26 Maggio 2024
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Giuseppe A. Samonà, La frontiera spaesata. Un viaggio nei Balcani, Exorma 2020, pag. 312, €16.00.

Giuseppe A. Samonà ne La frontiera spaesata. Un viaggio nei Balcani, ci porta con sé oltre il nostro confine orientale, partendo da Trieste e attraversando le terre della Slovenia e della Croazia.

Trieste è la prima meraviglia del percorso: “Trieste acchiappa-tutto; Trieste straniera, estranea a qualunque tentativo di accoccolarla da una parte invece che da un’altra, Trieste insofferente a tutto quel che è catena, barriera, ghetto, proprio perché appunto continuamente si è tentato di imporglieli; Trieste dissociata, con un piede nella luce e l’altro nelle tenebre, che poi sono l’amore e l’odio: non troverai nessun’altra città in Europa che possa raccontare in così pochi passi l’esplosivo itinerario dell’occidente”.

Dell’attuale oltre confine recupera la storia complessa e sanguinosa, le molte culture che si sono incrociate e sovrapposte, i drammi legati alla fascistizzazione, al dopo, alle conseguenze dei trattati, all’esodo degli Italiani dall’Istria, alle non trascurabili difficoltà dei rimasti, fino a riflettere sui misti delle generazioni successive, che sono un po’ slavi un po’ italiani.

Un groviglio/garbuglio, una lingua unica che assume le differenze volute dagli accesi nazionalismi -ma solo intrecciandosi e sporcandosi l’un l’altra queste lingue acquistano vita- in una terra dove la presenza dei Romani è dovunque e gli stili architettonici si mescolano, si sovrappongono, si avvicinano in un insieme che acquista magia.

A proposito di Pirano, in Slovenia: “ecco che dopo la secolare gloria veneziana, vedi insieme ad altri puntini Pirano, avamposto dell’Istria, passare dall’Impero, all’Italia, ai Nazisti, agli Alleati, alla Jugoslavia, alla Slovenia, con in mezzo drammatici spostamenti di popolazioni, gli esodi…Com’è possibile che un puntino, tanti puntini sopportino un simile concentrato di Storia? (Com’è possibile che subito dopo, poco più in là, nel cuore della convivenza fra puntini si sia accesa la spirale dell’odio, dello sterminio?)

Per questo sovrapporsi di culture, di architetture  e di Storia è frequente, a Capodistria, a Pola, a Pirano,  a Lubiana, a Zagabria, la sensazione di straniamento, di essere altrove, in un già visto che qui si rinnova comunque. E il passar le frontiere non ti porta in un mondo diverso: “perdendoti lungo il sentiero sbagliato, passi e ripassi senza saperlo da un paese all’altro – e come potresti saperlo? Nessun segnale te lo dice, e tutto sembra rimanere identico – e ti ritrovi, a un improvviso controllo poliziesco, accusato di immigrazione clandestina…in certi punti non sai neanche se hai oltrepassato o meno tanto che penetrando in Croazia a piedi incontrerai probabilmente a un certo punto una baracca con sulla soglia un umano dai molti anni…e ti spiegherà che sei ancora in Slovenia”.

In un procedere narrativo che si affida molto all’emozione che ogni contesto suscita, la sintassi e la punteggiatura talora accompagnano un soliloquio di meraviglia e stupore, in una piena difficile da contenere, trascinante.

Intanto i sentieri diventano pagine di libro, essendo quella una terra carica di letteratura, di scrittori italo-slavi e di nomi di chi vi è passato e l’ha amata, perché la letteratura travalica i confini. Poesia e prosa tornano con i nomi di Stuparich, Slataper, Tomizza, Bettiza, Quarantotti Gambini, solo a citarne alcuni, che hanno saputo dare voce a quel mirabile groviglio di umanità,  drammi, emozioni.

Se uno pensa di trovare soltanto una guida turistica in questo libro di Samonà, erra, perché lui offre di più, in un procedere irrazionale che non tiene conto di spazio nel senso della direzione, e di tempo, perché lo scava  fin dove gli piace.  Di ogni artista, scultore, architetto, musicista, scrittore, ti svela ogni cosa, recupera storia privata e pubblica, con una capacità di fondere tutto in un unico narrare che acquista spesso la leggerezza di poesia: “Accanto a te c’era una ragazza australiana: “ Where is the border? “ chiese. “Frontiera” le rispondesti “è quel verde infinito, e quell’ombra, è nebbia e aria, e mare – è ovunque, anche qui, dove stiamo parlando adesso”.

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.