di - 15 giugno 2018

Paolo Brovelli, Parole e Polvere, Cierre Edizioni, Verona 2018, pagg. 170, 12,50 euro

È madre. Per le radici, per i ponti che collegano, per la polvere che si mangia nonostante la cautela, per il vento che non si riesce a fermare. È madre terra che esce dalle strade d’Europa e d’Asia, d’America e d’Africa, in queste pagine del nuovo libro di Paolo Brovelli, un grande viaggiatore che sa misurare il valore delle parole e la confidenza dell’amicizia e della passione per il moto, quell’infanzia dell’anima che prende molte persone che sanno progettare l’innamoramento col futuro semplicemente osservando le pagine di un atlante.

Sembra poesia, dalla metrica serratissima l’avvio vero di questo libro, cioè il capitolo “L’indiscusso centro del mondo”, dove l’autore ironizza, prima di apprestarsi a raccontarci i 4/5 del pianeta, che come molti anche lui pensa che casa è il mondo, o almeno un buon punto da cui partire e a cui tornare – un’Itaca dobbiamo pure averla, anche noi vagabondi…

Poesia dicevo. Sì, le prime righe su Milano sono pura metrica poetica. Voi provate a leggerlo e vi verrà automaticamente la scansione sillabica di un metro classico, di reminiscenze liceali. Fanno anche questo i libri di viaggio: non sono soltanto racconti per spostarsi nei luoghi delle mappe, ma anche bussole per viaggi temporali nelle temperie dei ricordi.

A me piacciono molto le pagine che raccontano di tutte quelle zone che dalla ex-Jugoslavia vanno verso est, nel bel mezzo dell’Eurasia, dove la fisiognomica caucasica ha dato il verso e il viso a tanti popoli. Il capitolo “La Madre Patria chiama”, nella sua evanescenza mitografica mi dà una sveglia, come di una tromba che suona la carica dell’orgoglio epico, laddove Brovelli scrive una verità, e cioè che i nomi sono le cose, o meglio: “I nomi dipingono caratteri e colori”.

Ma come non addentrarsi in Città del Messico, in quella descrizione sintetica e preziosissima che l’autore ne fa nel capitolo “Esperimenti di nuovo Dna”, con i ragazzini dallo “sguardo giaguaro”.

E poi c’è la mia preferita zona macedone, scampolo di storia, scampolo di nazione, tirata a destra e a manca da greci, turchi, bulgari e rumeni. Piccolo racconto dove si cerca nel miglior viaggiatore di sempre, quell’Alessandro Magno (che a differenza di tutti noi andò sempre avanti e non tornò mai indietro), una risposta alla propria incerta identità.

Lasciatevi ammaliare dalla parole, leggetene le vene delle strade e le curve dei sobborghi in questo libro di avventure emozionali che raccontano un Mondo più vasto di quello rappresentato dagli schermi digitali.