20 Giugno 2024
Sun

Selma Lagerlöf, Il violino del pazzo, Iperborea Edizioni 2023, pag. 142, traduzione di Andrea Berardini.

Non è la prima volta che Selma Lagerlöf – 1858/1940, la prima donna ad avere ricevuto il Nobel della Letteratura nel 1909 – rifugia i suoi personaggi nella pazzia: basti pensare al padre ne L’imperatore di Portugallia, o a situazioni di dolorosa emarginazione e insano pregiudizio, come in Bandito.

Siamo negli anni ’30 del secolo scorso in Dalecarlia, una contea della Svezia centrale, dove il giovane Hede, bello, dall’aria raffinata, vive in una casa alta e gialla dall’aria un po’ tetra, rallegrata solo da una pianta di vite che si arrampica sul muro. Diviso tra l’obbligo di studiare per preparare gli esami universitari e la passione della musica, sta a giornate a sfiorare le corde di un violino che sembra magico, tale è la bellezza della musica che ne scaturisce. Proprietario di una vasta tenuta che nel passato ha ricavato ricchezza da una miniera di ferro, ora non ha più la stessa situazione economica, ma sembra non rendersene conto. Per costringerlo a studiare un amico gli sequestra il violino.

Quando è rimasto senza l’oggetto che ama, entra nella sua vita una bambina, Ingrid, dagli occhi e sorriso bellissimi, che fa da guida a un vecchio violinista cieco e si guadagna da vivere per le strade. Viaggia insieme a una coppia di saltimbanchi che stanno sempre a rimproverarla perché lei non si vuole impegnare per esibirsi in un circo. Attirato dal suono del violino Hede scende in strada, scopre la bellezza di quegli occhi, con parole piene di passione invita i saltimbanchi a lasciare la ragazzina libera di seguire la propria strada.

Nipote di un nonno violinista e venditore ambulante che aveva fatto fortuna e aveva investito i suoi guadagni nella tenuta, quando si rende conto di essere pieno di debiti, Hede segue la strada del nonno, si veste da contadino, compra della mercanzia e comincia ad andare per case e fattorie con un sacco in spalla. I buoni risultati lo spingono a osare troppo, tanto che vede morire un folto gregge di capre in mezzo al gelo. La sofferenza delle sue capre lo porta alla pazzia, ma non al punto tale da non poter continuare a fare il mercante, comunque diventato zimbello di tutti.

Altrove Ingrid è cresciuta senza avere dimenticato il giovane che ha parlato della sua libertà; si ammala, peggiora fino alla morte, finisce in una bara che rimane aperta nel cimitero, mentre in chiesa i partecipanti al funerale seguono la celebrazione delle funzioni.

Le strade di Hede e Ingrid torneranno ad incrociarsi, in una storia di magia e di fiaba che ha sullo sfondo vastissimi boschi innevati, casette sperdute, famiglie dove manca l’amore, anziane donne ospitali, e anche il castello di Hede, luogo incantato dove la marchesa madre attende ogni anno il ritorno del figlio pazzo, a Natale. Come e dove possono incontrarsi e riconoscersi, Ingrid lasciata in fondo a una fossa, Hede col volto stravolto dalla pazzia?

In una storia di dolore e di passione, di attesa e di speranza, di magia e di bellezza, la musica del violino fa miracoli, tanto che sembra un personaggio in più dentro la vicenda: una musica che suscita emozioni così forti che possono realizzare ogni cosa, anche risvegli e ritorni di coscienza.

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.