21 Aprile 2024
Words

Salvini, le sardine e il voto

Scrivere contro Salvini è come scrivere contro il colera. Puoi deliziarti con le arguzie che la lingua consente ma cederai sotto gli spasmi della febbre.
È cronaca di queste ore, drammatica, insistente come la pioggia fredda di inverni da sogno, l’epidemia corre dalle viscere di un serpente al mercato del pesce di Wuhan ai check in degli aeroporti. Danno fiducia le sardine numerose nella piazza di Bibbiano e si prega il cielo come si fa nei giorni peggiori dell’epidemia.

Quando pensiamo a noi, a oggi, a domenica in Emilia Romagna e in Calabria, quando pensiamo a quel che accade ai citofoni del nostro Paese, sfregiando a favore di telecamera le banali convenzioni del rispetto umano. Quando pensiamo di essere di fronte a una sintomatologia esplosiva, quando vediamo violate le norme che ci siamo dati per il confronto di opinioni e interessi che sappiamo diversi e troviamo il bellimbusto indisturbato offrire la sporca mercanzia a 6.577.000 spettatori di una partita di Coppa Italia, ecco il colera è di casa. La mano corra veloce ai vaccini.

Siamo di vigilia, è venerdì. Qui dove ora vivo abbiamo convocato per il 30 gennaio una riunione aperta a esperti per l’analisi del voto. Qualunque sia l’esito e con il cuore gonfio di speranza. Tanto rumore per nulla dirà qualcuno fingendo di saperla lunga. È il solito che nel caso di sconfitta direbbe lo sapevo, lo avevo detto. Coraggio possiamo dar corso agli interventi.

Il fatto è che quel che siamo e ancora quel che siamo stati, o detto meglio, quel che vorremmo essere, altro non è che il tempo che ci troviamo in faccia, il tempo che ci guarda mentre lo attraversiamo, e abbiamo perso le scarpe, e la luna è una lampadina. Scalzi fa male, ma dopo ci si abitua e si ricomincia ad andare. Chiedetelo ai migranti, abbiamo un sacco di cose da imparare.