25 Maggio 2024
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Dylan, il futuro inattendibile

E tutto d’un tratto il coro, recita un celeberrimo carosello. Tutto ci si poteva aspettare nel bel mezzo della pandemia, meno che un Dylan. Tutto ci si poteva aspettare, meno che un Dylan di sedici minuti. Tutto ci si poteva aspettare, meno che un Dylan che parla di Kennedy. O meglio, che comincia da Kennedy una narrazione alla Pynchon dentro la quale infila quasi un secolo di rock’n’roll, considerate alcune divagazioni nel blues e nel folk. È arrivato inatteso: eppure un Dylan è sempre atteso. Ci voleva un tempo inatteso per farlo giungere inatteso.

Si comincia da Dallas, da quel giorno di novembre che “vivrà nell’infamia” e dalla testa del presidente. Poi arrivano i Beatles, gli Who. C’è Woodstock, Altamont. Ci sono decine di nomi e titoli, da Buster Keaton ai Queen, da Patsy Cline a Stevie Nicks. Una soft paradedi fatti e di eventi non si sa da quanto pronto, che ora in tempo di peste sembra ancora più postmoderno. Il lungo bilancio odi un vecchio che sfoglia luoghi usati della vita che percorso agganciandosi a un fatto storico, che ora si ricorda come tra cinquant’anni si ricorderà questa pandemia.

Solitamente per fare questi bilanci è meglio se il mondo si ferma, condizione che è abbastanza complessa da ottenere. Oggi che il mondo si è fermato, l’elenco biascicato di Murder Most Foul pare ancora più significativo, Se penso a una canzone lunga di Dylan, essendo anch’io un vecchio in fondo, penso sempre a Sad-eyed Lady of the Lowlands, anche perché fa qualcosa che oggi risulta del tutto inedito, occupare l’intera facciata di un vinile. In realtà, quel brano è molto più corto di Murder Most Foul e agganciato a tutt’altro contesto. Diciamo che l’uno parla dell’altro, o cerca almeno di ricostruirne i connotati. Il rock a volte ha pensato di distruggere l’umanità, ma mai di poter fare senza. Ora che abbiamo provato l’esistenza di un “mondo senza di noi” c’è bisogno di questi inventari, anche poco comprensibili; di queste narrazioni, anche deprivate di nessi. Dylan arriva un po’ come l’eroe vecchio e saggio dei film catastrofici, quello che insegna al più giovane come si fa per fermare il cataclisma. Non è mai sempre lo stesso fiume, su questa terra.