di - 1 giugno 2018

I “rieccoli” al governo

“Rieccolo” fu il soprannome che Montanelli dette a Fanfani che, dato sempre per spacciato, in quel nido di vipere della DC, risorgeva sempre dalle sue ceneri. Ora i “rieccoli” sono tanti, nel nuovo governo di questo tal professor Conte. Tanto diminuisce la qualità o il prestigio delle università, rovinate dalle scemenze sui credits, le due lauree, le mode pseudoscientifiche, la raccolta a strascico di studenti sempre meno preparati, quanto aumenta il ruolo degli accademici nel mondo politico. La solita necessità del doppio lavoro per tirare quattro paghe per il lesso, forse è questa la ragione.

Se, poi, tutti i governi tendono a trovare i loro tecnici per mandarli nei ministeri, allora si perde il senso profondo della sovranità popolare. I politici vengono votati non per selezionare successivamente qualche professore, ma per fare scelte in proprio. Altrimenti aveva ragione Monaldo Leopardi, il papà politicamente accorto di Giacomo, quando sosteneva che “noi” (i capi della società, ndr) “siamo stati addestrati fin dalla nascita a comandare, e sappiamo cosa si deve fare”. E questo, sosteneva Monaldo, rende irrilevante ogni teologia laica della sovranità che appartiene al popolo.

Ci voleva lo spauracchio del bravo Cottarelli, per far ripensare a una nuova configurazione della squadra di governo? Il “rieccolo” Fanfani avrebbe risolto il problema con due telefonate e in dodici minuti. Ma diciamolo: un oscuro professore universitario fiorentino, l’attuale capo del Governo, quali esperienze politiche, sociali, di comando e direzione ha mai avuto, oltre a dare qualche diciotto ai meno attenti tra i suoi studenti?

E poi la questione dei titoli accademici newyorchesi e britannici di Conte, inesistenti o vaghi, e questo Conte Max dell’Accademia che ha pure dichiarato di essere stato designato nel Social Justice Group della UE – un organo europeo che non esiste con quel nome. Chi ha certi incarichi, come fare il presidente del Consiglio, dovrebbe aver visto come va davvero il mondo, altro che tre ore di lezione settimanali a tre quarti d’ora ognuna. Mille volte meglio il maestro elementare romagnolo Pietro Nenni, per fare il ministro degli Esteri, che il solito fighetta che ha fatto tutti i Master ma non sarà mai un Maestro. Infatti Nenni (amico dell’altro maestro elementare romagnolo Benito Amilcare Andrea), da ministro, aprì alle relazioni con la Cina popolare – è ancora bello vedere la sua foto con Zhou Enlai, aristocratico mandarino, che viene afferrato con le mani sudate proprio da Nenni, che sembra stia facendo il sensale al mercato di Faenza.

Ma basta con queste minuzie. Vediamo chi sono i nuovi ministri designati.

Luigi Di Maio entra nell’Esecutivo con un nuovo ministero che accorpa Sviluppo Economico, Lavoro e Politiche Sociali. Troppo. Soprattutto per uno che non ha mai svolto un vero lavoro. Poi, l’accorpamento non ha senso. Il Lavoro, come dicastero, non si può sovrapporre allo Sviluppo, che si cura delle imprese decotte o in via di esternalizzazione. Le Politiche Sociali sono tutta un’altra cosa, che non riguarda sempre i lavoratori ma anche le mamme, i malati gravi, i bambini poveri o le autoambulanze attrezzate.

Poi, c’è quest’altro professor Tria che scrive sul “Foglio”, talvolta con qualche svirgolata, è membro della Fondazione Magna Charta e ha lavorato con Brunetta. Ma è un governo di centro-destra? Sì. No. Non si sa. È un miscuglio tra 5Stelle e Lega. Tria, inoltre, è ancora direttore della Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione, nella Reggia di Caserta, voluta anch’essa da Renato Brunetta. Sostiene Tria – che Iddio lo perdoni – che non ce ne deve fregare niente dell’aumento prossimo dell’IVA, perché con quei soldi “in più” (ma sono in meno, in effetti) ci paghiamo la Flat Tax o, volendo, anche il reddito di cittadinanza. Vorrei chiedere a Tria: “se rimangono degli spiccioli, ci paghiamo anche una cena da Roscioli, il mio ristorante romano preferito?” La vice di Tria è una grillina, Laura Castelli. Già in Regione Piemonte, portaborse del grande Turigliatto, vecchio comunista al cromo-vanadio che fece cadere, insieme ad altri, il governo Prodi II. La Castelli avrebbe poi organizzato una sorta di CAF privato nell’ufficio dei 5Stelle alla Regione piemontese, con relativa ispezione amministrativa – ma si può essere più sciocchi… La Castelli si è trovata nei 5Stelle per lavoro, visto che era già nello staff della regione, a Torino.

Danilo Toninelli va ai Trasporti, laddove impera un vero e assoluto casino organizzativo, non sappiamo cosa farà. O se potrà fare qualcosa. Toninelli è stato ufficiale di complemento dei Carabinieri, laureato in Giurisprudenza a Brescia. Unica esperienza lavorativa pervenuta è quella di funzionario di una società assicuratrice. E poi parlano male dei “politici di professione”. Ma è proprio la tesi di Max Weber, Politik als Beruf, che è l’asse del mondo moderno. Avranno bucato alla solita lezione universitaria che parlava della “politica come professione (e vocazione); o della Rationalizierung di Weber, altra cosa da non dimenticare mai, se la si conoscesse.

Sergio Costa, generale dell’Arma, sarà il ministro dell’Ambiente. Viene dalle Guardie Forestali, che si sono sciolte nell’Arma Benemerita, una delle peggiori scemenze dell’ex ministro Madia, scioglimento che lo stesso Costa ha duramente criticato. Ha scoperto, così dicono le gazzette, la “Terra dei Fuochi”, proprio a un passo dalla casa natale di Di Maio. I terreni contaminati intorno a Caivano non sono però mai stati verificati come inquinati da scorie radioattive. La guardia Forestale, con tutti i mezzi possibili, non ha mai trovato nulla. Sembra infatti che i tumori infantili in Campania siano statisticamente gli stessi di quelli verificati prima e dopo la scoperta della “Terra dei Fuochi”, e in linea con i dati nazionali.

Paolo Savona è agli affari europei. Il primo detentore di questo dicastero fu Vincenzo Scotti, proprio il fondatore della Link Campus University da dove sono usciti alcuni dei ministri attuali dei 5Stelle. Sarà un osso duro anche lì, anche se le sue teorie sull’Euro vanno bene per una lezione universitaria, non per la prassi dei governi UE.

Moavero Milanesi, nuovo ministro degli Esteri, è stato giudice di primo grado nella corte di giustizia europea. È stato anche ministro degli Affari Europei, con Enrico Letta e con Mario Monti. Un riequilibrio interno al governo di Roma per far digerire al fortissimo bevitore lussemburghese, Jean Claude Juncker, proprio la presenza di Paolo Savona. Moavero Milanesi, peraltro, discende dalla famiglia Bocconi, la fondatrice della omonima università. Oggi però insegna diritto europeo e comunitario presso la Scuola di Government della LUISS.

Elisabetta Trenta (di cui abbiamo già parlato nell’articolo “Il governo che fu”) è stata confermata alla Difesa. E questo è il segno della solita sottovalutazione delle questioni internazionali, tipica delle nostre classi politiche attuali. Lei è originaria di Velletri (patria di un notissimo frate), ma ha fatto una (sola) ricerchina al CeMiSS. Nient’altro da aggiungere.

Riccardo Fraccaro è ministro per i rapporti con il Parlamento e, per il gusto dei contrasti, alla “democrazia diretta”. Laureato in Legge a Trento, Fraccaro ha lavorato per un’azienda del settore energetico. Questore Anziano di Montecitorio, è un ecologista e, per come me lo descrivono, pare una persona seria.

Alfonso Bonafede sarà poi il ministro della Giustizia. È avvocato civilista a Firenze, ma ha compiuto un dottorato di ricerca a Pisa. Come candidato a sindaco di Firenze nel 2009, ottenne 1,82% dei voti. Ma, attenzione attenzione, ebbe ben 227 (duecentoventisette, dico!) voti alle parlamentarie del MoVimento 5Stelle… Sostiene, peraltro, da consulente legale, anche il comune di Roma, ancora in mano alla Raggi. Si è occupato di class action in Parlamento.

Giulia Bongiorno va alla Pubblica Amministrazione. Membro del Consiglio di Amministrazione della Juventus, ha avuto rapida fama come avvocato di Giulio Andreotti.

Erika Stefani è il nuovo titolare del dicastero degli affari regionali e delle autonomie. Leghista di Valdagno fa, naturalmente, l’avvocato.

Barbara Lezzi, dei 5Stelle, avrà in nuovo ministero per il Sud. Impiegata di III livello in una azienda commerciale, ha avuto qualche problema per la questione dei rimborsi pentastellati.

Lorenzo Fontana, altro leghista, sarà a capo del ministero per la Famiglia e la Disabilità. Cattolico, vice-segretario della Lega, veronese, è laureato in Scienze politiche a Padova, ma non si conosce una sua attività lavorativa, a parte un incarico all’Ente Fiera di Verona.

Gian Marco Centinaio è il nuovo ministro per le politiche forestali e agricole. Vicesindaco leghista a Pavia, fa un lavoro normale, è dirigente di una società turistica.

Alla Sanità va la grillina Giulia Grillo, medico legale. È favorevole ai vaccini (ci mancherebbe altro!) ma si è scagliata contro il decreto Lorenzin. E’ la più votata alla Camera, nel collegio, vagamente verghiano, di Acireale.

Marco Bussetti va all’Istruzione. Leghista, è insegnante di educazione fisica e allenatore di basket. Oggi è responsabile dell’Ufficio scolastico Regionale della Lombardia. Mah! Io i professori di educazione fisica manco li vedevo, ma ero un terzino cattivo.

Alberto Bonisoli, Beni culturali e Turismo, è un bocconiano pentastellato, docente di innovation management nella suddetta università milanese, oltre ad essere capo della Nuova Accademia di Belle Arti, vuole soprattutto che gli investimenti nella Cultura, o qualunque altra cosa definiamo con questo nome, siano almeno l’1% del PIL. Auguri.

Ecco, questa è la gita scolastica e governativa a Roma, come quelle che vengono ospitate, per il fastidio dei turisti e dei romani, tra il Quirinale e Montecitorio.