15 Giugno 2024
Words

Covid tra emozione e filosofia

L’opposto della paura non è la ragione, la logica, la dialettica o il ragionamento. No, l’opposto della paura è la ragionevolezza. Di fronte allo stesso contingente (ci hanno spiegato che la politica oggi si gioca tutta sul contingente, qui e ora, analisi del presente e proposta scaturita dall’analisi che deve valere per il “brevissimo” periodo) destra e sinistra oggi danno due risposte diverse: la destra cerca di incanalare le paure (del contagio, dei migranti, della crisi economica) in politiche afferenti alla sicurezza, alla protezione, all’ordine, quindi tipiche della destra storica; la sinistra risponde a queste paure con la ragionevolezza, del tipo «Si, certo, dobbiamo morire tutti ma non è che questo deve avvenire proprio ora, proprio domani, prendiamola con filosofia».

Da una parte abbiamo il tentativo di rispondere alla “contingenza” con l’enfasi posta sulle paure; dall’altra invece il tentativo (fruttuoso?) di dare argine alle “sfide” della contingenza con una fredda, pacata e timida iniezione di concetti. Insomma la destra è per la materia (l’assenza di filosofia), il corpo, l’emozione; la sinistra è per la filosofia, la riflessione, la speculazione, il timido tentativo, come diceva Spinoza di “non ridere, non piangere, non abbattersi, ma cercare di capire”.

Cosa significa questo per la totalità della politica – se si considera che la suddivisione e partizione destra-sinistra esaurisce lo spettro “orizzontale” della politica. Significa che oggi si sta manifestando una politica incentrata sulla valutazione del pensiero e del suo contrario, del pensiero e dell’emozione, della materia e della forma, del corpo e dell’anima.
Ma che oggetto è una tale politica? L’insieme di una filosofia politica e di una, come vorrebbe il filosofo Roberto Esposito, filosofia del tutto impolitica. La politica dunque diventa filosoficamente la somma di politica e impolitica, aggiunge un elemento in più. Come dice Zagrebelsky l’impolitico è “un atteggiamento di stanchezza”.
Il pensiero più la stanchezza fanno un filosofo che ha terminato il proprio lavoro e che si fa una doccia e va a dormire. Fanno la fine della giornata.
Ecco che oggi l’accentuazione dell’interesse sulla contingenza ci sta conducendo “alla fine della giornata”. Là dove la Nottola di Minerva “spicca il suo volo”: cioè nel momento esatto in cui si alza in volo una nuova filosofia. La aspettiamo.

Questi anni di Covid ci hanno lasciato questa duplice eredità:
1) la nascita di un tempo finalmente filosofico – alla “fine della giornata”;
2) una politica “aggiuntiva” che comprende in sé anche la propria erosione, porosità, dimenticanza.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.