16 Luglio 2024
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RAPPORTO AMBIENTE SPNA

SPNA (Sistema Nazionale per la Promozione Ambientale), con il consueto Rapporto sui dati ambientali del nostro Paese, ci sommerge di numeri e informazioni di grande interesse per gli addetti ai lavori, ma forse dovrebbe e potrebbe parlare anche ai cittadini “preoccupati” sempre di più delle criticità ambientali. L’informazione viene infatti considerata la “seconda” leva per importanza, per risolvere i problemi ambientali, e spesso l’opinione pubblica considera la tutela dell’ambiente fra le principali necessità della vita quotidiana. ISPRA e le Agenzie (regionali e provinciali) sono i principali produttori e detentori dei dati e della conoscenza ambientale. Bene, dunque, fare informazione e comunicazione. Giunto alla sua quarta edizione, il Rapporto sull’Ambiente mantiene la struttura del consueto documento utilizzato per le versioni precedenti, con una chiave di lettura in linea con le politiche ambientali in essere.

Il quadro che emerge è quello di un Paese dove cresce la produzione di energia da fonti rinnovabili, che raggiunge buoni livelli di raccolta differenziata dei rifiuti e diminuisce lo smaltimento in discarica. Continua anche se lentamente il miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto del particolato PM2,5. Meno bene la situazione delle emissioni di gas serra, la produzione di rifiuti speciali e il consumo di suolo. Stabile la situazione dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

Iniziando dalle buone notizie si evince che, dall’analisi del trend 2004-2020, l’uso delle energie rinnovabili è aumentato e la quota è quasi triplicata nel periodo considerato: dal 6,3% del 2004 si è passati al 20,4% nel 2020 con un valore superiore all’obiettivo del 17% assegnato all’Italia. Si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2022 con l’aumento di un punto percentuale a livello nazionale rispetto al 2021; che raggiunge così il 65%. Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia pari al 38,3% del totale, al secondo posto carta e cartone (19,3% del totale), e il vetro con (12,3% del totale). Significativa la discesa che si registra nella quantità di rifiuti smaltiti in discarica. Dal 63,1% del 2002 si è passati al 17,8% del 2022. Il numero delle discariche operative è pari a 117 impianti: Nord 50, Centro 25 e Sud 42 impianti. Anche se è necessario imprimere un’accelerazione nel miglioramento del sistema di gestione per consentire il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla normativa europea: 10% entro il 2035. Risultati comunque positivi, frutto di norme stringenti e obiettivi ambiziosi, ma anche di innovazione tecnologica e gestionale, come la qualità degli impianti. La positività di questi risultati è frutto, anche, di maggiore regolazione e politiche industriali forti di questi ultimi decenni in vari settori come la riorganizzazione del comparto dei rifiuti, gli incentivi per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che risultati ambientali si ottengono con più “industria” altamente tecnologica, e non con meno.

I dati negativi principali riguardano il clima (le temperature sono in costante aumento), l’impatto ancora troppo alto dell’inquinamento atmosferico – ossidi di azoto, polveri sottili e ozono – nelle aree urbane con sfondamenti dei limiti sopra i valori consentiti, il consumo di suolo e il rischio idrogeologico. Procede inarrestabile la sua corsa, sopratutto nelle aree urbane, il consumo di suolo, facendo registrare nel periodo 2006-2022 un aumento di oltre 120.000 ettari. Solo nell’ultimo anno in media oltre 21 ettari al giorno. Un incremento che ci allontana ancora di più dall’obiettivo di azzeramento del consumo netto di suolo, mostrando una preoccupante inversione di tendenza dopo i segnali di rallentamento registrati nel 2020. Le conseguenze sono molteplici: perdita di biodiversità e servizi ecosistemici, rischi idrogeologici. Fenomeni alluvionali e frane continuano a crescere, indicando il rischio idrogeologico come l’altro grande problema ambientale, accanto all’inquinamento atmosferico.

Un quadro di luci e ombre quello descritto da SNPA, con molti risultati ottenuti in questi anni, e obiettivi raggiunti. Ma ancora elementi di criticità che devono essere oggetto di più efficaci politiche pubbliche, nazionali e locali, alle quali devono seguire azioni concrete per garantirci davvero un futuro migliore e più sostenibile.

[gentilmente concesso da Huffington Post Italia]