3 Marzo 2024
Sun

Stefania Nardini, La combattente, edizioni e/o 2021, pag. 160, € 15,00

Lui, Fabrizio, è uno sceneggiatore importante; lei, Angelita, fa la giornalista. Lui l’ha amata tanto.

Si sono conosciuti all’interno di una clinica psichiatrica prima della legge Basaglia, entrati di soppiatto; lui filmava clandestinamente e lei si era introdotta nello stesso modo. Non la voleva in mezzo, quella ragazzina, ma i loro occhi “si attraevano con una rabbia sfrenata”. Identici i loro obiettivi. Il filmato fece scalpore e la stampa dette rilievo alle tremende condizioni in cui vegetavano i malati psichiatrici.

Poi si sono persi di vista per alcuni anni fino a quando sull’isola di Skyros inizia la loro storia. Angelita è stata la sua felicità, anche lei “drogata” dall’amore di lui, dalla loro vita insieme. “Il tempo? Cazzate! Il tempo eravamo noi”.

Una diagnosi di cancro porta via Fabrizio e Angelita rimane nella casa grande -il figlio a Torino- isolata insieme alla sua disperazione, al freddo ed al vento che soffia. Unico essere vivente, la gatta Topazia.

Lei, che è stata donna granitica, che ha saputo sostenere con discrezione e amore Fabrizio nelle sue profonde crisi depressive, ora vorrebbe far esplodere il dolore, svuotata della forza di fare e di progettare. Non pensa nemmeno al minimo per la sopravvivenza.

Se a questo punto il lettore immagina di scoprire la storia di una vedova spezzata dalla disperazione, niente di più lontano da come si sviluppa il romanzo. La Nardini sa tenere agganciati con ben altri elementi, con una struttura agile, coinvolgente e piena di sorprese, giocando tra passato e presente con disinvoltura e consapevolezza. Del resto Stefania Nardini ha già dimostrato la sua passione per altri generi narrativi, basti pensare al noir “Gli scheletri di via Duomo” del 2008, Pironti editore.

Così scopriamo la formazione di Angelita, “donna, giovane e contro” fin dai quattordici anni, cresciuta con i consigli del suo professore che l’ha indirizzata a Stenhal, Marx, Freud. Ragazza spinta dal desiderio di giustizia sociale, ha vissuto gli anni di piombo, “anni di gioventù sfacciata in cui bisognava schierarsi”. Ha un passato da militante con tutte le sue contraddizioni, presente nei cortei, nelle manifestazioni, attiva nel volantinaggio anche a rischio di subire gli attacchi dei fascisti che non si limitavano a darle della “mignotta comunista” ma dopo le provocazioni “passavano alla spranga di ferro”.

Lei non ha conosciuto niente del passato di Fabrizio nonostante tanti anni di vita insieme, in perfetta sintonia su ogni scelta.

Ora nel giardino della grande casa le sembra di sentire rumori strani.

E una notte si apre una falla nella cantina -ed anche nella vita di Angelita- , mentre l’acqua fuoriuscita da un flessibile rotto allaga la casa e inquieta la gatta.

C’è qualcosa nascosto dietro il mattone caduto. Che cosa riesce a grattare via dall’incavo? Ci sono lettere in tedesco e una pistola. Ora al dolore si unisce il terrore.

Inizia così la ricerca coraggiosa della verità, che la porta a seguire ogni possibile pista, in Italia e a Marsiglia, per arrivare a far luce sul passato di Fabrizio, quello che forse nemmeno lui ha svelato al suo psicoterapeuta, quello con cui si è confrontato da solo e in silenzio, ma che gli ha logorato la vita.

Perché proprio Marsiglia? Chi incontra? Con quale passato? Con quali confessioni? E che c’entra Fabrizio in tutto questo?

La verità finalmente scoperta trasforma il dolore in rabbia. Non cancella l’amore, tuttavia prevale la rabbia, per essere stata estromessa da verità fondamentali, per essere vissuta nella sicurezza che tra loro non ci fossero segreti, zone d’ombra. Una rabbia che mette tutto i discussione, che troppo tardi spiega le ragione del male di vivere di lui, in “un mix di sentimenti mortificati” che sono diventati veleno, in un “presente tanto violento da sembrare un incubo”. Un presente così tremendo che crea alla donna visioni di una giovane creatura bionda che circola silenziosa nel suo giardino, ormai divenuta Angelita stessa una creatura strana, sul limite della pazzia, irraggiungibile anche dal figlio.

C’è bisogno di una svolta.

Allora urla sulla pietra fredda del cimitero le sue domande destinate a non avere risposta, insieme al suo furore, alla sua delusione.

C’è bisogno di liberarsi dai fardelli che opprimono.

Molti i personaggi che si incontrano, legati ad Angelita da amicizie vere, con attenzioni rispettose, collaborazioni spontanee, importanti anche nelle scelte più difficili e pericolose. Angelita ha intorno una rete di affetti sinceri, quelli che l’aiutano a non sprofondare.

Ma ora finalmente capisce che deve imparare lei a volersi bene, che ha bisogno di una nuova luce e di ritrovare la leggerezza. Perché lei è viva!

Bello l’ambiente della casa grande, bella la natura che spunta qua e là nel discorso narrativo, ma c’è tanta solitudine intorno.

Hai bisogno del mondo, mamma, le dice il figlio. E sono parole d’amore.

E dell’amore di Fabrizio e Angelita rimane come simbolo una conchiglia raccolta sulla spiaggia di Skyros.

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.