12 Aprile 2024
Culture Club

Il grande Skolimowski agli Oscar

C’è un regista che non ha avuto il successo che avrebbe meritato. Si chiama Jerzy Skolimowski, è polacco, ed è un grande regista. Almeno quattro suoi film sono dei piccoli capolavori: Il vergine (con Jean-Pierre Léaud, 1967), L’australiano (con Alan Bates e Jophn Hurt., 1978), Moonlighting (con Jeremy Irons, 1982), La nave faro (con Robert Duvall e Klaus-Maria Brandauer, 1985).
Adesso, all’età di 84 anni, è candidato agli Oscar con il suo ultimo lavoro EO, che ha vinto il gran  premio della giuria a Cannes e un posto appena assicurato tra i 15 titoli della shortlist per le nomination agli Oscar tra i film internazionali (è il candidato della Polonia), è in sala distribuito dal 22 dicembre da Arthouse, label di I Wonder Pictures. EO è un film poetico, un road movie amaro sul mondo che ci circonda e sulle difficili relazioni sociali e anche un lavoro animalista, Il protagonista è un asino di nome Baltazar, che inizia in un circo polacco e finisce in un mattatoio italiano. Primo lungometraggio in sette anni, l’autore polacco torna al cinema con un adattamento contemporaneo di Au Hasard Balthazar di Robert Bresson, in cui la vita di un bravo e semplice asino e’ una sorta di cartina tornasole per testare gentilezza e umanità. Skolimowski, 84 anni, conserva la figura dell’asino, qui chiamato Eo che passa di proprietario in proprietario, “sperimentando gioia e dolore, e sentendo le ruote del destino schiacciare la sua innocenza”.

Ambientato in Polonia e in Italia ai giorni nostri, il film ha nel cast Sandra Drzymalska, Lorenzo Zurzolo e anche Isabelle Huppert nel ruolo de “La Contessa”. EO è co-sceneggiato da Skolimowski con Ewa Piaskowska, già sceneggiatrice del suo Essential Killing, premiato a Venezia 2010. Il film è prodotto anche dall’italiana Alien Films. Il grande produttore britannico Jeremy Thomas, che lavorò a L’Australiano (The Shout, 1978) con Skolimowski all’inizio della sua carriera, è produttore esecutivo.
“Mai una mia opera è andata così bene nel mondo” ha detto il regista di quella che è una favola sull’innocenza. Ad
interpreare Baltazar sono sei asini sardi (“non avremmo potuto usarne solo uno”) di cui ricorda amorevole i nomi. Non secondario per il regista il messaggio animalista dell’opera: “Io stesso ho ridotto il consumo di carne dell’80 per cento – ha raccontato a luglio al XX Ischia Global Film & Music fest- mi auguro che il film possa contribuire alla battaglia contro la crudeltà verso gli animali, non dobbiamo trattarli come oggetti ma esseri viventi, sono nostri fratelli”.

Recentemente Skolimowski è tornato a lavorare con il suo vecchissimo amico Roman Polanski per la sceneggiatura di The Palace. “Avevo scritto con lui il suo primo film, Il coltello nell’acqua (candidato agli Oscar del 1964, ndr), erano i tempi della scuola di cinema. L’anno scorso all’improvviso mi ha chiamato dicendo che aveva bisogno di me perché non riusciva a scrivere con altri. Gli ho chiesto: Roman ma sei disperato? Lui mi ha risposto che l’argomento gli ricordava tanto il nostro primo lavoro, gli serviva uno humor dark, surreale. E allora con mia moglie Ewa Piaskowska, con la quale collaboro sempre, siamo andati nello chalet di Gstaad, in Svizzera dove c’è il
bellissimo hotel The Palace. La storia è ambientata alla vigilia del Capodanno del 2000, abbiamo creato tanti personaggi, c’è un confronto tra l’élite e la classe lavoratrice, tra chi pensa che il nuovo millennio porterà catastrofi tecnologiche oppure solo cose positive, dal punto di vista delle malattie, o mai più le guerre. In questi due casi sbagliandosi! Abbiamo lavorato molto bene. Le riprese si sono concluse con John Cleese, Mickey Rourke e altri nel cast”.