di - 15 Dicembre 2018

La Repubblica della Banda

Se penso a uno stato libero, a un’enclave, a una comunità sovranazionale nel mondo della musica leggera italiana penso alla Bandabardò, che quest’anno compie i suoi primi cinque lustri di esistenza: per associazione, mi viene in mente un correlativo oggettivo teatrale anch’esso sotto anniversario, i Chille de la Balanza e la loro repubblica di San Salvi, curiosamente basata anch’essa a Firenze. Con molti musicisti di estrazione rock in formazione, la Banda ha percorso un territorio che non è esattamente folk così come in Italia il genere si è declinato (ad esempio con i Modena City Ramblers, ensemble che pure con la Banda ha avuto molti rapporti) ma è intrinsecamente “popolare”, nel senso che sembra nato per “fare gruppo”, per creare un contatto tra le persone. Enrico Greppi è un grande songwriter, uno dei maggiori della sua generazione che pure si fa fatica ad identificare perché è molto complesso persino attribuirgli un’età: lo era già quando mi capitò di vederlo per la prima volta nei panni di frontman dei Vidia in una eliminatoria del Rock Contest, nel 1987. Ha portato il suo particolare europeismo di persona che ha passato una parte della propria giovinezza nel Benelux (tratto che condivide con Max Gazzè, altro compagno di avventure della Banda) nell’interesse per una canzone d’autore trasversale, da Ferrer a Battisti, che generasse un’evoluzione scrittoria basata sulla gioia, sull’amore, sull’osservazione di una vita da outsider, da dropout, ma non da isolato nella società. Un o sguardo partecipe arricchito dall’estro dei colleghi di Banda, una ciurma variegata ma estrosa fino all’inverosimile, da Finaz a Donbachi, da Orla al Nuto fino a Ramon e al Pacio, più recenti addizioni, tutti escursionista che avrebbero potuto fare un loro singolo cammino, ma che qui hanno trovato un loro lied de chevet. Creatrice di un cliché così reiterato da essere adorabile, la Banda ha saputo farsi un pubblico che ormai riguarda tre generazioni, una comunità fedele e disposta a tutto pur di seguire i propri beniamini: un popolo riconoscibile per la sua capacità nel saltare e ballare a ogni nota, una platea che è il musicista in più, pronta ad infiammarsi appena Enrico declama in apertura, come sempre, il numero ordinale del concerto. La Banda te la aspetti, è questo è il suo bello, in un mondo in cui la fedeltà è sempre meno un valore. Per questo merita augurare un sentitissimo buon compleanno.

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