21 Aprile 2024
Words

Rivoluzione dal bassissimo

«Ma di questo film che gliene importa alla gente comune, semplice, che lavora? A un povero bracciante lucano, a un pastore abbruzzese, a una modesta casalinga di Treviso, che gliene importa di queste tematiche intellettualistiche, solitarie, masturbatorie?» affermava e si chiedeva Nanni Moretti nel film Sogni d’oro del 1981.

Stavolta a una casalinga di Roma glien’è importato. E molto. È accaduto infatti un episodio emblematico, significativo, esemplificativo di una temperie culturale piuttosto che di fatti generazionali o di classe o di casta o di identica condizione sociale. Una casalinga di Roma, una certa Eleonora, ha infatti contestato Matteo Salvini. Centinaia di casalinghe tutte a contestare il Ministro degli Interni perché a loro parere è un «buffone» e giù fischi e altri segni di disapprovazione. La signora Eleonora, 59 anni, abita proprio davanti all’ingresso dell’aula conferenze dell’Università di Roma Lumsa nella quale Matteo Salvini era stato invitato per partecipare a una conferenza sul tema «La trappola delle sette» («magico-esoteriche», «pseudo-religiose»). La casalinga di Roma non ci ha visto più e ha contestato da par suo, Salvini. Alla fine è stata zittita da quattro poliziotti che l’hanno pure portata in caserma. Dalla caserma la signora ne è uscita con la denuncia fatta per non avere esibito il documento di identità. Su domanda dei giornalisti con riferimento al perché di questo gesto Eleonora ha risposto: «mi è venuto spontaneo». E al bracciante lucano? E al pastore abbruzzese? Che cosa è venuto spontaneo?

Certo la disavventura della signora Eleonora si presta a diverse interpetrazioni. Migliaia di pastori abbruzzesi che liberano i loro cani contro Matteo Salvini. Centinaia di milioni di braccianti lucani che inseguono, armati di «scopetta», il Ministro degli Interni. Scenario apocalittico? E se la contestazione a questo governo e a queste politiche arrivasse proprio dal basso. Da alcune figure paradigmatiche: figure «sempre tese» (come diceva Verdone) a interpretare il presente dal punto di vista del luogo comune, dello stigma, del segno che si fa significato solo attraverso l’omologazione e il conformismo.

«Il superuomo di massa?» (è un titolo di Umberto Eco). Il superuomo nicciano dice «si» alla vita. Il superuomo di massa dice «si» alla televisione spazzatura. E al trash che corre sul filo delle reti: Facebook, Istagram, Twitter… Ebbene Matteo Salvini, per questi scalmanati e queste scalmanate, rappresenterebbe proprio il punctum dolens: la parte più sovraesposta di un richiamo e di un allettamento delle sirene (a questo punto digitali) che consiste nel far correre «sul filo delle reti» (Paul Virilio) «tutto e niente»…

È solo un’interpretazione; ce ne possono essere migliaia. Fatto sta che il superumo di massa deve giocarsela da un lato con la propria individualità e dall’altra col fatto che l’uomo è un animale sociale. Divisa in questo scenario bipolare la casalinga di Roma decide di attaccare uno dei simboli della propria fine. Uno dei simboli della sua scomparsa. Sia pure bipolare, la casalinga ha infatti un fine: fare la spesa, preparare la cena al marito, accudire i figli. Tutto questo le sembra minacciato dal Ministro Salvini. Divisa tra socialità e individualismo la casalinga mantiene il suo fine: che è un fine individualistico e comunitario (badare alla propria famiglia: in cui il «propria» rappresenta il fatto individuale e personale mentre la «famiglia» racchiude dentro sé il fatto sociale). Ebbene? La casalinga si sente minacciata, dunque, da questo governo sia dal punto di vista personale (prenderà la pensione?) sia dal punto di vista collettivo (che razza di Italia consegneremo ai nostri figli?).

E il bracciante lucano? E il pastore abbruzzese? Salvini, evidentemente, è solo un simulacro: nessuno ce l’ha con lui. È quello che lui rappresenta ciò che la casalinga, il pastore e il bracciante ritengono pericoloso. La rivoluzione che parte dal basso, anzi dal bassissimo.

Sotto-sotto-proletari di tutto il mondo, unitevi!

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.