3 Marzo 2024
Words

I finti giornalisti…

Matteo Salvini è stato protagonista di un incontro abbastanza strampalato. Alcuni esponenti dei centri sociali, a Bologna, si sono infatti accreditati come giornalisti per contestare faccia a faccia il leader della Lega: immaginiamo con mezzi giornalistici e non con mezzi espliciti o con cartelloni o tatzebao. I finiti giornalisti sono stati scoperti dallo staff del leader del Carroccio e separati così, dai veri giornalisti: da una parte gli esponenti dei centri sociali, dall’altra i giornalisti. E fin qui nulla di strano…

All’hotel «Carlton» si è avuta un epifania: a Modena, infatti, Salvini aveva parlato, giorni prima, degli scontri fra forze dell’ordine ed esponenti dei centri sociali. Insomma da Modena Salvini si è ricordato dei finti giornalisti. A Bologna, invece, Salvini presagiva gli scontri con i centri sociali. E i finti giornalisti gli facevano delle domande provocatorie. Per fortuna, ha detto Salvini a Modena, che quelli dei centri sociali non hanno fatto il militare. Gli farebbe troppo bene un po’ di militare… Prima il militare e poi in fonderia. Questa è la vita. Insomma Salvini ha un conto aperto con quelli dei Centri Sociali: se li vede arrivare in veste di gionalisti e, nello stesso tempo, lo contestano a calci e pugni (come a Bologna). E poi c’è un deja-vu: questi dei centri sociali entrano improvvisamente in una sala, dove c’è una conferenza stampa di Salvini e, nello stesso tempo, giorni prima sono stati protagonisti di scontri con i poliziotti di cui Salvini ha parlato…

La verità, in questo caso, è duplice, cioè che Salvini è un bersaglio di quelli dei centri sociali e, nello stesso tempo, è un provocatore. Certo, ognuno fa la politica che crede, ma a volte la politica si occupa con forza di temi sensibili. Come quello degli immigrati. Come quello del nuovo fascismo. Come quello della sicurezza e della legalità. Matteo Salvini lo fa e, a detta dei suoi, lo fa anche bene. Il punto è che questi temi toccano nervi scoperti, toccano corde tese, toccano moventi che stanno molto a cuore delle persone.

Stiamo parlando del nostro rapporto con gli immigrati e questo diventa subito anche un problema di sicurezza. Stiamo parlando della sicurezza nelle nostre case e di politiche sociali in grado di garantire la legalità. Salvini sa bene che questi temi suonano in misura divisiva. Ci può essere sempre qualcuno che non la pensa come te. Certo, anche se parli di debito pubblico può arrivare benissimo un seguace di Tremonti che dice che tutto va bene…

Salvini può benissimo fare tutto questo (beccandosi anche l’aut-aut del Papa) ma nello stesso tempo, sapendo che i centri sociali insorgono, egli sa benissimo che una concreta politica di destra deve privilegiare temi abbastanza duri, temi di resistenza contro l’invadenza democratica. Temi di rottura. E allora, se i centri sociali non ci stanno e si fingono giornalisti, che cosa c’è che non va?

C’è che alla fine se tu attui (e predichi) politiche di destra non sei certamente un antidemocratico. Rimani pur sempre nello spettro democratico: infatti la destra (come ci spiega Norberto Bobbio) esiste perché c’è una sinistra. Nello stesso tempo, se sei nella democrazia, sai bene che puoi urtare la sensibilità di qualcuno e, nello stesso tempo, che questo qualcuno si travesta da giornalista. Ma, ancora una volta, tu sai bene che sei democratico, sei di destra e parli male degli immigrati: questo è un pacchetto unico che fa di Salvini una personalità unica. Cioè naturalmente i centri sociali lo accolgono male e naturalmente alla fine egli dovrà parlare male degli scontri fra centri sociali e polizia. È un cerchio: da una parte c’è una provocazione e dall’altra una risposta. Matteo Salvini sa essere provocatorio ma anche intelligente: I finti giornalisti sanno essere intelligenti (si travestono da giornalisti) ma anche provocatori. La provocazione in democrazia paga? L’intelligenza è sempre un valore? Chi ha ragione: i centri sociali o Salvini? Una serie di domande che non hanno una risposta. Salvini ha impostato tutta la sua campagna elettorale su questi temi. Bene! Libero di farlo! I centri sociali lo contestano: liberi di farlo! C’è una sottile linea rossa che ci conduce da Salvini al Papa: tu la pensi come me, io non la penso come te. Pensiamoci…

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.