4 Marzo 2024
Voice of Jerusalem

Ancora sull’annessione

Anche sotto la minaccia del COVID-19, Israele non si ferma. Il virus sta ancora attraversando il paese – sino ad oggi sono oltre 16,000 i positivi e 252 sono i morti – ma le spiagge sono affollate nonostante il divieto di assembramento, e alcuni reparti di coronavirus hanno iniziato a chiudere. Si approvano misure per allentare le restrizioni del blocco: parziale riapertura dei negozi e dell’economia, permessi a preghiere di gruppo, modifiche all’ordine di quarantena per gli arrivi, che comunque sono continuati anche in questo periodo.

Ma soprattutto, si forma il nuovo governo. È stato superato l’ultimo ostacolo, l’Alta Corte di giustizia ha respinto la richiesta di vietare a un legislatore incriminato di formare un governo, e Netanyahu e Gantz giureranno il prossimo mercoledì 13 maggio. È un governo decisamente originale rispetto al panorama tradizionale israeliano, destra e sinistra si mescolano in maniera imprevista sino a poco tempo fa e in maniera così confusa che ci si confonde anche a spiegarlo: la coalizione di centro «Blue and White», che nelle ultime elezioni è stato il durissimo avversario di Netanyahu, si è spezzata e la frazione di Benny Gantz si è unita al Likud e alla destra religiosa, c’è anche quel pochissimo che rimane del «Labour party», il partito che ha fondato Israele, mentre all’opposizione ci sarà la sinistra di Meretz, l’altra parte di «Blue and White» che non ha seguito Gantz al governo, la destra di Libermann a cui si è aggiunta ieri quella Naftali Bennett, che è Ministro della difesa del governo uscente, uno dei più decisi a favore dell’annessione.

 

Ecco, l’annessione. Questo è diventato ormai il tema principale che divora tutti i discorsi, in Israele e fuori. Gideon Levy, uno dei principali opinionisti di Haaretz, ha firmato un forte commento a favore dell’annessione, con un punto di vista – di sinistra, direi – molto interessante. Guardiamo.

L’annessione è sempre stata presentata come la madre di tutti i disastri, un premio intollerabile per l’occupante e una punizione scandalosa per l’occupato. Ma l’alternativa è ancora peggio, e quindi l’annessione, per Gideon Levy, si sta configurando come l’unica via d’uscita dalla situazione di stallo, l’unico possibile scossone che potrebbe porre fine a uno status quodisperante in cui sono rimasti bloccati israeliani e palestinesi, che non può più condurre da nessuna parte.

L’annessione porrebbe fine alle menzogne, e richiederebbe a tutti di guardare la verità negli occhi. E la verità è che non c’è mai stata l’intenzione di fare altro di diverso dall’occupazione, che ha creato una situazione irreversibile, circa 700.000 coloni che non saranno mai rimossi, e senza la loro rimozione i palestinesi rimarranno con nient’altro che i bantustan, né uno stato né un suo fantoccio. L’annessione obbligherebbe l’Autorità palestinese a smettere di comportarsi come se uno stato libero e sovrano fosse dietro l’angolo, e obbligherebbe la comunità internazionale a confrontarsi con l’idea che una soluzione a due stati non è più l’unica possibile. Certo, il possibile scenario iniziale sarebbe davvero fosco, e non si possono prendere alla leggera dei pericoli reali: gli accordi di Oslo verrebbero annullati, l’Autorità palestinese potrebbe crollare, molto probabilmente esploderebbe un altro spargimento di sangue. Ma il passo dell’annessione darebbe un duro colpo al fragile ma permanente equilibrio attuale. Secondo Gideon Levy, l’annessione è l’ultima speranza: chiunque conosce Israele sa che non c’è alcuna possibilità che una mattina si svegli e di sua spontanea volontà dica che l’occupazione non è piacevole e bisogna finirla; chiunque conosce i palestinesi sa che non sono mai stati così deboli, isolati, frammentati e privi di qualsiasi spirito combattivo; e chiunque sa quanto il mondo sia stanco del conflitto. Non occorre essere marxisti rivoluzionari per vedere l’opportunità latente in questa visione terribile. A lungo termine il prezzo sarà inferiore a quello della situazione esistente. L’annessione, se nessuno intenderà concedere uguali diritti ai palestinesi, mostrerà Israele come uno stato di apartheid. E la maggior parte della comunità internazionale, e un gran numero di israeliani, non rimarrebbe in silenzio.

Intanto mercoledì prossimo, il giorno stesso del giuramento del nuovo governo – guarda caso – in Israele arriverà Mike Pompeo, il Segretario di Stato USA. Il suo primo viaggio da oltre un mese. Preceduto dall’affermazione dell’Ambasciatore USA in Israele, David Friedman, che l’amministrazione Trump potrebbe riconoscere nelle prossime settimane l’annessione di tutti gli insediamenti in Cisgiordania. Secondo il comunicato del Dipartimento di Stato, Pompeo discuterà della risposta dei due paesi alla crisi del coronavirus e i temi regionali d’interesse comune.

E qui arriviamo al punto finale. L’annessione non è la fine del mondo, ma probabilmente un altro tema della riorganizzazione del Medio Oriente, che tra poco sarà messo sul tavolo con la ricostruzione della Siria – e probabilmente i suoi confini.