che parlano di qua e di là senza il coraggio o la forza o il desiderio di guardarsi in faccia. Porte che andrebbero chiuse anche negli eccessivi legami della gemellarità, per non farsi troppo male. Ed altre che vorremmo si aprissero.

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.