di - 18 marzo 2018

Rieletto Putin, Europa in crisi con la Russia

I nemici stupidi sono una risorsa da utilizzare bene. Certamente, la crisi russo-britannica è stata una manna dal cielo per le elezioni del 18 marzo, dove il partito di Putin, “Russia Unita” ha vinto. Il sogno degli strateghi di “Russia Unita” era il 70-70, ovvero il 70% dell’affluenza al voto e il 70% dei voti per Vladimir Vladimirovic Putin, che pure ora si presenta come indipendente. Ha preso quasi il 75%.

Grazie alla oscura questione dell’avvelenamento dell’ex-agente doppio Skripal, gli inglesi dovrebbero oggi essere certi di aver garantito la rielezione a Putin che, pure, non aveva bisogno di altre trame oscure per vincere ancora. Certo, se la Russia e i suoi Servizi avessero deciso di far tacere per sempre il loro vecchio agente Skripal, lo avrebbero fatto nel più assoluto silenzio, senza nemmeno disturbare l’intelligence britannica. Un piccolissimo agente doppio, Skripal, di basso livello, reclutato dai Servizi britannici quando era in postazione presso la Ambasciata dell’Estonia. Un pesce molto piccolo che nessun capo del FSB o del GRU, il Servizio militare russo, avrebbe nemmeno contato tra le possibili vittime di una “operazione bagnata”, ovvero sanguinosa.

Pensano forse, i Servizi britannici, che la Federazione Russa vada alla ricerca di così ingenue e masochistiche operazioni, per silenziare un quisque de populo?

Perché, quindi, fare tutto questo rumore? Non mi sembra, questa, una operazione del FSB o del GRU russi, quanto piuttosto una operazione artigianale di qualcun altro. Usare un vecchio gas nervino poi, rischiando di mettere in pericolo la vita di tanti altri che nulla hanno a che fare con Skripal, è altro errore che un normale Servizio (e quelli russi sono ottimi, non solo normali) è una follia che una qualunque intelligence seria evita accuratamente di fare. Se l’Occidente europeo vuole fare la guerra alla Russia, seguendo la linea degli Usa, che hanno circondato la Federazione con varie basi, stiamo solo andando verso il baratro. Per di più: verso il baratro per niente.

Le nuove strutture americane antirusse (e non NATO) si trovano oggi in Islanda, Norvegia, Romania, Repubblica Ceca e Polonia, il tutto per un costo previsto di 4,6 miliardi di Usd sotto l’egida della European Defense Initiative, una operazione di “riassicurazione” degli alleati europei di Washington. Alla fine, dovremmo arrivare a ben 24,3 miliardi di Usd. In un futuro molto vicino vi saranno anche installazioni militari Usa in Lituania, Estonia, Slovacchia, Ungheria, ancora Romania e perfino in Lussemburgo. I soldati statunitensi ai confini della Federazione Russa sono ormai alcune decine di migliaia, mentre la NATO si predispone a inviare in Romania una forza composta da 10 dei Paesi dell’Alleanza, per contrastare la presenza delle installazioni russe.

Una nuova guerra fredda quindi per evitare che l’Europa, come teorizzava spaventato Brzezinsky, si unisca allo Hearthland centro asiatico e si allontani, quindi dalle sponde atlantiche. Se questo accadesse, diceva il consigliere, di origini polacche, per la sicurezza nazionale di Carter, gli Usa sarebbero definitivamente emarginati dal potere mondiale.

Ma ci interessa a noi europei la riedizione della guerra fredda, dopo che le reti energetiche tra Russia e Mediterraneo sono ormai innumerevoli e perfino determinanti per la nostra economia?

E gli Usa, ormai autonomi dal punto di vista energetico dopo la scoperta dello shale oil, sarebbero, alla fine, interessati a sostenere energeticamente ed economicamente l’Europa?

Certamente no. Ma Jens Stoltenberg – un futuro nel nome – attuale segretario generale della NATO, vuole, con ogni evidenza, trasformare una maldestra e raffazzonata questione poliziesca nel prossimo casus belli con la Federazione Russa. Per lo Stoltenberg, la Russia “sovverte le istituzioni democratiche e le libere elezioni nel mondo” (cosa mai dimostrata) mentre rimane “grave” la crescita militare russa nel Nord Europa e in Medio Oriente.

Quindi, Mosca avrebbe dovuto lasciare ai “ribelli” jihadisti, spesso sostenuti da un Paese NATO, ovvero la Turchia, o da un paese islamico amico dell’Occidente, come l’Arabia Saudita, le sue basi di Tartus e Latakia. Oppure Mosca, secondo la “proposta” NATO e USA, avrebbe dovuto farsi arrivare il contagio islamista dalla Siria alla Cecenia, per jihadizzare anche tutte le vecchie ex-repubbliche meridionali della vecchia Urss? Il masochismo non è compreso nelle tecniche comuni dell’analisi strategica.

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’estensione rapida a Est della NATO e della UE, velocissima e sconclusionata, ha creato una pericolosa concorrenza politica ed economica infraeuropea per Paesi come l’Italia o la Spagna, mentre il vero scontro geopolitico sarà, se ci sarà, tra Usa e Cina.

Mosca è un falso scopo che, peraltro, dimentica come in Russia vi sia una forte corrente, tra i Servizi e la classe dirigente, tutt’altro che vicina agli obiettivi di Pechino. Certo, 47 miliardi di Usd per il riarmo europeo sono una manna dal cielo per l’industria delle armi americana.

Dalla caduta del regime serbo di Milosevic alla Georgia e alla Ucraina poi, per non parlare del Kossovo, le operazioni di destabilizzazione pacifica sono state soprattutto organizzate dall’intelligence statunitense, alla quale hanno risposto, dopo, delle contromisure russe. La Russia è in armi perché gli Usa e la NATO, in fondo, non hanno mantenuto la parola con la riunificazione tedesca.

Mosca avrebbe accettato la cessazione della DDR e la Vereinigung della Germania solo se non ci fosse stata la presa NATO e UE dei Paesi già membri del vecchio Patto di Varsavia. Ma le cose sono andate diversamente, mentre gli Usa, peraltro, se ne stanno andando anche dal Medio Oriente. Ogni vuoto viene rapidamente riempito, in politica estera.

Ora, l’idea che un Paese con nove fusi orari (anni fa erano addirittura undici) debba essere trattato come una Italia qualsiasi, senza politica estera e senza nemmeno quella interna, è pericolosa e ingenua. Putin ha iniziato la sua carriera politica avendo addomesticato gli “oligarchi”, che erano nati dalla liberalizzazione ingenua e forzata del 1990-’93, indotta dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale, li ha ridotti a più miti consigli e poi li ha costretti, cosa non secondaria, a pagare le tasse. Chi è sfuggito alla maglia del potere putiniano è, appunto, guarda caso, a Londra.

Vogliono forse le potenze occidentali innescare una guerra per destabilizzare la grande Madre Russia? Ma riuscirebbero a controllarne le spinte interne, visto che la Russia o si tiene con la mano ferma di un potere centrale duro o non si tiene affatto? Vogliono forse gli occidentali che l’Islam radicale si prenda tutta l’Asia Centrale? Credono forse che gli USA rimarrebbero a proteggere in quel caso l’UE?

Tutte ipotesi folli. L’unica linea possibile è, quindi, un trattato di contenimento delle armi strategiche tra NATO e Mosca, un progressivo smantellamento delle reciproche reti militari ai confini, la cessazione delle ridicole accuse che, dagli Usa alla Gran Bretagna, sono perfino indegne di Servizi che, un tempo, erano efficientissimi, come quelli occidentali.