15 Luglio 2024
Sun

S. A. Cosby, Deserto d’asfalto, Nutrimenti 2021, p. 336, (traduzione N. Manupelli)

Un mezzo è sempre meno di uno. Ed è sempre meno di un fine. Se un mezzo sono i soldi, un fine può essere, per Beauregard, la felicità. O una vita tranquilla; un esistenza piccolo borghese: una moglie, dei figli, un lavoro … Mah! Le cose – nella vita e nei romanzi – non vanno proprio così.

In questo Deserto d’asfalto Shawn A. Cosby porta all’attenzione del pubblico letterario una storia stringente, rapida, vibrante ma anche intricatissima. Nello stesso tempo: confeziona un romanzo godibile e, a tratti, di una velocità e di una intelligenza narrativa lodevoli. Punto di debolezza? Beh: si tratta, se così si può dire, di un romanzo molto americano; gli manca il respiro – ci si rende subito conto che la storia raccontata può avere senso solo negli Stati Uniti (con le problematiche e i punti di forza degli Stati Uniti). Se davvero verrà realizzato un film da questa storia sicuramente non verrà affidato a un regista europeo – a meno di uno stravolgimento operato in sede di sceneggiatura o dellaproduzione di un flop clamoroso.

Ma la storia? Di che storia si tratta? «Perché tutti sapevano che alla fine era sempre una questione di soldi, dolcezza» afferma Cosby a un certo punto: un mezzo (che è sempre un automobile oppure un aereo) diventa – e Cosby sembra saperlo bene – nel capitalismo globalizzato l’unico fine: l’unico punto terminale nel quale finiscono (e iniziano) le storie dei vari personaggi – Beauregard ne è il protagonista indiscusso – e nel quale (e anche: attraverso il quale) terminano le ambizioni di ognuno, la fiera delle capacità dei molti (il tabaccaio, il meccanico, la gioielliera), l’esplosione degli interessi dei più. Ma la storia – come abbiamo detto –  si dipana veloce e in maniera intrigante. Al ritmo – per così dire: della strada e dell’ «asfalto», della corsa e della rin-corsa; del bene e del male che, mai come in questa storia , sono così interconnessi e intricati insieme. Beauregard è un tipo strano: nero di carnagione, fa le gare delle auto con le scommesse e possiede un officina. La sua vita sembra divisa, fin da subito: fra il lecito e l’illecito.

Del resto egli ha una storia poco edificante alle spalle: nel 1991 ha investito con l’auto del padre – personaggio che rimane protagonista di Deserto d’asfalto in virtù della sua assenza o forse nonostante la sua assenza – tre uomini che stavano minacciando il suo genitore. Viene condannato a cinque anni da scontare in un carcere minorile – per omicidio colposo. Certo, Beauregard (che vive in funzione del «fantasma» del padre – sparito nel nulla lasciando la famiglia senza dare più sue notizie) vuole da un lato condurre un’esistenza serena ma dall’altro: «Stringeva il volante come se fosse un salvagente, sentiva le vibrazioni del motore che si irradiavano attraverso il volante fino alle sue braccia. Il suo cuore batteva regolare. Immaginò che non stesse facendo più di settanta battiti al minuto. Era questo il suo posto. Era qui che eccelleva.

Alcuni dovrebbero battere i tasti di un piano o strimpellare le corde di una chitarra. Il suo strumento era l’auto e lui suonava una sinfonia. Un’ondata di gelo lo invase, partendo dallo stomaco e diffondendosi fino agli arti. Sapeva che non importava cosa sarebbe accaduto, ma lui non si sarebbe mai sentito più vivo, più presente di come si sentiva in quel momento. C’era del vero in questo pensiero e anche tristezza». Peccato che Beauregard non stia – in questo momento – facendo una passeggiata con i figli (Ariel, Javon e Darrel) o con la moglie Kia ma invece un «colpo» (nel corso del libro ne saranno descritti tre: rispettivamente dedicati a cavalli, diamanti e platino) con Ronnie Seasson, suo fratello Reggie e lo strano Quan. Kelvin è il cugino-amico di Beauregard – lavorante nell’officina dell’uomo che fa la concorrenza (nel suo piccolo) alla Precision – che si mangia tutto il lavoro della zona. Bello questo dialogo tra Kelvin e Beauregard nel quale le contraddizioni che lacerano il cuore del meccanico-pilota nero vengono fuori intensamente. «”E’ una bella sensazione, vero? Prepararsi per un colpo”, disse Kelvin. “No” mentì Beauregard.Era molto più che una bella sensazione. Era come se fosse la sola cosa giusta. Come se avesse trovato un paio di vecchie scarpe comode che credeva perse per sempre.

Dentro di sé, sapeva che era un problema, che non avrebbe dovuto sentirsi bene, che non avrebbe dovuto sembrargli giusto. L’elenco delle cose che avrebbero dovuto darli gioia sarebbe dovuto iniziare con sua moglie e i figli e finire con qualcosa di piacevole come una battuta di pesca organizzata con gli amici o andare a vedere una gara d’auto legale. Ma ciò che è e ciò che dovrebbe essere raramente combaciano ».

Ma Cosby – bravissimo in questo romanzo – non è un filosofo; e non è molto dotato nelle descrizioni: più che altro il suo talento si manifesta e si esercita nelle scene d’azione e nell’impianto (davvero eccezionale) di questo piccolo libro nel quale si mettono in scena (a partire dal protagonista) personaggi contraddittori e sofferti alle prese con un mezzo. Quindi non con qualcosa di intero ma con qualcosa che serve a pagare la casa di cura nella quale riposa la vecchia madre (o meglio non la casa di cura ma una bega con l’assicurazione sanitaria), le bollette dell’officina e della casa, l’università per Ariel – la prima figlia avuta con un’altra donna.

«Ma questo non era un colpo normale, no? La sua disperazione e l’avidità di Ronnie li avevano portati dritti in un nido di vespe. Eppure, nonostante la scarsa preparazione che lo allarmava, a tutte le vicissitudini che aveva vissuto da quando avevano rapinato la gioielleria, voleva uscirne vivo. Lazy aveva commesso lo stesso errore che molti altri avevano commesso con lui. Gente come sua madre. O i tizi della Precision. O quelli della banca. O la famiglia della madre di Ariel. A volte persino sua moglie. Lo sottovalutavano tutti».

Rocambolescamente – e sfruttando la sua formidabile abilità di guidatore-pilota – Beauregard rapina una gioielleria, si fa scoprire da Lazy – il vero proprietario -, compie un lavoretto con il platino e si fa sfuggire il furgone nel quale questo era contenuto, arriva tardi dopo che il figlio dodicenne Javon ha sparato agli uomini di Lazy che lo andavano a cercare in casa, assiste all’ospedale il figlio Darren ferito nella colluttazione … Una girandola di azioni e situazioni, sempre fermo restando che: «“Saremo sempre dei pezzenti, Ronnie. Questa cosa i soldi non possono cambiarla”, disse. Ronnie aprì la bocca per ribattere, ma non gli venne in mente nulla. La verità aveva uno strano modo di mettere fine a una discussione».

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.