4 Marzo 2024
Words

Giochi di risultati elettorali

Che cos’è la democrazia liberale? Secondo Francis Fukuyama, in essa tutti possono dire la loro, pure quelli del M5S…

Nel suo libro Il liberalismo e i suoi oppositori il politologo nippo-americano afferma che democrazia liberale è quella forma politica che mette al centro l’autonomia e l’indipendenza (le quali due concettualità sono portatrici di diritti e dignità dell’uomo) nel complesso multicentrico e esponenzialmente variegato di quella che solitamente (senza sapere nemmeno per un istante cosa intendiamo) chiamiamo “democrazia”.

Cosa è successo, dunque, con questi risultati elettorali? Giorgia Meloni ha la maggioranza, per poter governare, sia alla Camera sia al Senato. Sarà democratica? Sarà liberale? E non finisce mica qui… – come diceva Corrado alla Corrida! Infatti il suddetto M5S non solo “tiene”, ma va molto bene al Sud.

E il cosiddetto centro-destra? Se ne son perse le tracce. Derrida lo avrebbe tracciato. Infatti se è vero come è vero che la Meloni e i suoi fratelli hanno vinto le elezioni, ne abbiamo che: Forza Italia è politicamente inservibile e la Lega è ridotta al lumicino. Così, nessuno sa cosa possa uscirne fuori. Dal Papetee alle «Patate», tanto che Giuseppe Conte si è preso il voto del cosiddetto proletariato, abbagliato dal suo  “reddito di cittadinanza”, mentre il signor Enrico Letta si attesta (’ar Testaccio) come quello che va a votare e poi va a messa.

Ma torniamo a Fukuyama: il liberalismo è quella dottrina politica (come scrivono i docenti di dottrine politiche) che nasce da John Locke (e dal suo magistero) e che in sostanza propone di limitare i poteri dei governi attraverso leggi e costituzioni. Chi, dopo che Sergio Mattarella avrà dato l’incarico, sarà in grado di limitare il potere del governo-Meloni con leggi e Costituzioni? Forse l’ANPI. Nessuno al mondo lo sa.

Al momento, nello scacchiere internazionale, ci sono movimenti, idee e leader conservatori, se non propriamente retrivi e irrazionali. Del resto la UE tiene, e lo si è visto anche recentemente. E la guerra Russia-Ucraina, del pari, non ha intaccato affatto gli equilibri della NATO. La Cina, dal canto suo, è impegnata in una difficile transizione tra una economia di mercato (che la vede primeggiare nel mondo, dopo gli USA) e un sistema politico comunista, con qualche problema di tenuta sulla questione Taiwan.

Per il dopo-voto italiano: il «liberalismo» è stato, almeno dal 1994 in poi, fatto proprio dal partito-azienda di Forza Italia. Ma adesso questo risultato elettorale ci dice almeno due cose: 1) la famosa «terza via» di Giddens non va più bene, le socialdemocrazie sono esplose; 2) uscire dalla UE non sempre porta male.

Facciamo dunque due conti. Giorgia Meloni governerà ma non potrà cambiare la Costituzione (i numeri sono numeri) e quindi il “presidenzialismo” in Italia non si farà. Enrico Letta forse lascerà il PD. Renzi e Calenda si situeranno all’opposizione. Ma tutto ciò ci dice molto poco. Qui ci vuole il colpo di genio!

Il liberalismo è l’esatto contraltare del socialismo. Il liberalismo oggi:  non è più Forza Italia, ma una pletora di piccoli partiti che stanno tentando di riorganizzarsi al grido «La vera destra siamo noi».

E la Meloni? 

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.