20 Giugno 2024
Culture Club

Diseguaglianze

Diseguaglianze. Ovvero: chi ha e chi non ha. Dal punto di vista economico è questa la diseguaglianza più appariscente. Ovvero, dal punto di vista esistenziale: chi è e chi non è. Chi è qualcuno e chi non è nessuno. Ovvero ancora: diseguaglianze tra chi appare in un modo e chi appare in un altro. Questo dal punto di vista della società.

Di fronte alle diseguaglianze ci si pone sempre il problema di come fare a far sì che queste diseguaglianze spariscano, a come ottenere l’eguaglianza. Eguaglianza delle condizioni: ciascuno deve essere messo in condizione di essere come un altro nella corsa a trovare un lavoro. Cioè ci devono essere le stesse condizioni di base per tutti per poter affrontare la corsa lavorativa o professionale o dell’istruzione.

Stato sociale! Sanare le diseguaglianze con l’uguaglianza. Allora la parità di condizioni ci appare la risposta. Risposta non ovvia. Come sanare le diseguaglianze? Che cosa sono le diseguaglianze? Perché si verificano le diseguaglianze?

Intanto c’è una stessa situazione di base. Ci sono molti uomini; tutti gli uomini della Terra. Oppure ci sono molti oggetti; tutti gli oggetti della Terra. Oppure ci sono molte idee; tutte le idee della Terra. Tutti questi uomini sono uguali fra di loro o sono diseguali? Come si fa a valutare l’eguaglianza? Come si fa a valutare la diseguaglianza? Semplicemente, si vede quali sono le caratteristiche di questi uomini. Uno è alto un metro e ottanta; l’altro è alto due metri. Esiste una diseguaglianza. La diseguaglianza è generata da una differenza. Ma la differenza da cosa è generata? La differenza è generata dal rapporto tra l’identico e il diverso. Ovvero tra A e B. Cioè, esiste una differenza quando due oggetti non sono comparabili. Quello che conta è la comparazione, la similitudine, la messa in discussione di un’affinità. E fin qui le diseguaglianze.

Ma c’è di più! Una volta messa in atto tale comparazione (per la quale A è diverso da B) viene da chiedersi: qual è la natura di A? Qual è l’essenza di A? Perché esiste la differenza? Perché le due nature di A e di B non sono uguali. Allora Dio ha fatto gli uomini diversi su questa Terra. Norberto Bobbio non sarebbe d’accordo: nel saggio Destra e sinistra egli afferma che noi siamo tanto uguali quanto diversi. Nasciamo tutti nello stesso modo ma moriamo tutti in modi diversi. Allora bisogna analizzare questo «tanto» di eguaglianza e di diseguaglianza. Questo «tanto» vuole dire che in maniera uguale gli uomini sono tanto uguali che diseguali. Dunque la diseguaglianza è già all’origine dell’uomo. Chi privilegia la diseguaglianza sarà portato a vedere gli uomini più diseguali che uguali. E fin qui Bobbio. Chi privilegia l’eguaglianza sarà portato a vedere gli uomini più uguali che diseguali. E queste sono la destra e la sinistra. Ma non è tutto qui.

Sembrerebbe che la comparazione del diverso nelle due identità (A e B) sia solamente un fatto politico. In realtà non è così. È anche un fatto esistenziale. C’è chi cammina in maniera cadente e c’è chi cammina ritto sulle sue spalle. Insomma ci sono fatti esistenziali e fatti politici… La verità non sta nel mezzo: e nemmeno nel fine. La verità sulle diseguaglianze è che ci sono due oggetti (A e B) e che bisogna metterli assieme, vedere come stanno assieme, compararli. A questo punto ci si rende conto (ci si rende conto?) che sono uguali o che essi sono diversi. Dalla comparazione nasce l’eguaglianza e la diseguaglianza. Una volta che ci si rende conto (ci si rende conto?) se sono uguali o diversi che cosa tocca fare? Tocca vedere perché essi sono uguali o perché essi sono diversi! Il che equivale a chiedersi: come nascono le diseguaglianze. E poi ci si deve interrogare sui rimedi per sanare le diseguaglianze. Ammesso e non concesso che le si voglia davvero sanare.

I partiti populisti, ad esempio, facendo tutto quello che dice e vuole il popolo non vogliono sanare alcunché: per loro va tutto bene. Il popolo parla e loro assecondano (e viceversa). Il popolo dice che ci sono le diseguaglianze o che ci sono le eguaglianze. Vox populi, si diceva una volta. Il popolo dice tante cose!

Così torniamo al punto di partenza: diseguaglianze come messa in discussione di un rapporto. Non c’è eguaglianza né diseguaglianza senza una relazione, una connessione, un rapporto. A questo punto prendiamo questo rapporto e prendiamo due oggetti: vediamo questi due oggetti come sono fatti. Io prendo 1000 euro al mese, Mark Zuckerberg molto di più. Esiste una diseguaglianza. Come sanarla? Facendo in modo che io e Zuckerberg prendiamo la stessa cosa al mese. Ma Zuckerberg non ci sta. A questo punto nasce l’interrogativo: sanare una diseguaglianza è privilegiare qualcuno (me, nell’esempio precedente) a scapito di un altro (Zuckerberg, nell’esempio precedente)? È chiaro che per sanare una diseguaglianza qualcuno deve concedere qualcosa. Ma non è tutto. Se adesso la diseguaglianza è diventata eguaglianza, si ha che qualcuno può stare male, che qualcuno non ci sta, che a qualcuno questa cosa non piace. E poi perché è preferibile un eguaglianza alla diseguaglianza? Se ho davanti a me un tacchino non posso certo pretendere che sia un pollo. Il tacchino resterà sempre tacchino. E il pollo pollo. Forse è preferibile la diseguaglianza… Bisogna distinguere il piano politico dal piano esistenziale. Sul piano politico le diseguaglianze (per politiche, ad esempio, di sinistra) vanno eliminate. Gli uomini sono più uguali che diseguali e bisogna provvedere a far sì che venga salvaguardata questa eguaglianza. Sul piano esistenziale non è così: io posso benissimo amare il cinema e mio cugino il teatro. Mettiamo assieme i due piani: si ha che le diseguaglianze sono necessariamente un male non perché siano meglio le eguaglianze. Il fatto che A è uguale ad A non è meglio del fatto che A è diverso da B. Ma il fatto esistenziale che comunque esistono delle diseguaglianze nella vita fa sì che ci si renda conto che esiste un sentimento, un emozione, uno stato d’animo di difformità, di stupore alterato, di alterazione. La diseguaglianza è guardata con sospetto. Il mondo non è bello perché è vario, semmai è vario perché è bello. Ma perché è bello? Perché se le diseguaglianze sono un problema (dal punto di vista politico ed esistenziale) allora esse vanno risolte: dal punto di vista politico ed esistenziale.

Io posso dire: sapete, cari signori, a me piace il cinema e a mio cugino il teatro, ma non c’è problema perché ognuno ha i suoi gusti. Il «non c’è problema» della frase indica che, appunto, c’è il problema. E come vanno sanate? Specie dal punto di vista politico (ma i due punti di vista sono qui fusi insieme) si deve procedere all’accertamento della natura della differenza. E quindi si deve procedere a colmare il vuoto che la differenza provoca o in A o in B, in uno dei due soggetti nei quali interviene la diseguaglianza. Si sanano le diseguaglianze colmando un vuoto!

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.