20 Giugno 2024
Culture Club

L’amore ai tempi del metaverso

Zygmunt Bauman ha scritto, nel suo volume Amore liquido (Sulla fragilità dei legami affettivi, 2006): «La prima cosa che gli azionisti seri (attenzione: gli azionisti si limitano a detenere azioni, e come tutte le cose che si detengono, ce ne si può disfare) fanno ogni mattina è aprire il giornale e consultare il listino azionario per scoprire se è tempo o meno di vendere. La medesima cosa accade con l’altro tipo di azione: le relazioni sentimentali». Jovanotti, nel 2005, all’interno dell’album Buon sangue ha inserito una canzone che si chiama Mi fido di te, evidentemente, se «mi fido di te», ti chiedo: «cosa sei disposto a perdere?». Invece Massimo Recalcati, nel suo volume Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa(Raffaello Cortina, Milano, 2014) scrive: «Tutto sembra consumarsi più rapidamente, senza ostacoli e censure morali»: l’amore si presenta dunque come innestato in una retromarcia che scarta tra pre-moderno e moderno, lungo il perimetro del post-moderno oramai oltrepassato da Maurizio Ferraris. Cos’è il pre-moderno? Questo è chiaro e lo sanno tutti: l’Universo Piccolo Borghese nel quale «ogni lasciata è persa» e dentro al quale si consuma la partita – non tra Francesco Totti e Ilary Blasi – ma tra Abramo e Sigmund Freud. Abramo, da una parte, ha in mano il bastone dell’interdetto; Freud fa scivolare l’interdetto nella piena esplicazione della sessualità. Ma tra questi due punti di sutura ne emerge una doppia configurazione scenica: il Buon Borghese da una parte e il Marchese De Sade (dall’altra) filtrato da Pier Paolo Pasolini che ne ha fatto carne da macello nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Cos’è, allora, il moderno? È qui che Recalcati – in un volume pieno di «casi clinici» e di speculazioni addirittura «allegoriche» – inverte la direzione di marcia: il moderno è la retta che passa tra due parallele. Recalcati si chiede (sforando e sfidando moderno e post-moderno): che cosa accade agli amori che vengono traditi? Cosa accade quando il patto di fiducia è rotto? Cosa accade quando scende la notte in cui tutte le vacche (sacre o meno sacre) sono nere e ci si rivolge al Potere (di casta, il Duca, secondo l’ottica del «Divin Marchese») per riconoscere nuovi «fottitori»?

Quando uno dei due tradisce in genere, l’Altro dice: «Non è più come prima». E questo è il moderno. Ma poi arrivarono Lyotard, Gianni Vattimo, Nancy, e altri associati e dichiararono che, partendo dal Quebec (regione a maggioranza francofona del Canada) , la «condizione» è, adesso, post-moderna; per Ferraris ciò ha voluto dire rinnegare Derrida e abbracciare Cartesio. Per Recalcati, invece, in questo libro ha voluto dire, una volta effettuati lo scarto, la rimonta e la messa «in piega», chiedersi: «Cosa accade agli amori investiti dal trauma del tradimento e dell’abbandono?». Per noi, che, a questo punto, ci pregiamo di aggiornare Recalcati otto anni dopo l’uscita di questo libro, equivale a chiederci: «che ne è dell’amore e del tradimento nel Metaverso»? In quali casi è possibile il perdono? E poi: che si perdona a fare, se tradimento c’è stato? È chiaro che la psicoanalisi vede «legami» nei quali il desiderio del godimento coincide col godimento del corpo. Ma di corpi – l’abominio – in esposizione ne abbiamo visti abbastanza. Facebook, Twitter, soprattutto Tik Tok, Instagram…

Ma torniamo a Recalcati che, con un colpo solo, fa fuori moderno e pre-moderno e «presume» di sapersi fare interprete del nostro tempo attraverso categorie Nuovo Realistiche. La prova più dura, alla quale sono portati gli innamorati è il perdono. Non è più come prima, va bene: ma non basta «saper cantare», ci vuole pure «un fisico bestiale». «Nessun amore, nemmeno quello che vive nella promessa del “per sempre”, è al riparo dal rischio della fine, poiché ogni amore umano implica sempre l’esposizione assoluta all’Altro che non esclude mai la possibilità del suo ritiro e della sua scomparsa». Il filosofo e psicoanalista di Milano utilizza due «figure»: l’Altro e il Nuovo. All’inizio c’è la dopamina, un neurotrasmettitore che veicola le informazioni fra i neuroni attraverso le sinapsi, alla fine c’è il tradimento con l’Altro e il Nuovo «percorso» (dovuto o meno al «perdono») che si intraprende non per dimenticare («Per non dimenticare») ma per rinnovarsi, riadattarsi; respingere l’ira e la gelosia, sconfiggere i Demoni dell’odio e della crudeltà. Massimo Recalcati scrive: «Nell’incontro amoroso le zone cerebrali finalizzate al giudizio e all’analisi critica vengono assorbite in un incremento di dopamina». Il post-moderno ha «realizzato» la «de-realizzazione» (un uomo e una donna, sul divano, con due i Phone). Il Buon Borghese è diventato Flavio Briatore. Nel libro di Recalcati si respira aria di Altro e di Nuovo. Non è più come prima, certamente.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.