di - 16 novembre 2018

Super Stan Lee

Che fatica essere un eroe! Ma che fatica deve essere, a maggior ragione, essere un supereroe! Ne sapeva qualcosa Stan Lee (vero nome Stanley Martin Lieber) che è stato il papà di Spider-Man, Hulk, Thor, Iron Man, i fantastici 4, Black Panther, Avenger, X-Men, il Dottor Strange, Daredevil. Fumettista, editore, produttore di cinema e tv, ideatore di personaggi e storie, manager, Lee si è fatto strada nel mondo dei comics fin da quando era ragazzo. Certo gli eroi (super) di Lee avevano tutti dei problemi. Erano umani; non erano titani come Prometeo. Ma, a differenza degli eroi della narrazione classica, i supereroi interpretavano il mondo come un modo per sconfiggere le proprie debolezze. Facevano leva sulla propria forza per aggiustare i torti che vedevano nel mondo. Facevano leva sulle proprie caratteristiche positive per annullare il negativo che vedevano nel mondo. E avevano dei supernemici. Ebbene il senso del rinnovamento portato da Lee alla narrazione leggendaria e fantastica di avvenimenti favolosi fu proprio in quel prefisso «super». Superavventure, superpoteri, superiori capacità al servizio dell’umanità.
Qualche supereroe aveva certo qualche problema di troppo. Qualcun altro, invece, aveva qualche contraddizione da risolvere. Qualcun altro ancora aveva dubbi sulla propria stessa esistenza e natura di supereroe. Insomma Lee ha tratteggiato un mondo umanissimo dentro un contesto «super». Oppure un mondo «super» che ha a che fare con un contesto contraddittorio e denso di paure e desideri. L’importanza dei supereroi creati da Lee sta proprio in questo: non come banalmente si dice nel fatto che i suoi eroi siano problematici ma nell’avere problematizzato l’esistente.

È chiaro che il mito greco, per esempio, è abbastanza semplice: da un lato c’è l’eroe dall’altro lato c’è chi eroe non è. L’aggiornamento del mito di Lee è stato invece rivolto nella direzione di una concettualizzazione del mondo più che degli eroi. Gli eroi possono pure avere dei problemi ma è il mondo che va a scatafascio. «Da Copernico in poi l’uomo rotola dal centro verso una x» ha affermato Friedrich Nietzsche. Questa x è proprio quell’incognita che i supereroi fanno propria Un mondo de-centrato, complesso, complessificato, compattificato, reso multipolare, polidimensionale… Per tutto questo sono necessari i supereroi. Il genio di Lee non è stato tanto nell’invenzione dei personaggi quando nella descrizione del panorama in cui essi operano.

Che mondo è quello che viene fuori dall’universo di Lee? Che tipo di rapporto hanno i suoi supereroi con questo mondo? Che forza è quella di un supereroe che risolve quella x riportando pace e stabilità nel mondo?
Intanto, come diceva Wittgenstein, «il mondo è la totalità dei fatti». E questi fatti quali sono? Sono tutti collegati a quella x verso cui rotola il mondo. Fatti delittuosi, fatti criminali, fatti di storie finite male: incongruenze. Bisogna risolvere tutto in una botta sola! Bisogna risolvere quella x.

Stan Lee, da perfetto matematico, ce l’ha fatta. Quella x era lui stesso.