4 Marzo 2024
Sun

William Wall, Il turno di Grace, Nutrimenti Editore 2021, pp. 208, € 17,00. (traduzione di Adele D’Arcangelo)

Un romanzo conturbante, per definirlo con un’unica parola, Il turno di Grace, di William Wall, scrittore che vive tra l’Irlanda e la Liguria. Ci porta dapprima in un’isoletta davanti a Cork, in Irlanda, dove vive isolata dal mondo Jane, la madre, con tre figlie piccole, Grace, Jeannie ed Emily, verso la metà del secolo scorso: “Vivevamo con la mamma. Le barche andavano e venivano, portando cibo e a volte pecore, e ogni tanto ce la cavavamo pescando o cacciando conigli, senza esserne molto capaci”.

Questa scelta è stata imposta dal padre Tom, uno scrittore che trae spunto, con fantasia, dall’esperimento che sta vivendo la sua famiglia allo scopo di esaltare l’importanza e gli aspetti della vita a contatto con gli elementi naturali, in quasi totale autonomia. Lui è poco presente sull’isola.

Un’altra figura maschile invece arriva spesso a gettare l’ancora e si trattiene per diverse notti: è Richard, un poeta.

Le bambine – Grace è la più grande – imparano a cavarsela in ogni situazione, a non aver paura, crescono senza frequentare la scuola, imparano tutto quello che possono dai racconti degli adulti e dalla loro esperienza concreta.

Em è la più piccola, vivace, che deve essere tenuta d’occhio dalle sorelle, a turno, perché non vada ai pericoli, soprattutto attirata da quel che rimane di una torre a strapiombo sul mare. Ed un giorno precipita.

Ruota intorno a questa disgrazia la ricostruzione del passato da parte di Grace e Jeannie, in un crescendo di domande senza risposta, di supposizioni, di segreti e false verità. Con il peso che grava per decenni sulle spalle di Grace, in turno quel giorno per controllare le mosse di Em, tuttavia talmente sconvolta dall’accaduto da non sapere neppure ricostruire gli eventi e doversi fidare di ciò che le hanno riferito gli uomini di casa: “le storie che ci raccontano diventano le nostre storie. Ciò che ricordo e ciò che dimentico possono diventare un tutt’uno, o semplicemente finiscono per dipendere l’uno all’altro”.

Le figura del padre rimane lontana dalle attese delle figlie, soprattutto di Grace; è un uomo mutevole nelle scelte affettive, autoreferenziale, inaffidabile, volto a ricostruire sempre il contesto più adatto su cui far agire i personaggi dei suoi libri.

La presenza di Richard, che con disinvoltura prende il posto di Tom anche nel letto della madre, alimenta fantasie: “Quando lo vedo nudo per la prima volta, all’età di setto o otto anni, non vivo affatto il trauma che i bambini si suppone debbano avvertire. Vedo invece la sua magrezza, il suo pelo, il suo sesso, le sue dita lunghe e gli arti snodati per ciò che sono, nelle loro proporzioni”. E desta il desiderio nelle adolescenti alle prese delle prime tempeste ormonali, con uno spazio sempre più grande nelle fantasie di Jeannie, alla ricerca/possesso della figura paterna.

Altre isole sono scelte da Tom: l’isola di Wight, dove lui si trasferisce con la seconda moglie Maggie, e Procida, dove vive con una nuova compagna giovanissima, ormai settantenne.

Conturbante è il romanzo perché scopre, in un forma di denuncia, rapporti familiari malati, torbidi e nutriti di ipocrisia, dolori e finzioni così laceranti che portano alla pazzia, verità gridate quando ormai il male fisico e psicologico ha segnato intere esistenze.

Wall riesce magicamente a comunicarci la bellezza dei paesaggi, con la voce del mare cha cambia sotto la sferza del vento, quella terribile delle tempeste, le grida degli uccelli, il battere ossessivo della pioggia, la profondità del silenzio, la meraviglia della luce sul mare: “Il mare ribolliva sule rocce, erodendo e ritirandosi, erodendo e ritirandosi, verde brillante, bianco e grigio ferro in superficie, fino all’orizzonte livido e incerto, agitato, rotto, caotico”.

Ed anche il fascino selvaggio della vita primitiva: “Ho visto Jane uccidere una gallina tirandole il collo[ ] lei si avvicina con forza la gallina al petto e cerca il collo con la mano destra e tenendo il cranio nel palmo e girando la mano di scatto con un movimento che risulta del tutto naturale, tira il collo e la uccide”.

La bellezza e la incisività del linguaggio si affiancano al turbamento che lascia la storia.

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.