12 Aprile 2024
Words

Ridurre i parlamentari…

Il totem su cui si è fondata questa repubblica delle giovani marmotte, degli analfabeti e dei bambini, è quello dell’odio assoluto verso i parlamentari. Ovvio che si vogliano quindi diminuire gli eletti alle Camere di numero (unico livello su cui siamo d’accordo), di importanza, di qualità. I parlamentari sono gli unici “cattivi”, designati come tali dalle macchine globali della propaganda e dalla ormai ultra-ventennale manipolazione del senso comune. Salvo poi averne l’assoluto controllo ormai, come di soldati al fronte.
I politici sono brutti e cattivi, ma i bancarottieri, gli imprenditori farlocchi, i burocrati corrotti, quelli vanno benissimo – dopo che il disastro di “Mani Pulite” ha stabilito la retorica antipolitica della nostra Repubblica Seconda (?).
Si tratta, comunque, di numeri dei parlamentari stabiliti dalla Costituzione, agli artt. 56 e 57. I parlamentari sono 945 membri eletti, 630 deputati e 315 senatori, più 5 senatori a vita di nomina presidenziale. E siamo arrivati a 950 tondi. Sono tanti, non v’è dubbio. Ma sono quelli che sono. Ogni distorsione numerica della rappresentanza non può non deformare l’accesso di un qualsiasi gruppo di cittadini al potere Legislativo. E ciò è contrario al principio dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, già in vigore o da farsi.

Exit, Voice, Loyalty, sono le tre funzioni caratteristiche della risposta alla crisi di un qualsiasi gruppo umano, secondo il modello di Alfred O. Hirschman. Ce ne possiamo andare (Exit) o anche denunciare la crisi e tentare di risolverla (Voice) oppure accettare di rimanere (Loyalty). Ma dopo la Voice e avendo minacciato la Exit.

Se diminuiamo, con un escamotage pubblicitario, la quantità dei parlamentari, non risolviamo il problema qualitativo della classe politica, né sul piano della Exit (poiché essa rimane nei ruoli già stabiliti), né vi è la possibilità di una speciale Voice da parte degli elettori, e nemmeno molta loyalty, visto che i pochi parlamentari saranno sempre tentati di modificare rapidamente gli equilibri governativi e di maggioranza.
Non c’è una regola determinata e non c’è mai un rapporto razionale e verificato tra efficienza legislativa, stabilità dei governi e numero dei parlamentari. Il Regno Unito ha 650 membri eletti nella House of Commons e ben 782 nella House of Lords, compresi i 26 vescovi e arcivescovi della Chiesa d’Inghilterra, con un complicatissimo sistema di nomine e di consensi incrociati.

Il parlamento italiano costa, secondo gli ultimi dati, 1448,5 milioni di Euro, quello francese 840 milioni di Euro l’anno e, sempre secondo gli ultimi dati, il Parlamento britannico costa 400 milioni di Euro (310 milioni di sterline). Insomma, questa “spedizione punitiva” contro la classe politica italiana non mi sembra così importante come appare a quei poveretti che ripetono sempre, “sono nostri dipendenti”, riferendosi ai parlamentari. L’odio verso i privilegiati, le élites, i “migliori”, gli aristoi, i primi della classe, ma poi anche per i ricchi e i colti, è un tratto tipico della nostra epoca, ma va evitato come la peste. Anzi andrebbe punito. Rimarrebbero, senza le élites, solo i topi del bastimento, che sono, guarda caso, quelli che scappano prima. Lo populo fue sempre una bestia matta… come diceva il Guicciardini.

La normativa prevista poi da questa legge, per punire la classe politica di esistere, è già stata approvata, in prima deliberazione, dal Senato e si avvia verso la Camera dei Deputati. Il centro della proposta è la diminuzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori elettivi da 315 a 200. Sul piano della ripartizione dei collegi elettorali, la norma già approvata al Senato fisserebbe, in proporzione, i tre ottavi degli eletti nei seggi uninominali, mentre i collegi plurinominali si aggiudicherebbero i restanti 5/8 degli eletti.
Abbiamo fatto una simulazione, e non torna nulla. Se non c’è una ripartizione dei resti elettorali, anche i seggi uninominali sarebbero, con questa normativa, di difficile attribuzione. Poi, non si può né si deve rendere asimmetrico l’elettorato, con collegi “forti” e grandi e altri piccoli e di più complessa attribuzione.

Potrebbe anche andar bene la nostra simulazione se ci fosse un bipartitismo sostanziale, ma è esattamente quello che non accadrà più. La rappresentanza politica passa da 96 a 151.000 cittadini per parlamentare. Troppi per seguirli davvero. Si indebolisce quindi la rappresentanza elettorale, ma aumenta invece il peso della rappresentanza partitica, visto che aumenterà il ruolo della lista o del partito, proprio con un numero minore di eletti, che avranno meno Voice e nessuna Exit. Aumenterà, poi, il numero dei voti validi per prendere il seggio, con un aumento verticale e inevitabile dei costi della campagna elettorale. E chi finanzia le campagne elettorali di x o y? Ovvio, quelli che poi chiederanno favori leciti o meno all’eletto. E ancora: cosa succederà agli eletti nelle regioni e negli alti Enti Territoriali? Se, infine, ci saranno partiti di minoranza, come è facilmente prevedibile, i loro eletti dovranno essere nominati in più commissioni contemporaneamente, con evidente distorsione della rappresentanza.
Insomma, servirebbe bloccare questa follia appena possibile.