30 Maggio 2024
MusicShow

Long Hot Summer

Come diceva il Maestro Guccini, ammetto che mi son sbagliato – numerose volte, ma in particolare di questi tempi, lo scorso anno – a parlare di “musica sfinita”. Chissà perché, era un’impressione che mi ero fatto, basta probabilmente sulla fatica che io stesso sentivo e sul poco ascolto che davo alla musica.

Oggi no, oggi sono preparatissimo sulla musica leggerissima. Oggi comincia la long hot summer, quella anticipata da un giro di basso con sincope e chorus, quella che “qualsiasi cosa faccio finirò per farti del male”.

Le grandi marche del gelato metto in campo in ghiaccioli vintage: e chi avrebbe mai detto che in cima alle classifiche ci sarebbe stata Orietta Berti? Come se il Torino di Radice, Graziani e Pulici avesse vinto il più recente scudetto. Certo, ci sono anche Achille Lauro e Fedez, ma lo stesso, chi avrebbe potuto immaginare?
Ci ha caricato un buon festival di Sanremo, che davvero avrebbe potuto essere quello del 1981 come nelle mie reverie distopiche avevo ipotizzato. Abbiamo i Måneskin ma anche Madame, Colapesce & Dimartino e la Rappresentante di lista, Comacose e Fulminacci. Poi Sangiovanni, Ultimo, Irama, Takagi & Ketra, Baby K e non voglio certo fare elenchi. Una musica che non eccede, ma cerca in se stessa e nel rapporto con degli ascoltatori la propria forza.

Si è completata una cesura che non è magari realmente generazionale ma è quella che la generazione dei talent non è riuscita a fare. C’è una vitalità sotterranea che produce hit, di quelle che sono in connessione col pubblico. Ci sono cose che si muovono, in questa estate. Segni forti.

Gli Europei di calcio finiranno l’11 luglio, trentanovesimo anniversario della vittoria ai Mondiali di Spagna. Battiato ci ha lasciato, ma La voce del padrone va fortissimo nella classifica dei vinili. C’è la volontà di uscire da un periodo oscuro, che ha sicuramente toccato di più i singoli di quanto non fecero il terrorismo, le stragi, gli attentati o certe crisi economiche d’antan. Ma ci sono segnali forti.
C’è Orietta Berti, della quale sempre abbiamo segnalato la presa di posizione tra russi e americani in un Sanremo degli Ottanta, e che oggi, mentre le sue colleghe di un tempo passano a miglior vita o sono travolte dalla plastica, si prende la rivincita su un altro Sanremo, quello del 1967 e di Luigi Tenco.

E Paul Weller ha fatto un altro disco: lui sì che se ne intende, di long hot summer.