4 Marzo 2024
Voice of Jerusalem

Israele, la stabilità liquida

Sono giorni in cui si parla quasi esclusivamente di Afghanistan, ma la crisi mediorientale non va certo in vacanza. A parte il COVID 19, per il quale si entra nella terza dose, dopo tanto tempo nella politica israeliana è tornata un po’ di calma. Il governo Bennett è in carica da due mesi, ha retto le prime scosse e ha già portato a casa il primo successo: dopo tre anni di blocco, è stato approvato il bilancio statale per il 2021 e 2022. E soprattutto tira aria nuova: il Ministro degli Esteri Yair Lapid a luglio è volato a Bruxelles – dal 2011 nessun suo predecessore si incontrava con la UE – e le sue affermazioni hanno manifestato a tutti i 27 paesi il cambio di passo: «con i paesi della UE le nostre relazioni non sono buone, sono state trascurate da troppi nostri governi, e sono divenute ostili. Gridare che tutto è ‘antisemita’ non è una politica o un programma di lavoro … adesso vogliamo cambiare, migliorare e approfondire il dialogo».

Ora però inizia una parte più difficile: alla fine di questo mese Naftali Bennett incontrerà per la prima volta il Presidente Biden. Alle prese con il disastro afgano, le cui conseguenze non sono al momento valutabili, Biden ha però riportato due grandi risultati domestici: il piano di aiuti contro il COVID a marzo, e soprattutto l’approvazione al Senato di un gigantesco piano per le infrastrutture, sostenuto anche da una parte di repubblicani. Dopo troppo rumore del suo predecessore, Biden dimostra che lui c’è, e le cose con calma si fanno.

Ora Bennett deve decidere come comportarsi: nel 2010, quando il Congresso approvò il Piano di cure sanitarie accessibili, Netanyahu rinunciò a congratularsi con Obama nonostante i consigli che gli erano arrivati da più parti, ed anzi dette inizio a un contrasto che è finito solo quando Obama terminò i suoi due mandati.
Bennet si presenterà dopo avere approvato, alcuni giorni fa, un piano di costruzioni in Cisgiordania: 800 appartamenti in villaggi palestinesi in area C, e questa è la prima volta dopo diversi anni. Accanto però a 2.000 nuovi appartamenti negli insediamenti ebraici.
È certamente un rischio presentarsi all’incontro con Biden con questa legittimazione sostanziale all’espansione degli insediamenti. Il primo commento americano è una dichiarazione ufficiale del Dipartimento di Stato, che afferma: “Riteniamo che sia fondamentale per Israele e per l’Autorità palestinese astenersi da passi unilaterali che esacerbano le tensioni e fondamentalmente minano gli sforzi per far avanzare una soluzione negoziata a due stati. Ciò include certamente l’attività d’insediamento che renderà molto più difficile il raggiungimento di una soluzione a due Stati. È fondamentale fare passi che promuovano la calma e riducano le tensioni”.
Ma è apparentemente calcolato, tutti vogliono che la ‘coalizione impossibile’ che sostiene Bennett resista, e non sarebbe stato possibile approvare questa mossa dopo l’incontro con Biden – questo avrebbe danneggiato le loro relazioni fin dall’inizio.

L’Autorità palestinese ha chiesto all’amministrazione americana di fermare il piano israeliano, ma sono altri i problemi che l’affliggono. Dopo molti mesi passati a parlare di elezioni, tutto si è fermato, nuovamente. Quello che appare sempre più evidente è che il Presidente Abbas, 85 anni, in carica dal 2005, non ha alcuna intenzione di dimettersi e, ancora peggio, non ha dato alcun segno di preparare la sua successione. E questo è un bel problema, per i palestinesi, per gli israeliani, per gli americani. Perché non esiste alcun piano per il giorno dopo.

Ma ancora la scena è in movimento: Netanyahu è volato negli Stati Uniti, in visita privata. E il suo partito è in ebollizione. Alcuni giorni fa l’ex Ministra ai Trasporti, Miri Regev, ha chiesto che la nuova guida del Likud sia una personalità Mizrahi – gli ebrei orientali provenienti da paesi arabi come Iraq, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Siria, Yemen, ma anche persiani, curdi, georgiani, ecc. – lamentando che da sempre questo partito di destra è stato dominato da uomini aschenaziti bianchi, e affermando che «il giorno dopo Bibi, i Likudnik devono fare i conti».