4 Marzo 2024
Culture Club

L’orto di Nietzsche

Dio è morto. Ma c’è ancora speranza. Stento a crederci, eppure l’ho visto con i miei occhi. Non era certo Dio, ma forse qualcosa di più esaltante. Sono capitato nella provincia più periferica, dove gli ulivi fanno ancora l’olio buono, le mamme imbiancano lentamente senza farsi il colore ai capelli, e alcune giovani hanno gettato alle ortiche i loro rispettivi lavori temporanei per dedicarsi a una piccola comunità: un circolo Arci. Fin qui niente di nuovo. Eppure la novità, che ha fatto interessare al tema pure l’Arci nazionale (che probabilmente farà di questo progetto di filosofia al circolo una delle buone pratiche), mette in scena le chiacchiere su Dio che è morto, non proprio nel senso indicato da Francesco Guccini nella sua famosa canzone, ma nell’idea del filosofo Friedrich Nietzsche. Che cosa c’entra il filosofo della crisi della modernità con il tresette e la briscola? È qui che viene il bello. C’entra perché qua si è cominciato a fare filosofia tra una “bicicletta” (cocktail proletario ispirato allo spritz) e una partita di Champions League, tra una sfida a biliardino e un’ammazza-caffè.

Sembra impossibile ma è vero. Ogni martedì dopocena, circa quaranta persone si infilano di nuovo le scarpe, indossano un giacchetto, escono di casa e si dirigono qui per ascoltare e parlare di filosofia.

Non è certo semplice, per un gruppo composto per la quasi totalità da donne, gestire una ex Casa del Popolo dove i vecchietti avrebbero ancora velleità “amorose”, raccontano barzellette sconce e bestemmiano come gorilla; dove i ragazzini si appartano per fumare le canne; dove queste ragazze riescono a fatica a tirar fuori qualche centinaio di euro a testa per campare con un’attività che le impegna molte ore al giorno. Tuttavia ciò è solo una piccola parte de L’Ortaccio di Vicopisano, dove dietro al bancone troneggia un disegno di Sergio Staino, in cui Bobo offre un bel mazzo di rose alle ragazze del circolo. Perché se non c’è serenità economica almeno si spera nella gentilezza e nell’allegria. E da qualche tempo anche nel dibattito filosofico.

È qui che lo scorso martedì, armato di buone intenzioni e qualche sigaretta nel taschino della camicia, mi sono diretto a una quarantina di chilometri da Firenze, proprio a Vicopisano, dove il Comune ha restaurato le preziose mura medievali. Qui c’è la Rocca del Brunelleschi, il genio che costruì la cupola fiorentina, quella cupola che ancora oggi intriga turisti di tutto il mondo. L’architetto dei Medici fu inviato a metà strada tra Firenze e Pisa per costruire una fortezza che avrebbe dovuto togliere a Pisa e ai suoi protettori milanesi la possibilità di muovere verso la capitale del Rinascimento. In questo borgo vivono anche gli zii di Matteo Renzi che gestiscono un frantoio e producono una serie di prodotti biologici molto buoni. E qui gira voce che lo zio del premier sostenga che l’unico intelligente della famiglia è lui, altro che il nipote…

 

Ebbene, in questo borgo così ricco di architetture di pregio, al circolo L’Ortaccio le pazze ragazze che lo gestiscono si sono inventate il Philosophical Trekking, un ciclo di incontri su temi filosofici e su famosi filosofi. Così, stasera mi trovo seduto sul cuscino di una tribuna di cemento, nella cosiddetta sala cinema, insieme ad altre trenta persone. Davanti a me c’è il professor Giuliano Campioni, esegeta di Nietzsche e massimo esperto internazionale del filosofo tedesco che la sorella Elizabeth, falsificando i diari, aveva asservito al nazionalsocialismo. Campioni è seduto su una di quelle sedie di plastica dei barettini estivi che mescono desideri e sogni sotto forma di cocktail alcolici, una stupida sedia di plastica bianca. Tiene dei fogli in mano, dove legge citazioni, nomi, storie del filosofo del Superuomo. Ma dalle parole di Campioni si capisce benissimo che Nietzsche era tutt’altro che antisemita, tutt’altro che germanico, tutt’altro che ariano. Era piuttosto un ribelle che amava la Francia e gli scrittori francesi e russi e che scriveva: “Nulla è più lontano da me dell’eroico. Alla malattia devo la mia filosofia”.

E qui c’è Silvia con il suo cane che passeggia tranquillo accanto alle gambe del professore, e va a cercarsi le carezze dagli uditori della prima fila. Lei fa la parrucchiera e il martedì non rinuncia a venire al Philosophical Trekking, “perché non ho avuto tempo e voglia di studiare quando dovevo, ma adesso mi rendo conto che la filosofia mi piace e sembra che mi aiuti a ragionare meglio”.

C’è Valerio, laureato in filosofia e attualmente gestore di un canile, che si appassiona e pende dalle labbra di Campioni, come fosse un maestro che disvela, nel labirinto delle idee, un sentiero per arrivare davvero all’osso, alla sostanza delle cose.

C’è Federica, ingegnere informatico, che il martedì molla il fidanzato a casa e corre qui “a pulirsi i microcircuiti elettrici con un po’ di libera discussione, svincolata dalle formule matematiche”.

Campioni spiega, senza enfasi e senza ripetere la solita tiritera dei manuali scolastici, i motivi dell’importanza del lavoro su Nietzsche svolto da due italiani, Giorgio Colli e Mazzino Montinari, e il pregio assoluto della loro edizione critica che ha rimesso il filosofo coi baffi al posto che gli spetta. Perché su questo libero pensatore la falsificazione operata dagli eredi e da alcuni curatori dell’archivio che fu creato dopo la sua morte, durante il Nazismo, è stata vergognosa. Per esempio il libro La volontà di potenza è stato dimostrato, da Montinari prima e da Campioni poi che fu un abuso della sorella del filosofo e di Peter Gast, che assemblarono in modo malevolo e cronologicamente errato alcuni aforismi di Nietzsche, sottomettendoli a un titolo che lo stesso filosofo aveva scartato.

Dopo oltre due ore di lezione e discussione si scendono le scale, chi facendo i complimenti al professore, chi lamentandosi per troppa densità di ragionamento. E alla fine tutti si accalcano al bar del circolo, chi per un caffè, chi per una birra o per una vodka e continuano a discutere se Nietzsche fosse davvero un bravo filosofo, perché al Nazismo faceva comodo averlo dalla sua parte, perché la sorella abbia infangato la sua memoria. E tutti quanti ne parlano con trasporto e calore, come si fa di solito nei circoli, quando si parla di calcio. Solo che stasera si parlava di filosofia. E da queste parti se ne continuerà a parlare nei prossimi mesi con un altro importante filosofo, Alfonso Maurizio Iacono, che farà quattro lezioni su Karl Marx, e poi con altri come Fabio Bentivoglio. Parleranno del Simposio di Platone, della tema della famiglia in Kant, e infine di Freud.

Esco dal circolo imbambolato e pieno di suggestioni, idee, flash mentali. E per una sera. Per una sera soltanto. Dio non è morto. Almeno all’Ortaccio. Alla periferia dell’impero dei media, alla periferia dei futili discorsi politici. A Vicopisano. Dove si bestemmia quasi tutto, tranne la filosofia.