3 Marzo 2024
Words

Un gran bel 3 stelle

I fatti.

La Repubblica di mercoledì 22 giugno del 2022 ha titolato, a tutta pagina: “Polvere di 5 Stelle”. Non è chiaro, però, se questa polvere si debba, a questo punto, riferire a quello che rimane di tale Movimento politico dopo la disfatta delle amministrative del 12 giugno (nelle quali il M5S ha riportato un risultato oscillante tra il 2% e il 4%) oppure a quello che sta andando a costruire Luigi Di Maio, e per conseguenza: a tutto ciò che andrà a creare il nuovo gruppo, “Insieme per il futuro”, rispetto al possibile consenso elettorale del M5S alle prossime politiche. Insomma “polvere” sì, ma, come dice Francesco Bei nel suo editoriale – sempre su Repubblica – polvere che «non è sulla tavola degli elementi». L’attuale Ministro degli Esteri, con un gruppo abbastanza nutrito di deputati e senatori, ha fondato un’altra realtà politica: la più grave scissione della storia Repubblicana, ha detto qualcuno.

Il M5S, che aveva vinto le elezioni del 2018 portando a casa 339 parlamentari (la cui metà fa 169,5), adesso ne ha mantenuti solo 165. Polvere e spirito da autentico visionario, quale è stato Gianroberto Casaleggio, per “Un gran bel tre stelle/ A due passi dalla statale/ Puoi venirci per dormire/ o riposare/ Le cameriere sono tutte belle/ E sul cuscino mettono/ le caramelle/ in questo gran bel tre stelle/ Tre stelle” cantava Francesco De Gregori nella canzone omonima, contenuta in un disco bello e crudele che si chiamava Calypsos. Il M5S ridotto, oggi, a “Un gran bel tre stelle” rappresenta la parabola bella e crudele di un movimento nato, come si diceva da parte della critica agli inizi: per protesta ma senza proposta.
Dunque oggi la protesta è finita?

 

Le opinioni.

Polvere, si diceva. Anche le opinioni (che rintracciano o tendono a rintracciare le motivazioni di Luigi Di Maio) sono polvere oltre che povere. Giuseppe Conte avrebbe dato una sterzata critica oltre che criptica verso la North Atlantic Treaty Organization (meglio conosciuta come NATO) mentre Di Maio sarebbe atlantista e fedele al dettato del governo Draghi. Il limite del doppio mandato è un’altra delle possibili motivazioni: ma qui la situazione si ingarbuglia. Il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio contemplerebbe – è vero – questo limite di non più rieleggibilità ma si prevedrebbero delle deroghe (una era stata ventilata anche a favore dello stesso Di Maio il quale si sarebbe potuto vedere, così, candidato in una lista intermente voluta da Giuseppe Conte): no, qui la situazione è ingarbugliata … «Polvere» e «motivazioni» anche personali: una linea fortemente critica (da parte di Di Maio) rispetto all’operato di Giuseppe Conte da quando quest’ultimo ha preso in mano il Movimento.

 

Conclusione.

Tra fatti e opinioni e tanta polvere – che, come cantava Enrico Ruggeri nel 1983 (nella canzone che dà anche il titolo all’album omonimo)   crea «Gran confusione, un grigio salone,/ in quale direzione io caccerò la / polvere dai miei pensieri? E quanti misteri/ coi pochi poteri che la mia condizione mi dà» – di questo “Gran bel tre stelle” (insomma, diciamo che due se ne sono andate) resta o meglio restano alcune considerazioni da fare.

1) Un intero patrimonio politico di consensi dilapidato.

2) Un Movimento che pur criticando il fenomeno del “populismo” (il quale, detto fra parentesi, non è solo di destra) è figlio di quello che, quasi incidentalmente, Marco Revelli definisce il “Populismo 3.0”. Sempre nel volume Turbopopulismo. La rivolta dei margini e le nuove sfide demografiche (Solferino, 2019), a proposito della polvere, lo stesso Revelli dice: «Mi vengono in mente le pagine che un grande testimone del suo tempo, Ernst Bloch, scrisse nella prima metà degli anni Trenta, a proposito della Germania: “L’epoca è in putrefazione, e al tempo stesso ha le doglie” diceva per rappresentare il carattere, appunto “sospeso” nel vuoto tra il non più e il non ancora della vita politica e sociale di allora che era non dimentichiamolo, quella degli ultimi anni della Repubblica di Weimar, e del travolgente avvento di Hitler al potere. E poi nel capitolo intitolato Polvere parlava di “quelli che non ce la fanno”; “dell’uomo pieno di amarezza [che] resta indietro sanguinante e oscuro”. Vittima e insieme carnefice di sé e degli altri “Danno dei colpi attorno a sé, soprattutto verso il basso, dove rischiano di sprofondare”. Gli sembravano “vitelli che scelgono da sé il proprio macellaio, se l’odore di molti di essi non fosse appunto quello dei macellai”».

3) L’attuale crisi del M5S – si pone adesso la questione – è dovuta alla sua inesperienza e insipienza politica oppure a un radicale mutamento di contesto (rispetto al 2018 abbiamo attraversato la pandemia, la guerra, una notevole impasse economica, tra le altre cose) che il Movimento non ha più saputo interpretare?

4) Questo nuovo “gruppo” di Di Maio dice di volersi rivolgere al Centro, ma per fare che? Di nuovo Ruggeri cantava: «Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi/ e forse è già tardi per togliere la/povere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi/ coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà»: non solo la tua, Enrico, pure la nostra condizione ci da pochi “vantaggi” al momento attuale. Confusione, polvere, caramelle (da sconosciuti?), geni visionari che non ci sono più, la politica ridotta a programma e non più a progetto – come diceva anni fa Umberto Galimberti … E Kierkegaard (anche se si firmava Johannes Climacus).

Polvere (finemente suddivisa) vale come briciole. Magari Briciole filosofiche cioè una filosofia in briciole (testo del 1844 edito. A cura di Salvatore Spera, da Queriniana nel 2001). Scrive Søren Kierkegaard: «Se la verità può essere insegnata, bisogna presupporre che non esiste e quindi se deve essere insegnata, bisogna cercarla». Noi, che stiamo vivendo in un’epoca che «è in putrefazione, e al tempo stesso ha le doglie», dobbiamo renderci conto che anche quella che Maurizio Ferraris nel 2017 chiamava Postverità e altri enigmi è stata superata. Del resto Donald Trump non è più Presidente degli Stati Uniti. Oggi viviamo in un’epoca di contraddizioni contrassegnata fondamentalmente, dal punto di vista politico, dalla confusione, dalla contusione, dalla conduzione degli affari pubblici affidata a una genia di uomini e di donne individuati sempre come i “responsabili” anche del nostro mal di stomaco o di testa. Cosa occorre cercare, dunque, all’interno di questa scissione di Di Maio?

Quale sarà il futuro del M5S. Quale sarà il futuro di questo nuovo gruppo politico, che si chiama, appunto: Insieme per il futuro. Quale sarà l’assetto politico con il quale e attraverso il quale si andrà alle prossime elezioni del 2023.

Al momento quello che possiamo dire è duplice: da una parte la “verità” (o quello che ne resta) da cercare si trova posizionata all’interno della politica ufficiale e dall’altra no. Aver pensato di impostare delle scelte politiche sulla base degli umori dell’elettorato ha condotto a delle scelte politiche sempre meno politiche. Manca una visione, un progetto, come cantava Roberto Vecchioni in Canzone per Laura (dall’album Ipertensione del 1975) «Era una guerra un po’ del cavolo/ mancava un senso, un apriscatole, un’idea/ Eppure tutti comandavano/ a che cosa non si sa».

In questi nostri giorni nei quali stiamo vivendo, appunto, “una guerra un po’ del cavolo”; abbiamo davanti a noi tanta polvere; il problema è che ci manca un apriscatole.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.